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Voci del passato, portate dal vento

Breve resoconto di Antonio Sica di un pomeriggio suggestivo, passato nel sito di Pietrabbondante, l’anno scorso.

imagex750x750Devo proprio  raccontare una cosa particolare che mi è capitata in uno dei luoghi chiave della storia narrata nel Romanzo Viteliù di Nicola Mastronardi.

 Perché se uno legge Viteliù e poi diventa “strambo” (espressione usata dall’autore stesso nelle note finali e ringraziamenti), sarà anche un pò colpa di chi ha scritto il romanzo…?

Qualche  giorno fa decido di andare a Pietrabbondante. Per la terza volta, dato che le prime due ero arrivato o nel giorno di chiusura o poco prima dell’orario di chiusura. Pranzo velocemente e parto. Arrivo di primo pomeriggio in una giornata torrida. Giro in lungo e in largo il sito, osservo i particolare, guardo i nuovi scavi dalle transenne, cerco la scritta in osco sul lato occidentale del tempio, guardo anche la scolaresca che ascolta, con attenzione, la spiegazione dell’insegnante che li accompagna.

Pietrabbondante - Sito Archeologico
Pietrabbondante –  Albero di pero sotto cui si è seduto Antonio Sica, l’autore di questo racconto

Ad un certo punto, fiaccato dal caldo, decido di sedermi sulla panca all’ombra dell’ albero (un pero selvatico) che si trova alle spalle della cavea del teatro. Mentre sfoglio la brochure presa al chiosco all’ingresso, gestito dal simpatico e affabile Filippo, la scolaresca va via. Non c’è nemmeno un visitatore in giro, fa troppo caldo. Si sta anche alzando un vento sempre più forte, deve esserci un temporale da qualche parte nei dintorni. Poi ecco che arriva una comitiva accompagnata dalla guida. Sono tutti adulti. Fanno il percorso, si siedono sui magnifici sedili in pietra del teatro ascoltando le spiegazioni, si alzano escono da uno degli enormi portali e seguendo la guida entrano nella stradina che si trova tra il terrapieno dell’emiciclo e  la parte anteriore del tempio. Man mano che avanzano, coperti dal terrapieno, scompaiono alla mia vista.  Nel frattempo il vento è diventato abbastanza sostenuto e il rumore che genera scivolando tra gli alberi e le antiche mura, crea in quello scenario suggestivo e deserto, almeno per la mia vista in quel momento, un’atmosfera strana…  Così nel momento in cui la guida decide di fare una pausa e alcuni uomini della comitiva iniziano a chiacchierare, succede questa cosa magica…

Teatro Sannita resti (c)Il vento inizia a portarmi il suono delle voci di quegli uomini che non vedo, e proprio a causa del rumore che genera, soffiando impetuoso, impedisce di distinguere le parole e ovviamente la lingua in cui stanno parlando, si odono solo voci indistinte. Sono a pochi metri dalla cavea e quelle voci sembrano provenire dai gradini della platea, che però è vuota; non c’è nessuno. E’ incredibile! La sensazione è  che le voci di quegli uomini fieri che secoli fa sedevano su quei troni di pietra, per parlare, discutere e prendere le decisioni importanti, fossero rimaste imprigionate in quel luogo. E in quel torrido pomeriggio d’estate, a migliaia d’anni di distanza, si stanno rivelando a me, portate dal vento.

Tutto è durato non più di mezzo minuto. Poi la guida ha ripreso a spiegare, la comitiva è ricomparsa e anche il vento si è leggermente placato. Sono rimasto fermo su quella panca per almeno un quarto d’ora, con lo sguardo e la mente persi nel vuoto. Spero che l’ autore di Viteliù,  provi un pò di rimorso per essere responsabile, attraverso il suo romanzo, di aver reso “strambo” uno che, almeno in apparenza, era sempre stato abbastanza normale.


[1] Antonio Sica . Vive a S. Croce del Sannio nel Contado di Molise. Appassionato di storia in generale e di quella del suo paese e della sua terra in particolare. Adora la montagna e i boschi, nei quali va spesso a “vagabondare”, a volte anche d’inverno o di notte.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

3 commenti

  1. Caro amico “strambo”, la tua gradita pagina dell’articolo ha lasciato anche me un po’ stramba, ma forse più che stramba,” VOGLIOSA “di sapere cosa ti hanno detto gli antichi SANNITI in quel mezzo minuto…si dicono di cose in così pur breve tempo! perché non ci fai partecipi? era solo L’OSCO o losco?

  2. Non sono riuscito a capire nulla di quello che dicevano…erano solo voci indistinte. Probabilmente hanno solo voluto farmi percepire la loro presenza. Probabilmente bisogna avere pazienza, perseveranza, allenare le orecchie e predisporre la mente, prima di comprendere le loro parole e il loro messaggio. E’ un pò quello che mi è capitato alcune notti che sono andato a passeggiare nel bosco: percepivo le presenze degli spiriti del bosco ma non riuscivo a vederli ne a sentirli… o magari erano solo gli animali notturni che mi scrutavano curiosi. Difficile a dirsi. Chissà…

  3. Nicola Mastronardi

    Caro Antonio, Non ho rimorsi, al contrario sono felice.
    Loro ti hanno parlato, attraverso il vento.
    Il vento che spesso mi ha gudato nei luoghi dove DOVEVO andare.
    Loro vogliono essere ricordati. E solo con la memoria si placherà l’immenso dolore provato, di cui sono ancora impregnate le pietre di quel posto magico e di altri luoghi del Sannio.
    Benvenuto, nel club degli “strambi”.
    Un abbraccio.

    Nm

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