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Un aratro di sudore puntato verso l’orizzonte

di Sergio Troiano e Leonardo Tilli

Ho pubblicato centinaia e centinaia di foto che richiamano i tempi andati del dopoguerra 15/18 e di quello 40/45. Una di esse, che riprende un contadino nell’intento di arare un campo in forte dislivello con un mezzo non proprio idoneo, ha sollecitato  la memoria di Sergio Troiano e di Leonardo Tilli, il primo, sugli aspetti tecnici del lavoro che il contadino sta svolgendo e, il secondo, sugli aspetti sociali dell’epoca. (Nota di Enzo Carmine Delli Quadri)

Duro Lavoro” di Sergio Troiano

Questa foto è bella; dobbiamo tenercela conservata perché merita davvero di restare nei nostri ricordi e di essere tramandata alle nuove future generazioni che, di certo, non avranno mai modo di vederne di queste scene. L’aratro, che non è nemmeno un aratro ma un semplice ripuntatore, è di legno, probabilmente di olmo o di quercia, che farebbe pensare a secoli, forse anche molti secoli fa, d’altro canto i vestiti dell’uomo sembrano diciamo relativamente moderni e questo farebbe pensare a tempi più recenti. Dovremmo essere dunque intorno all”inizio del secolo scorso, forse ai tempi della prima guerra mondiale. Quel lungo bastone che ha in mano è il cosiddetto “scretatore” che veniva usato con i buoi per stimolarli a riprendere la marcia quando si impuntavano e si fermavano. Una “pungicatina” sulle natiche era sufficiente per convincerli a muoversi ed a riprendere il lavoro. Ma i muli non hanno di queste stasi e dunque non hanno bisogno di questi stimoli dolorosi per muoversi, semmai il contrario perché non appena l’aratro perde la sua presa tendono a scappare in avanti. Inoltre i muli hanno quella deprecabile ed innata tendenza a scalciare e dunque solleticarli sulle natiche può risultare molto pericoloso per le persone e le cose che gli stanno dietro. I muli ed asini, proprio perché piuttosto diciamo testardi e dispettosi, venivano poco impiegati per questo genere di attività e, quando lo si faceva, si metteva sempre una donna o un ragazzo davanti per tirarli e dirigerli nella giusta direzione. Non si capisce, inoltre, perché ai muli sia stato lasciato il basto in groppa che serve a caricare pesi ma non serve a niente in questo lavoro; affatica inutilmente l’animale senza ricavarne nessun beneficio in cambio. Per il tiro, da noi si usava un collare imbottito di paglia che era leggero e che lasciava libertà di movimento. Detto questo auguriamo buon lavoro al nostro amico contadino

“Lacrime e sangue” di Leonardo Tilli

La foto, bellissima, mostra l’aratore con due muli in salita, … con molta più fatica da parte sua che da parte dei muli, per poter mantenere la terra nel proprio “terreno”, nel proprio campicello,  per non farla scivolare a valle con “l’aratro a mano”  … La terra scivola a valle spontaneamente per la natura dei luoghi.
L’immagine a me racconta  come eravamo, la fatica dei nostri padri e dei nostri nonni che vivevano in un mondo che “non ti regalava niente”, in cui, in molte situazioni, le donne privavano la propria famiglia di … un uovo, per barattarlo da “lu salarule”  (“sale e tabacchi“), con un pugno di sale necessario per dare sapore alle minestre quotidiane. 
La miseria, la povertà diffusa era tanta, per vedere “un soldo”, moneta del tempo, bisognava lavorare molto, privarsi di una parte delle scarse produzioni agricole per barattarle o riuscire a venderle, sperando che  per avere il compenso in denaro non si dovesse aspettare molti mesi, allora ci si accontentava di un prezzo inferiore al valore effettivo dei prodotti agricoli, venduti per necessità! Oppure bisognava  emigrare in America, o altrove … Successivamente alla “disoccupazione reale” fu trovato uno sbocco: chi voleva poteva anche  arruolarsi volontario, per le  “colonie”,  o per divenire coloni in quelle terre, in “un posto al sole” …
Qualcuno, forse, a quei tempi, stava bene, ma  relativamente, poiché  le condizioni di vita, anche per quelle famiglie ritenute “benestanti”, per igiene, per mancanza di comodità, per salute, erano sempre molto precarie.
Basti pensare ad un detto che si ripeteva a Fraine, il mio paese, quando ero bambino, riferendosi ai tempi passati: “sunoi la cambanella” =  “suonava la campanella”, ci si riferiva ai molti bambini che morivano prima di arrivare ai sei anni di età … Il fenomeno veniva considerati quasi naturale, come naturali venivano considerate la povertà e le sofferenze del duro lavoro e del vivere quotidiano!  Le persone, anche le più umili, non si lamentavano mai, almeno in pubblico, ma sopportavano sempre tutto, … anche con il sorriso sulle labbra e … sembravano contenti di quel “niente”, come se avessero  sempre la “gioia nel cuore”.
Noi, per natura, per una forma di risorsa naturale che ci permette di affrontare giorno dopo giorno la nostra vita quotidiana, dopo qualche tempo, dimentichiamo i fatti negativi che ci hanno angustiato l’esistenza e, non per merito nostro cosciente, siamo portati a ricordare spontaneamente solo i fatti belli, gli episodi e i momenti che ci hanno dato soddisfazione, gioia e felicità!
I fatti negativi che abbiamo conosciuto per esperienza diretta o “per sentito dire”, li ricordiamo solo se lo vogliamo, solo se veniamo stimolati da fattori esterni, come il vedere, ad esempio,   una di queste “sapienti” foto pubblicate su internet.
In quei tempi, anche non molto lontani, vi era tantissima povera gente, vi era analfabetismo per necessità di dover lavorare anche in tenera età. Non solo nei campi, ma anche nelle fabbriche tessili venivano utilizzati i bambini. I più piccoli venivano messi  sotto i telai e dovevano annodare i fili quando si rompevano. Oppure, insieme alle donne ,  stavano con le mani immerse nell’acqua bollente per srotolare la seta dai bossoli. Chi ha documentato queste cose, ci ricorda che le mani  di quelle donne  e di quei bambini che come ho detto,  erano costretti ad immergerle nelle bacinelle con l’acqua bollente, “si cuocevano” e facevano male. …
Eppure oggi, spesso, sento gente che inneggia a quei tempi,  come se  si fosse trattato de “l’Età dell’oro”, che si erano inventati gli  “ANTICHI”, tempo immaginato … in cui nei fiumi scorreva  …” latte e miele” e non   “lacrime  e sangue!” o,  come si diceva a Fraine erano tempi in cui si doveva “schiuma’ lu sanghe” … si doveva “sudare sangue“.

Copyright: Altosannio Magazine 
EditingEnzo C. Delli Quadri  

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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