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Terra d’Altosannio: Il piccolo allevamento  – La semina

di Maria Delli Quadri [1] 

Capre d'Abruzzo

Il piccolo allevamento familiare

Lo scopo dell’allevamento  familiare era quello di avere il latte da consumare a casa. Il prodotto ricavato non era a disposizione di tutti i componenti del nucleo familiare; si dava la precedenza ai bambini, ai vecchi e alle persone malate. Era in genere latte di capra. A questo proposito mi viene in mente che anche  nei borghi di montagna  ogni famiglia possedeva uno o due di questi capi;  la mattina, quando non nevicava, il ragazzo o la ragazza  doveva  portare l’animale di famiglia al “capraio” che, in attesa fuori del paese, radunava poi tutte le capre e le portava al pascolo. La sera il rito si ripeteva al contrario: la capra, bella e sazia, rientrava, il bambino riceveva la sua brava bottiglia di latte, la famiglia  aspettava  a casa per mangiare: una grossa scodella veniva posta al centro della tavola, pane secco messo all’ammollo, tanti cucchiai di stagno che affondavano, riempivano, poi portavano alla bocca, stando attenti  a che neanche una goccia cadesse. La mano faceva da tovagliolo.

Nella masseria le capre pascolavano col gregge; il loro latte era considerato per i neonati un buon alimento e spesso sostituiva quello materno. Un formaggio leggero coronava il frutto del latte di capra, animale agile e pronto a salire sui dirupi in cerca di cibo.

L’allevamento delle pecore e delle mucche si armonizzava con la coltura estensiva dei campi. Il  latte ricavato veniva trasformato in formaggio. La lana, molto ricercata in commercio, dava un discreto guadagno. I cani da pastore o da guardia erano tenuti in tutte le masserie, proprio per custodire e meglio difendere il patrimonio zootecnico.

semina

La semina

Le piogge autunnali, benefiche per la campagna, potevano essere indici di buon inizio della semina. La siccità rimandava i lavori.  Il tempo delle semine, come gli altri lavori, presentava varie difficoltà: trasporto dei concimi e delle sementi, già passate nei crivelli dalle donne che, con la testa coperta da un fazzoletto, un po’ discoste dalla porta di casa, agitavano lo strumento per farne uscire la pula. Per i terreni che erano ben lavorati, si usavano aratri di legno col vomere di ferro.

E’ nota a tutti noi di una certa età l’immagine dell’agricoltore che passa sui campi arati e ogni tanto lancia una manciata di semi, cavandola da una bisaccia appesa alla spalla.. I libri del ventennio mostravano la scena come fosse un atto dettato dalla gioia del lavoro. Nel gesto ampio dello spargimento si coglieva tutta la soddisfazione del padre di famiglia che, chino sull’aratro trainato da buoi, lanciava il grano che la terra avrebbe accolto per restituirlo, al nuovo anno, sotto forma di spighe color oro.  Le intemperie non spaventavano e lui, il contadino, andava avanti e indietro, seguendo i solchi già segnati nel campo. Un cane fedele lo accompagnava sempre, un sole pallido, autunnale illuminava la scena.

Maria Delli Quadri Ott 2014

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[1] Maria Delli Quadri: Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Lettere, oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. In questa rubrica Maria volge lo sguardo sul mondo almosaviano e nascono pensieri e ricordi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

4 commenti

  1. Cara Maria , non c’è scritto, seppur non triste in sé che tu proponga, che non SMUOVA ricordi un po’appannati da un velo di mestizia ( almeno per me), vuoi per il tempo passato, che genera nostalgia, vuoi per la durezza della vita, una volta… e quindi per l’universalità dei sentimenti che sai esprimere con suadente perspicacia.
    Ed il latte è stato protagonista di una mia poesiola di anni fa, che fa da corollario alla tua descrizione.
    RICORDO LONTANO
    Accanto al fuoco è posto un pentolino
    di bianco latte; è già caldo fumante:
    tre bimbi attendono la buona zuppa…

    “ Fai tre parti uguali, ti raccomando”
    intima papà, ma gli vien risposto:
    -Il latte è poco, a tutti e tre non basta-

    Uno scatto d’ira sul buon pentolino
    e nella cenere grigia occhieggiano
    mille bollicine inutili e vuote.

    Rimasero vogliosi i tre bambini
    intorno al focolare quella sera…
    Ma l’ira di papà fu più che giusta!
    9 gennaio 2004
    in ricordo di mio padre a 10 anni dalla sua mrte .

    • Poesia bellissima, un po’ triste forse, ma dolce e struggente. Noi di una certa età abbiamo accumulato tanti di quei ricordi che ognuno di noi potrebbe scrivere un romanzo.

  2. Antonia Anna Pinna

    Quanta fatica e quanta abnegazione c’era nel riuscire a sfamare la famiglia, in fondo non sono passati secoli da queste vicende. Ricordo che a mia madre quando chiedevo una fetta di pane lei mi diceva ” che ci vuoi sopra?” La scelta era solo tra sale e olio o vino e zucchero; ma ci sentivamo ricchi. Grazie Maria, la tua scrittura mi trasporta in prima classe.

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