Una volta c’era l’usanza di predire il futuro alle ragazze da marito proprio alla vigilia del giorno di San Giovanni.
Non so se l’usanza c’era anche in altri paesi. Ad Agnone si usava così: si prendeva del piombo e lo si fondeva in una scodella posta sulla fornacella accanto al fuoco. Questo metallo fonde a temperature piuttosto basse.
Per fare un paragone, mentre il ferro fonde alla temperatura di 1529 C°, il piombo fonde alla temperatura di 327 C°. Quindi basta un po’ di brace piuttosto allegra per farlo liquefare, al contrario del ferro per il quale occorrerebbe un altoforno.
Tornando al giorno di San Giovanni, nel pomeriggio della vigilia le signorine nubili si riunivano in una casa per procedere al rito. Sciolto il piombo, a turno si inginocchiavano sul pavimento tenendo in bilico sulla testa un bacile pieno d’acqua, indi una delle compagne, recitando la formula di rito, lo versava nell’acqua per farlo rapprendere. La formula era:
Dalla forma che il metallo rappreso assumeva si deducevano gli arnesi che il futuro marito avrebbe usato e quindi il suo mestiere, ovviamente un artigiano. Ci voleva molta fantasia per dedurre, da una massa informe, un mestiere, ma serviva a far sognare le ragazze.
Io ero molto piccola quando ho assistito ad una scena di questo tipo. Alla ragazza in questione fu pronosticato che avrebbe sposato un falegname.
Inutile dire che non si è mai sposata.
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