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La linea Gustav e l’Alto Molise

Scritto curato da Francesco Paolo Tanzj [1]

il colore giallo indica la linea Gustav

La bucolica quiete, che è capace di invadere  in ogni punto le zone di montagna come  l’Alto Molise, rendendolo la meta preferita di chi vuole ritrovare la pace interiore perché, come direbbe il filosofo Aristotele, “In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”, venne interrotta a  partire dalla notte del 2 ottobre fino ai primi di novembre dell’anno 1943, quando la valle del Trigno fu sconvolta dalla Seconda Guerra Mondiale. E fu proprio in questo periodo, precisamente il 4 ottobre 1943, che Hitler ordinò di predisporre in Italia una linea difensiva: la famosa “linea Gustav” o anche  conosciuta come linea invernale. 

La linea Gustav rappresentava l’avamposto tedesco nel centro della penisola italiana, che doveva essere divisa in due: al nord i tedeschi e a sud gli alleati, costruito sfruttando la presenza dei rilievi montuosi a ridosso delle maggiori vie di comunicazione. L’alto Molise e l’Abruzzo meridionale si trovavano completamente attraversati da questa linea difensiva che interessava molti paesi del nostro territorio tra cui anche Agnone e Capracotta, come ricorda anche Geremia Carugno in “Agnone ieri: diario di un passato recente”:  

Capracotta

Eravamo a novembre allorché i tedeschi attuarono il progetto di strategia bellica che, per la nostra zona geografica, tradotto in TERRA BRUCIATA significava la distruzione dei paesi situati nella linea Gustav. Linea di difesa che, spezzando in due tronconi il territorio nazionale, andava dal Tirreno fino a Cassino, e risalendo poi per l’Appennino, giungeva all’Adriatico fino al fiume Sangro, che segnava il territorio di guerra comprensivo dei paesi abbruzzesi e molisani da radere al suolo“:

Pescopennataro

Molti di questi, infatti, pensavano di poter rimanere indifferenti di fronte ad un conflitto dalle proporzioni mondiali come quello che stava verificandosi, ma così non fu, poiché già  nel mese di luglio del 1943,  arrivarono ad Agnone i primi tedeschi che diedero l’ordine di scavare le trincee anticarro in località Guado Liscia a soli sei chilometri dal centro abitato di Pescopennataro. 

I cittadini cominciarono a comprendere che il copri-fuoco, disposto dalle attività militari, era solo un avviso per prepararli a tutto: non era più possibile addentrarsi nei meandri della quiete naturale che circondava ogni cosa, ormai, in un paesaggio da favola come quello dell’Alto Molise, se ci si metteva ad “ascoltare le montagne” non si veniva più “disturbati“ dal brucare delle mandrie in lontananza, dal tintinnio delle piccole campanelle appese ai colli degli ovini che usavano per richiamare l’attenzione degli altri membri del gregge, o ancora dalle canzonette che accompagnavano le passeggiate quotidiane delle donne che andavano al Verrino per lavare il bucato, ma si udivano  in lontananza i rumori dei carrarmati tedeschi che risuonavano dappertutto, in ogni luogo, simili a dei terremoti e in modo particolare nei cuori dei cittadini  che ormai non potevano far altro che aver paura, e più il rumore si avvicinava più i cuori si straziavano. I più coraggiosi cercavano di tranquillizzare i propri cari cercando di mascherare la loro preoccupazione  dietro ad una calma solo apparente. E infatti  il peggio arrivò nella prima decade di novembre, quando la guerra si manifestò in tutta la sua crudeltà:  “A LA GUERRE COMME A’ LA GUERRE”, i tedeschi decisero di stabilirsi a sud della linea Gustav dove restarono fino alla fine di maggio, ritirandosi dai paesi dell’Alto Molise dopo aver fatto terra bruciata per ostacolare l’avanzata delle truppe alleate.

Gianni Artese, insegnante e storico, è riuscito a ricostruire con grande accuratezza le maggiori opere belliche  che interessarono l’area vastese e molisana nell’autunno 1943, ma, come possiamo osservare dalla cartina proposta, tra le linee difensive dei tedeschi va  ricordata anche la linea del Trigno, chiamata dagli stessi “BARBARA STELLUNG”, che  ebbe come obiettivo quello di ritardare l’avanzata degli anglo-americani verso il nord. Tra la fine di ottobre e i primi del novembre 1943 la valle del Trigno fu teatro di importanti, per quanto brevi, operazioni belliche, legate agli sviluppi della seconda guerra mondiale.
      “In quei giorni sulla linea San Salvo-Isernia  si scontrarono, nell’ambíto della cosiddetta “Campagna d’Italia”, da una parte le truppe alleate avanzanti dalla Puglia e dall’Italia meridionale e dall’altra quelle tedesche in ritirata verso il Sangro e il nord della penisola. Dall’8 al 22 ottobre il generale Montgomery concesse un periodo di riposo alle sue formazioni, considerando che il lungo tragitto percorso dalla Sicilia e poi dalla Calabria e dalla Puglia fino al Molise avevano logorato il suo dispositivo logistico e amministrativo. Nel frattempo reparti della sua VIII Armata chiudevano lentamente fino alle nuove posizioni tedesche, occupando quasi tutti i centri situati tra il Biferno e la destra del Trigno (Petacciato il 19 ottobre, Montenero di Bisaccia il 22 ottobre, Acquaviva il 24 ottobre, San Felice, Montemitro e Montefalcone il 27 ottobre) e preparandosi al successivo, impegnativo scontro sulla linea difensiva germanica tra San Salvo e Colli a Volturno”.

Come sostiene Giovanni Nativio “I tedeschi, in un primo momento furono incerti se trascorrere l’inverno sul Trigno o sul Sangro”. 

Entrambe le vallate si prestavano infatti egregiamente allo scopo, ma alla fine decisero di utilizzare la linea del Sangro per  considerazioni di carattere strategico, mentre la linea del Trigno assunse le caratteristiche di una linea tattica ritardatrice. Scontri durissimi si ebbero sulla linea difensiva strategica “Bernhard-Stellung”, comunemente chiamata Linea Gustav, Ad Ortona, la Stalingrado d’Italia, si combatté casa per casa, ma gli scontri più drammatici avvennero tra il Trigno e Vasto. Molti sono i testimoni che raccontano come sui campi di battaglia, ormai deserti, si potevano osservare solo i fiumi di sangue versati dagli schieramenti opposti. Delle case costruite con il sudore e la fatica di chi sa cosa significhi guadagnarsi il pane, non rimase nulla; interi paesi vennero ridotti in polvere e la gente fu costretta ad abbandonare tutto ciò che aveva in modo da salvare almeno la vita, ma nonostante la razzia di piccoli borghi e paesotti più o meno grandi che i tedeschi compirono senza conoscere, probabilmente, le conseguenze che a tutt’oggi ancora ci portiamo dietro, come dice il poeta Giuseppe Ungaretti “E’ il mio cuore il paese più straziato”. 

Ovunque dominano fame, silenzio e pianto”, scrive Ada Labanca in “Sulle orme dell’altro”.

 “E’ difficile, anzi, impossibile, dire esattamente quante furono le  vittime della settantottesima Divisione Britannica che ammontavano a più di mille uomini: ( 250 morti, 700 feriti e 55 prigionieri). Nella valle del Trigno si ebbero circa 400 morti in totale:  68 anni non sono stati sufficienti per cancellare quei drammatici eventi dalla mente di chi li ha vissuti”, così conclude lo storico Artese. 

Torino di Sangro – Sulla Linea Gustav

I paesi a sud della Linea Gustav e più a nord dell’Alto Molise – soprattutto Capracotta e Pescopennataro – furono direttamente coinvolti dalle drammatiche vicende.

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[1] Questo è quanto il Prof. Francesco Paolo Tanzj, docente di Storia e Filosofia, ha curato, con l’aiuto dei ragazzi delle classi IVB e VB, nell’anno scolastico 2014/15. È uno dei capitoli del libro La Storia che ci unisce pubblicato dal Liceo Scientifico “Giovanni Paolo I” di Agnone.

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