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Una storia mai finita…..di una rom, in Agnone

di Francesco Paolo Tanzj [1]

locandina A3 CONVEGNO FINALELa mattina del 21 aprile 2017, gli alunni della classe VA del Liceo Scientifico di Agnone hanno partecipato, a Prato, al convegno organizzato per la conclusione del progetto Insieme. Dal Porrajmos alla strategia nazionale per i Rom e i Sinti” (si veda la locandina).

Nell’occasione gli alunni hanno presentato il lavoro da loro preparato nel corso dell’anno, consistente nel libro Una storia mai finita dedicato a Milka, la zingara Rom detenuta nel campo di concentramento di San Bernardino, poi venuta ad Agnone e recentemente scomparsa all’età di 96 anni. E’ stata commovente la presenza in sala delle figlie Maria e Milena, visibilmente commosse per il ricordo tributato alla madre.

ultima copertina liceoLo scopo di tutto il progetto è quello di favorire l’integrazione dei Rom e dei Sinti, come evidenziato dalla………….

Introduzione

L’idea di questo nuovo lavoro di ricerca storica del Liceo Scientifico “Giovanni Paolo I”, curato questa volta dagli studenti della classe VA dell’anno scolastico 2016/2017, nasce dalla proposta del Prof. Luca Bravi dell’Università di Siena di aderire al progetto MIUR/DPO/UNAR intitolato “Insieme. Dal Porrajmos alla strategia nazionale con Rom e Sinti e concretizzato dall’accordo di rete con capofila il Liceo Scientifico “N. Copernico” di Prato e comprendente l’I.T.E.P.S. “P. Dagomari” di Prato, l’I.S.I.S. “R.D’Aronco” di Gemona del Friuli, il Liceo “G.C. Vanini” di Casarano,   l’Istituto omnicomprensivo “G.N.D’Agnillo” di Agnone,   il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Siena, l’Associazione “Sucar Drom” di Mantova, l’Associazione Teatro “Ipotesi” di Genova e l’Associazione Stampa Toscana.

L’obbiettivo è quello di ripercorrere le vicende che hanno portato – in seguito alla pubblicazione del libro “I campi di concentramento nel Molise. San Bernardino e i confinati politici ad Agnone”, curato agli alunni della classe VB nel 2001 – alla scoperta che due zingari Rom, Tomo Bogdan e Milka Goman, a quel tempo residenti nel campo Boario di Roma, erano stati internati negli anni ’40 nell’ex convento di Agnone.

Tutto quello che è accaduto dopo – ricerche, incontri, convegni, coinvolgimento di associazioni di settore e di docenti universitari, interessamento di stampa e televisioni nazionali, reperimento di nuovi protagonisti e quant’altro – ha avuto l’effetto di spostare l’attenzione soprattutto sulla storia, e le storie, della persecuzione degli zingari – non a caso il termine porrajmos sta a significare “devastazione” o “divoramento” – e delle conseguenze, a tutt’oggi rintracciabili e rintracciate, su alcuni di loro e sui rispettivi discendenti.

Un cerchio dunque che non si è chiuso mai – con buona pace di Matteo Fraterno! – e che ha svelato inaspettate presenze e più che mai sofferte esistenze di chi è altro e spesso ancora oggi viene guardato con sospetto, discriminato, allontanato da ogni contesto sociale da un sistema troppe volte indifferente alle condizioni dei diversi e degli esclusi. E la pacifica e colta cittadina di Agnone, proprio per la presenza dal 1941 al 1943 del campo di concentramento di San Bernardino, è divenuta paradossalmente simbolo della persecuzione razziale nei confronti dei Rom e dei Sinti, tanto da venire studiata alla Sorbona di Parigi e indicata con evidenza in una cartografia del museo civico di Budapest.

Indicazioni, queste, che non fanno certo onore all’antica “Atene del Sannio” ma che testimoniano in modo incontrovertibile la dura realtà della storia del tentato annientamento di un popolo anche nelle più remote località della provincia italiana.

Fino alla proposta di Luca Bravi di inserire il nostro liceo nel progetto in epigrafe con il nobile scopo di far luce sull’Olocausto dimenticato di ben 500.000 zingari – definito anche Samudaripen o “Tutti morti” – nel corso delle atrocità perpetrate durante la Seconda Guerra Mondiale in seguito alle Leggi razziali del nazi-fascismo.

Ecco allora che il presente testo, dopo l’esaustivo e illuminante saggio introduttivo del Prof. Bravi – uno dei massimi esperti delle problematiche relative alla storia passata e presente dei popoli Rom e Sinti in Italia – ripropone la ristampa anastatica del libro del 2001, ormai esaurito, e il racconto “Milka è tornata” con il resoconto di tutto ciò che è accaduto in seguito. E a seguire i due fondamentali nuovi capitoli riguardanti l’uno l’intervista degli studenti a Ernesto Grandini sul rinvenimento di altri parenti e nipoti dei Sinti internati ad Agnone e l’altro un’indagine critica sulle attuali condizioni dei Sinti e dei Rom in Italia.

Un lavoro, quindi, che inevitabilmente si ricollega alle emergenze più scottanti della contemporaneità laddove il preoccupante ritorno dei nazionalismi e dei populismi di ogni tipo rischia di far tornare indietro l’orologio della storia e di far perdere ogni traccia delle pur minime illusioni di un plausibile progresso dell’umanità, sconfitta ancora una volta dalla paura, dal cinico egoismo e dall’incomprensione. Una sconfitta amara, che denuncia l’incapacità di programmare adeguatamente – nell’epoca di un inevitabile e inarrestabile processo di globalizzazione – il confronto dialogico tra i popoli e l’integrazione responsabile delle culture.

Per questo ci è sembrato quanto mai necessario ripartire dalla micro-storia per affrontare temi ancora irrisolti e affidati tuttora alla buona volontà e all’impegno civile di chi non vuole arrendersi al nichilismo di una società – la nostra – ancora forse impreparata, e inadeguata, di fronte alle sfide che l’attendono. E sono soprattutto i giovani che devono prepararsi ad una crescita responsabile all’insegna appunto “del pluralismo, della non discriminazione, della tolleranza, della giustizia, della solidarietà e della parità tra donne e uomini” per dare quindi vita ad un nuovo umanesimo, sola via d’uscita dalle secche degli errori – e degli orrori – di una contemporaneità senza futuro.

Nel nostro caso, è proprio dal rapporto con il passato della realtà cittadina e con coloro che ne hanno sofferto le angustie e le conseguenze più drammatiche, che attraverso le ricerche e le interviste con gli attuali protagonisti – rintracciati in base alla stessa mission del progetto “Insieme. Dal Porrajmos alla strategia nazionale con Rom e Sinti” – si può tentare di aggiungere un altro pur minimo tassello alla costruzione responsabile di una casa comune, per abbattere definitivamente muri e steccati che impediscono una comunicazione inter-personale, inter-razziale e definitivamente inter-culturale.

Ed è così che, grazie alle interviste nel campo Sinti di Prato, nuovi racconti e nuovi protagonisti si aggiungono alla storia di quanto è avvenuto dagli anni ’40 del secolo scorso ai giorni nostri, per riportare ulteriormente alla luce fatti e misfatti di una discriminazione ancor oggi presente. Mitzi Herzemberg, Mignolo Huier, Giovanni e Sergio Haldaras, Rita e Iosko Bogdan, Vittoria e Lionello Levakovich, fino al giovane pratese Emanuele Piava, tutti testimoni diretti o indiretti di ciò che accadde in quel di Agnone in quegli anni terribili.

Ma se la storia, che inevitabilmente si costruisce con le storie, è anche – come deve essere – magistra vitae, è utile e necessario ripercorrere le vicende dei popoli Rom e Sinti fin dal medioevo per accorgersi come ancora oggi essi vengano volutamente lasciati ai margini della società nonostante i vari tentativi di inclusione a cura di isolati intellettuali o per i meriti di alcuni di loro che si sono fatti onore per le proprie abilità professionali nei più diversi settori.

Ed ecco allora le ulteriori testimonianze di Alessandro Scassellati Sforzolini o di Vania Mancini che anticipano le mirabili storie di Concetta Sarachella e degli altri Sinti e Rom che si sono fatti onore nei più diversi settori artistici, professionali e culturali, non possono che incoraggiarci nel nostro modesto lavoro di ricostruzione storica di ciò che è avvenuto nel passato e che ancora in molti casi succede ancora oggi.

Nel consapevole tentativo di “superare ogni residua distanza per renderci finalmente conto di essere tutti figli di un’unica “razza”, quella umana”.


[1] Francesco Paolo Tanzj, è nato a Roma il 14 agosto 1950. Ha diretto per anni i Readings di Poesia Contemporanea, con Luigi Amendola, Plinio Perilli, Dario Bellezza, Maria Luisa Spaziani, Stanislao Nievo, Amelia Rosselli. Ha pubblicato il saggio romanzato Elogio dell Provincia (1999) e quattro libri di poesia: Aggregazioni (1974), Oltre (1995), Grande
Orchestra Jazz (1996), per dove non sono stato mai (2002).

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

                                                         

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Articolo importante ed attuale… da meditare e non solo nelle SCUOLE di AGNONE!
    Non so aggiungere altro al concetto cosi ben detto dall’autore sulla persecuzione subita dai ROM e sulla necessità odierna di RIFLESSIONE, di noi uomini del 21° secolo.
    OCCORRE che tutti diveniamo più sensibili ad una …. “crescita responsabile all’insegna appunto “del pluralismo, della non discriminazione, della tolleranza, della giustizia, della solidarietà e della parità tra donne e uomini” per dare quindi vita ad un nuovo umanesimo, sola via d’uscita dalle secche degli errori – e degli orrori – di una contemporaneità senza futuro.

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