Home / Cultura / Tradizioni / Feste e Tradizioni / San Marco 25 aprile

San Marco 25 aprile

Domenico Meo[1]  

Agnone La Chiesa Madre di San Marco
Agnone – La Chiesa Madre di San Marco

 La festa di San Marco viene celebrata nella chiesa omonima[2].  Remo Sammartino, nella sua opera sulla Chiesa Madre, afferma che «per la introduzione del culto di San Marco in Agnone e la presenza del classico leone alato quale motivo ornamentale in più case antiche dell’abitato, corrono due versioni: l’una tende ad affermare che il culto dell’Evangelista, per così dire, veneto e il surricordato motivo architettonico ricorrente sarebbero stati introdotti da profughi veneti (od anche dalmati) fuggiaschi ai tempi delle incursioni turche nel mare Adriatico; l’altra affermerebbe invece che un Borrello, desiderando dare al figlio una educazione degna del casato, lo avesse inviato a studiare a Venezia, ospite di nobili veneziani. Dopo lungo soggiorno nella capitale gloriosa della Repubblica veneta, il giovane Borrello, tornato nella contea avita ed entusiasta della civiltà e del costume veneti, introdusse il culto di San Marco.

Chi entra per la prima volta in detta chiesa fa fatica a credere essere, questa, la chiesa-seme da cui la città nacque e germogliò, sotto il segno di una preordinata, organica e vasta soluzione urbanistica. Per convincersene bisogna riandare alle due distruzioni calamitose – precisamente quella da incendio del 1390 e l’altra, pure da incendio, del 1610 – e, quindi, pensare che il sacro edificio è stato ricostruito due volte e, poi, a cavallo dei secoli XIX e XX, radicalmente “schiaffeggiato” di stucchi, che ne hanno nascosto i lineamenti originari.

 

Agnone - San Marco Pasturella 2014Questa che guardiamo oggi è, dunque, nella sua quarta versione.Lo stucco, che venne a cancellare, talvolta integralmente, le caratteristiche architettoniche primitive di questa e di altre chiese locali, fu la “moda” di quegli anni. Chi scrive ricorda bianche, di un bianco-calce violento, tutte le chiese di Agnone. Ha inizio negli anni venti la fase delle tinteggiature e decorazioni. Si cominciò nell’Anno Santo 1925 con la chiesa di Sant’Antonio Abate, che venne decorata da artisti di scuola romana. Seguirono in ordine cronologico, le chiese dell’Annunziata, della SS. ma Trinità, di San Pietro Apostolo, di S. Biase, di S. Amico, la chiesa di Maiella e di S. Nicola. La chiesa di San Marco venne affrescata nel 1931.  

Entrando dalla porta maggiore, a destra, si trova subito l’altare dell’Evangelista. E’ piuttosto singolare e non si sa bene quanto conforme al dettaglio dei principi liturgici il fatto che al Santo, titolare della chiesa, sia stato dedicato l’altare...a bocca alla porta, come direbbe oggi un buon cristiano nella espressione genuina locale.

Campeggia sull’altare una tela (m 4×3,50) che raffigura l’Evangelista, all’atto di scrivere il proprio Vangelo, seduto davanti ad uno scrittoio ricoperto di ricco tappeto. Ai piedi il Leone. In alto, al centro, due angeli reggono la scritta Pax tibi Marce. Sopra di loro la colomba, simbolo iconografico dello Spirito Santo. La tela, come risulta da una “memoria” del 1906, venne restaurata da Prospero Carracino, di Borrello, nel 1825.

Sulla mensa, là dove, di solito, si colloca la custodia per le sacre Specie, è il busto ligneo di San Marco. La statua è opera di pregio. Vien fatto di chiedersi se lo scultore non avesse familiarità con l’Evangelista del Velasquez, tanto ne è vicina l’ispirazione e la composizione dell’ampio paludamento. Immaginarla intera, questa statua, ne risulta una statura imponente.

San Marco

E San Marco, l’Evangelista discepolo e interprete di Pietro, che, nel 62 d.C. aveva colto ad Alessandria d’Egitto la palma del martirio, è qua, sotto le volte della chiesa madre, la mano delicatissima che impugna la penna d’argento, lo sguardo in alto, come immerso in un colloquio col cielo, ad annunciare in eterno la scena che soggioga e incanta: mentre erano adunati gli undici discepoli, apparve loro Gesù».[3]

“Fino agli anni venti, quella di San Marco era la prima processione e apriva il ciclo delle tante che si svolgevano lungo l’arco dell’anno”.[4]

La festa è antichissima, tant’è che “nel 1438, Giacomo Caldora, Duca di Bari e Capitano d’armi, possessore della terra di Agnone, concesse la fiera, tre giorni prima e otto giorni dopo la festa di San Marco Evangelista”.[5]

Oggi, della festa, resta solo la messa solenne.

 

 


[1] Domenico MeoAbruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2] A.Marinelli, Cenni sulle origini di Agnone e biografie di alcuni illustri agnonesi, Napoli 1886, pp. 6-7:«Alla venuta dei Normanni in Sicilia e in Napoli, verso la metà del sec. XI, Agnone ebbe l’onore di essere denominato per la prima volta Città. Allora sorsero molte chiese e badie, per volontà soprattutto del conte e giustiziere di Molise Ugone, uomo molto religioso che incoraggiava e sosteneva la costruzione di templi sacri. […] In una “Charta o notitia judicati”, che si conserva nell’Archivio di Montecassino, si legge che proprio in quei tempi fu edificata la chiesa di San Marco Evangelista, la quale appartenne in sulle prime per diritto di fondazione ad un certo Borrello chiamato Gualterio. Costui dopo qualche tempo, la donò all’eremo di San Nicola di Monte Capraro, soggetto tale eremo ai Benedettini di San Pietro Avellana. Ora i cenobiti di Monte Capraro, tuttochè provvedessero al mantenimento della chiesa donata, e ne regolassero le sacre funzioni, pure dopo breve tempo, per gravi quistioni insorte tra essi e il donatore, furono costretti a rilasciare la nostra chiesa. Il Conte Ugone però li difese energicamente e nel 1144 dal Vescovo di Trivento Giovanni VI ottenne un placito in favore dei donatarii Cenobiti; cosicché la chiesa di San Marco tornò ad essere amministrata da loro, come semplice rettoria, e con facoltà di conferirne l’ufficio ai preti più anziani e meritevoli di Agnone. Stettero così le cose per qualche secolo e più, cioè fino a quando fu dimesso l’eremo di San Nicola, probabilmente nei principi del 1300. Ondechè mancati i cenobiti, ed estinti e dispersi in altre contrade per ragioni politiche gl’illustri Borrello di Agnone, la detta Rettoria passò al Demanio Regio. E sebbene in quel frattempo non si sappia chi fossero i Rettori della nostra Chiesa, nè in qual modo vi si installassero, si sa però questo, che nei primordi del secolo XV essa chiesa non era più una rettoria, ma una Arcipretura regia bella e buona, e quel Francesco Ionata, zio di Marino Ionata, fu forse il primo arciprete di Agnone».
[3]R. Sammartino, Agnone nella storia della sua chiesa Madre, Ed. Cep, Monteroduni (IS) 1982, pp. 13-18.
[4]L’Eco del Sannio, 3 maggio1919.
[5]F. La Gamba, Statuti e Capitoli della Terra di Agnone, Napoli 1972, p. 187.


Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.