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Vincenzo D’Angelo, l’ antesignano.

Convegno del 1967. D'Angelo, in piedi, legge la sua relazione.
Convegno del 1967. D’Angelo, in piedi, legge la sua relazione.

Leggo che era un democristiano. Fosse stato socialista o comunista o liberale o monarchico o missino, la sostanza non cambia, perché, di fondo, Vincenzo D’Angelo era un Territorialista.

Lo si desume, nitidamente, dal libro a lui dedicato da Terzio Di Carlo, socio fondatore e membro del Consiglio di Presidenza del C.I.S.A.S. – Centro Intercomunale di Studi dell’Alto Sangro.

Vincenzo D’Angelo nasce il 2 marzo 1937 a Castel di Sangro. Si diploma al Liceo Scientifico della sua cittadina e si laurea in Ingegneria Civile a Roma. Fin da giovanissimo si dedica alla politica, ma con un centro di interesse insostituibile: il proprio territorio. Infatti, scrive Terzio, sotto il profilo squisitamente sociologico, egli è stato il cavaliere solitario della coscienza e della identità della comunità altosangrina. Pochi, come lui, hanno incarnato questo spirito di appartenenza al proprio territorio e ne hanno fatto il vessillo guida di tutte le battaglie civili in difesa dei valori e dei diritti degli abitanti.

A dimostrazione di questa tesi, ecco cosa scriveva Vincenzo D’Angelo nel 1967 quando la Regione Abruzzo e Molise era già stata smembrata in 2 pezzi e il peggio doveva ancora arrivare con la creazione della Provincia di Isernia nel 1973, cosa che avrebbe smembrato l’ALTOSANNIO in 4 pezzi sotto 4 provincie..

“L’Alta Valle del Sangro, quale Comprensorio geo-economico di Comuni Contermini, corrisponde nella sua dimensione massima alla zona indicata come regione “E” nell’indagine preliminare al Piano Territoriale di Coordinamento della Regione Abruzzese.

La regione “E” è stata individuata adottando il criterio della omogeneità di caratteri economici, ambientali, sociali e culturali dei comuni che la compongono.

 Si tratta di territori montani caratterizzati da particolare depressione economica, che hanno in comune certe tradizioni e strutture sociali e culturali; indicando nell’area di Castel di Sangro il nucleo fondamentale della regione “E”, i suoi confini si possono stabilire scendendo le valli dei fiumi Sangro, Aventino e Volturno ed arrestandosi là dove cessano le suddette condizioni.

Il territorio, ancorché omogeneo e pur avendo una precisa fisionomia unitaria,  è definito all’infuori di ogni confine ufficiale, anzi, in violento contrasto con le circoscrizioni amministrative; esso, in fatti, si trova a cavallo tra Abruzzo e Molise all’incontro di tre Provincie, L’AQ, CB E CH (poi, a peggiorare la situazione esse sono diventate 4 con IS).

L’area integrata di Castel di Sangro comprende quattro zone

  • Parco Nazionale con Alfedena, Barrea, Civitella Alfedena, Opi, Pescasseroli, Pizzone, Villetta Barrea
  • Altipiani Maggiori con Gamberale, >Pescocostanzo, Pizzoferrato, Rivisondoli, Roccapia, Roccaraso, Scanno, Villalago
  • Piana di Castello con Ateleta, Castel di Sangro, Rionero Sannitico, Scontrone
  • Alto Molise con Capracotta, Castel del Giudice, Pescopennataro, San Pietro Avellana, Sant’Angelo del Pesco, Vastogirardi
Convegno dell’aprile 1967. D’Angelo legge la sua relazione

 

Cosa differenzia questo discorso dal Progetto  ALMOSAVA-ALTOSANNIO?

Quasi nulla!!! Manca qualche paese del Medio Sangro o dell’Alto Molise, solo perché, nell’ ottica di D’Angelo,  Castel di Sangro era il centro di riferimento assoluto. Ma il discorso di fondo non cambia minimamente; è sufficiente integrare la sua analisi con i riferimenti storici all’ALTOSANNIO  e religiosi alla DIOCESI DI TRIVENTO. Si ricordi che quando D’Angelo scriveva la Diocesi comprendeva anche l’area di Castel di Sangro.

Peraltro, a distanza di quasi 50 anni da quello scritto di Vincenzo D’Angelo, sono molte le testimonianze che confermano il carattere altosannita del personaggio.

Don Alfonso Cerrone, parroco di Castel di Sangro dal 1970 al 1996 “….quanti sono stati i momenti bui: …la non realizzazione dei suoi progetti par l’area sangrina”

Mario De Felice, avvocato legale del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise: “… … quest’uomo, con il quale mi sono scontrato politicamente negli ultimi anni della sua esistenza, aveva un qualcosa di particolare cha ha fatto nascere  tra noi un rapporto di naturale spontanea amicizia … … Noi eravamo, siamo e saremo come Vincenzo D’Angelo, per il territorio, per il nostro territorio…”

Siro Pietro Gargano, Ingegnere, Imprenditore edile, già Sindaco di Castel di Sangro. “Non è difficile, in questi tempi di modesto e stucchevole cabotaggio politico, raccontare la figura di Vincenzo D’Angelo. Le sue intuizioni, prima ancora che le sue iniziative, appartennero sempre e comunque ad una ottica stretta di Territorio e, perciò, rappresentano un messaggio tanto attuale, quanto pervicacemente inascoltato. Con lui l’intero territorio fu eletto a momento generatore dello sviluppo, secondo una frazione che portava, al numeratore, la qualità dell’ordinata combinazione dei fattori, soprattutto umani e delle risorse disponibili e, al denominatore, la coralità del territorio, che di quelle risorse faceva sintesi, esaltandole e componendole. Quindi giù i campanilismi, a tacere i vessilli dei singoli municipi, in alto l’idea della territorialità, intesa come omogeneità di risorse e di fini. … … Nacque, così, la famosa zona E (sulle mappe geografiche la E di Abruzzo e Molise cadeva sull’Alto Sangro)…..meritava il riconoscimento di comprensorio omogeneo di rango regionale”

Umberto Murolo, Ingegnere, imprenditore edile. Sindaco attuale di Castel di Sangro: “… … La sua (di Vincenzo D’Angelo) testardaggine, il suo impegno ininterrotto di Castellano purosangue, gli hanno fatto scegliere, ogni volta, di anteporre l’amore per Castel di Sangro agli interessi politici di partito, … …Un’altra lezione politica che ho appreso da lui e con lui condivisa, è sul rapporto tra il nostro comprensorio altosangrino con Sulmona. ….legarci in maniera stretta con la zona Peligna poteva diventare pericoloso……l’Alto Sangro…deve rivendicare con forza un ruolo indipendente per curare al meglio le sue specifiche potenzialità e capacità di sviluppo”.

Domenico Neri, bancario già Presidente della Comunità Montana Alto Sangro, nel ricordare alcune riunioni fatte con Vincenzo D’Angelo, in occasione di una presa di coscienza dell’importanza della centralità del territorio altosangrino, riporta questa frase che lo stesso D’Angelo pronunciò. “Va bene, iniziamo una nuova avventura, prendiamo questo treno, perché questo è un treno che non dobbiamo perdere!!”.

Vincenzo D’Angelo l’antesignano!!

Se fosse vivo urlerebbe ai quattro venti: Sta passando un treno ancora più importante ndi tanti già passati. E’ l’ultima occasione perché l’Altosannio  abbia quel che merita e che finora gli è stato negato: essere, con Trivento e Agnone, al centro di una nuova Municipalità che faccia, sul serio, gli interessi di una popolazione omogenea per cultura-lingua-storia, stremata della desertificazione demografica e dal disastro patrimoniale, economico e morale.

Con un avvertimento, per alcuni attuali amministratori: dopo decenni di silenzio assordante, nonostante studi economici inoppugnabili, GIORNALONI ed opinionisti, con milioni di lettori, hanno scoperto che il flusso di conoscenze e innovazione e stili imprenditoriali viaggiano sulla dorsale adriatica e NON tirrenica. Credo che, alla luce di queste tardive “scoperte”, ignorate in modo subdolo, sarebbe assurdo e controproducente pensare che per la salvezza di ALMOSAVA occorra guardare ad OVEST (Isernia, Roma, Napoli) piuttosto che a EST (Ancona, Pescara, Bari).

Per finire: STANTE LA CRISI DELL’ORDINAMENTO STATALE, QUESTO È IL MOMENTO GIUSTO PER LA RIAGGREGAZIONE DI UN TERRITORIO OMOGENEO PER CULTURA-LINGUA-STORIA.

SE NON ORA, QUANDO?

PERSO QUESTO TRENO, SI POTRÀ CONTINUARE SOLO CON IL SOLITO TRAN TRAN DI RICHIESTE DA ELEMOSINANDI, POCHE VOLTE ACCOLTE, MOLTE VOLTE RESPINTE PERCHE’ SEMPRE ULTIME DI UNA LUNGA LISTA.

di Enzo C. Delli Quadri
pubblicato nell’ottobre 2012

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. interessante.. a dire il vero manca qualche comune come palena, campo di giove che spesso si recano qui a castello specie per l’ospedale..

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