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Valentino Nero – Carnevale e Alliéndǝ

di Domenico Di Nucci 
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Negli ultimi anni della sua vita lavorativa, Valentino fu assunto come bidello della scuola media. Nei momenti di pausa, seduto alla scrivania nel bel mezzo del corridoio, tirava fuori da una tasca una specie di taccuino con tanti fogli sparsi e scriveva.

Non fu difficile fare amicizia e nelle mie ore di buco andavo a fargli compagnia. Mi piaceva ascoltarlo quando mi parlava delle difficoltà incontrate nella vita, di quando restò solo con Peppino appena nato e lavorava giorno e notte.

Da subito apprezzai la profonda conoscenza che aveva dell’umanità che lo circondava. Mi raccontava che non doveva fare sforzi per avere l’ispirazione a scrivere, che gli bastava osservare (e sapeva farlo molto bene) quanto succedeva interno a lui; con poche parole, in versi nel suo limpido dialetto, era capace di tratteggiare in modo colorito la personalità di tutti.

Da formidabile attore mi incantava quando recitava l’ultima poesia scritta. In occasione di un Carnevale, dietro mia richiesta, scrisse un’esilarante commedia; insieme scegliemmo gli attori e facemmo le prove.

In breve, Carnevale, interpretato da Alberto Caruso, con un trippone enorme pieno di vino e salsiccia doveva subire un trapianto di stomaco per avere salva la vita. Quaresima poi chiudeva la commedia facendo trasportare Carnevale morto in un puzzolente sacco di letame. Immaginò poi un finale spettacolare. L’attore principale avrebbe ringraziato il pubblico, dopo gli applausi, scendendo dal palco con un secchio e con una pompetta nascosta nella manica doveva far finta di benedire il pubblico con pochi schizzi di acqua infilando la mano benedicente nel secchio portato a fatica, poi improvvisamente avrebbe scagliato sul pubblico il contenuto del secchio; tutti, credendo fosse acqua, istintivamente si sarebbero riparati mentre una nuvola di coriandoli li avrebbe coperti.

Per somma sfortuna la mattina di carnevale ci ritrovammo con un metro di neve e le scuole quel giorno restarono chiuse.

Valentino era spettacolare anche quando raccontava aneddoti. Uno per tutti ” la coppola di Nicola Di Mario detto Alliéndǝ“. Erano i tempi del famoso cantiere Fanfani a cui partecipò; un camion la mattina presto trasportava tutti gli operai da Agnone a Montecastelbarone dove lavoravano alla costruzione della strada rotabile. Durante il viaggio alcuni prepotenti avevano preso di mira il pacifico Nicola: ogni tanto a rotazione qualcuno di  essi gli  affibbiava  un sonoro  schiaffo  in testa;  Nicola abitualmente portava un baschetto di feltro nero e, alla fine, stufo di ricevere schiaffi pensò bene di vendicarsi. Un pomeriggio si rivolse ad un suo amico calzolaio e a misura del baschetto, fece inchiodare su un pezzo di cuoio centinaia di “sǝmiccǝ” (piccoli appuntiti chiodini). Come niente fosse, la mattina dopo, sotto il baschetto nascose la trappola e si sistemò al solito posto. Valentino mimava il gesto dello schiaffo e ridendo come in bambino a stento raccontava che il prepotente finì  con la mano destra crivellata da centinaia di dolorose punture e concludeva “quandǝ sǝ ngazza nu bunaccéunǝ, sò uiia!!”(quando si arrabbia un bonaccione, sono guai!).

Grande Valentino!


Foto Archivio Anna Nero in Paolantonio

Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

About Domenico Di Nucci

Domenico Di Nucci, Molisano di Capracotta(IS), già Prof. di Matematica, oggi in pensione. Giornalista, sportivo, adora la tradizione della sua terra. La racconta con scritti storici, ma anche satirici e ironici.

Un commento

  1. BEL RACCONTO : UN ESEMPIO DI BULLISMO… ADULTO, ma fortunatamente senza le gravi conseguenze degli atti odierni!Ma quell’ allegra commedia…non è stata mai più rappresentata!?

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