XIX Canto dell’Altosannio

1
547

di Gustavo Tempesta Petresine[1]

eco

XIX Canto dell’Altosannio

Il tempo non si muove più da giunchi,
l’acqua ristagna con la sua Mefite.
Un eco antico mi sconquassa il petto,
ridonda, e poi mi gracida nel cuore.

 

fa parte del suo libro  “Ne cande[2]

____________________________________________________
Ne Cande...Copertina[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente. Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”
[2]Ne cande, nasce da un percorso accidentato, da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

1 COMMENTO

  1. CARO POETA, GUSTAVO TEMPESTA, Infernalmente dantesco QUESTO TUO CANTO, MA SEMPRE BELLO! LA SUA ECO RESTA IMPRESSA SULLA PELLE E NELLA MEMORIA!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.