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XI Canto di Altosannio… eccola di nuovo la sera

Questo Canto di Gustavo Tempesta Petresine[1] fa parte di un suo libro di poesie intitolato “Ne cande[2]

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XI Canto di Altosannio

Ed eccola di nuovo, la sera;
ereditiera del giorno diseredato,
la sera.
Con i suoi cumuli di pensieri chiusi
nel filo di fumo dei camini neri.
Nei flocculi di disperata antracite
cenere aspersa sopra le “macere.”
Passato da eludere e dimenticare,
fastidio atavico di un finito tempo.
Ed eccola di nuovo, la sera;
dei vecchi dagli occhi grandi e tersi,
la sera.
L’odore del mezzogiorno scema piano,
domani partiranno due famiglie,
e poi due novantenni
onoreranno il  ricco cimitero.
Non nasceranno bambini!
La sera tornerà,
la sera.
E con lei i lasciti dei giorni consumati.
Da solo rimarrà il campo di rovi,
con le sue spine;
i suoi ricordi incolti.

 

_________________________
3 Ne Cande...Copertina[1] Gustavo Tempesta Petresine, Nativo di Pescopennataro, si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati gli apprezzamenti e i premi che consegue continuamente.  Il suo libro di poesie più bello e completo si chiama “‘Ne cande,”
[2] ‘Ne cande, nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

3 commenti

  1. Leggendo questi versi, nutro una profonda commozione. Gustavo con i suoi versi segna il ritmo di un tempo che ormai vive solo nel ricordo:”fastidio atavico di un finito tempo.” Riesce con quella sua maestria speciale, a farci assaporare tutta la tristezza della desertificazione territoriale paragonandola alla sera come ciclo di vita che si ripete, e “tornerà,” da sola.

  2. …..”ED è SUBITO SERA”!… per me che sono vecchia! la sera intrisa di ricordi e di breve prossimo “cammino” questa stupenda poesia è un monito,gradito e significativo!

  3. Leonardo Tilli

    Questa bellissima poesia di Gustavo Tempesta Petresine, ci descrive l’inesorabile avanzare del tenpo.
    Nei paesi, coinvolge faniglie che partono, vecchi che ci lasciano … e i paesi rimangono sempre più abbandonati, sempre più vuoti, sempre più tristi …
    Se diamo retta ad alcuni “indizi”, ad alcune espressioni altamente poetiche della poesia ed anche alla molto bella foto allegata, sembra che, nella dolcezza dei versi, il poeta nutra ancora una labile speranza nel cuore. …

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