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Terra da scoprire: Agnone

di Mario Antenucci
Tratto dal suo libro  “La Terra da Scoprire” [1]

Agnone by Iridi Digitali

Tralascio le osservazioni sulle manifestazioni e sulle tradizioni di Bagnoli del Trigno e mi avvio verso la valle del Verrino per raggiungere Agnone.

Vi giungo percorrendo strade aspre e tortuose, nello stesso tempo suggestive, tra alture che divennero luogo di piccoli monasteri ed eremi. 

La cittadina sorge su uno sperone roccioso a più di 800 metri di quota di fronte alle montagne dell’Abruzzo.

Si vuole che la cittadina sia nata sulle rovine di Aquilonia, città sannitica distrutta dai Romani alla conquista del Sannio durante la dominazione longobarda in Italia. Conti e capitani di ventura di Venezia portarono sul luogo un enorme numero di soldati e artigiani veneziani e fondarono il paese su un colle – ora somigliante a un borgo veneziano. 

Dominato democraticamente dagli Angioini e dagli Aragonesi, dipendente direttamente dal re, Agnone fu libera da qualsiasi soggezione feudale. Durante il periodo comunale le fu conferito il titolo di “città”.

Con Gioacchino Murat ottenne il passaggio dall’Abruzzo al Molise.

Nel corso del 1800 divenne un centro di sviluppo di numerose menti colte come medici, giuristi, filosofi, teologi, per cui fu chiamata la “Atene del Sannio”.

Intorno agli anni ’40 del secolo scorso c’è stata una crescita demografica con conseguente sviluppo sociale economico culturale.

Dagli anni ’50, come ogni zona interna, Agnone soffre della piaga della emigrazione.

 La Città ha più motivi di richiamo per il visitatore attento, che vanno dalle chiese ai palazzi nobiliari con elementi lapidei quali portali, cornici e medaglioni di particolare interesse che danno al Centro un aspetto signorile ed elegante. 

Numerose opere pittoriche, dovute ad artisti locali o molisani, si possono ammirare nelle varie chiese presenti in Agnone, ricche di tele e statue (Pietro Pelle XVIII sec., chiesa di S. Croce) – (Giuseppe D’Apollonio, chiesa di S. Biase) – (Francesco Palumbo che alla fine del XVIII sec.  eseguì affreschi e tele in S. Antonio Abate) e in S. Francesco si trovano opere del pittore molisano Paolo Gamba di Ripabottoni. Se ne contano in totale 14 concentrate in un’area di poche centinaia di metri quadrati.

Come un nido d’uccelli pigolanti i suoi campanili, con i variegati rintocchi, intonano un canto melodioso: sembra che vogliano espandere per tutta la valle il senso religioso che li pervade fin dall’antichità.

Chiesa di Sant’Emidio

Le statue lignee presenti nella chiesa di S. Emidio stanno a testimoniare la fertilità di scultori locali e non (i toscani Dupré padre e figlia).

Agnone è il cuore naturale dell’Alto Molise sia per il ruolo culturale, artigianale che ha avuto nel passato sia per quello che continua ad assolvere oggi come centro di servizi, di commercio e ancora di cultura.

Ancora oggi passeggiando per il corso principale Vittorio Emanuele, dall’aspetto signorile, sembra che aleggi quell’odore di operosità, caratteristico, che emana il ferro battuto e la fusione del rame nelle botteghe artigiane. 

In passato è stata famosa per la lavorazione di metalli quali  il rame, il ferro, l’argento, l’oro e per la fusione del bronzo con lo stagno e il rame per la fabbricazione di campane, porte, apparati decorativi (la Pontificia Fonderia Marinelli). Di rado, oggi, si sente battere il ferro e il rame per la creazione di oggetti ornamentali nelle pochissime botteghe-laboratori, ma tanti sono i laboratori di prodotti dolciari (confetti ricci alle mandorle, campane al cioccolato, ostia al miele e noci).

È una tra le più belle delle cittadine molisane, per il suo complesso, per le rue del centro storico che le donano un’atmosfera rilassante; di tanto in tanto si aprono sulle piazzette accoglienti  nelle quali si ergono edifici religiosi di grande rilevanza, dalle pareti in pietra bianca e con pochissime finestre. Raffinata è quella del Plebiscito – il cui centro è adornato da una caratteristica fontana – sulla quale si affaccia, con la sua loggiata da palcoscenico, il Caffè Letterario.  Se ne incontrano tanti e di diversi stili architettonici (dal romanico al gotico al rinascimentale): San Marco Evangelista, costruita dai veneziani.

Agnone La Chiesa Madre di San Marco

Dalla sua fondazione, intorno ad essa, iniziò l’edificazione urbana. È la chiesa madre e la sua denominazione si può attribuire ad origini venete come la stessa città. Infatti è possibile osservare, sulla facciata di varie chiese, il leone alato in pietra, tipico di Venezia. La chiesa di S. Nicola, affiancata da un campanile con la cuspide in maiolica, che ospita opere di pregevole valore; altari in legno si trovano nella chiesa di S. Pietro Apostolo; le chiese di S. Biase e S. Amico.

Di notevole interesse sono le chiese di S. Emidio, autentico scrigno, che ingloba numerose opere scultore lignee come il gruppo delle tredici statue che raffigurano Gesù con gli Apostoli e quella benedettina di S. Francesco di matrice conventuale: di essa importanti sono il rosone con il sottostante portone ad ogiva della chiesa e il portale di stile rococò dell’ingresso al monastero.

Altre chiese di natura monastica sono quelle di S. Chiara e dell’Annunziata che fa da sfondo al Corso V. Emanuele.

Imponente rimane poi  la chiesa di S. Antonio Abate dove sono conservati dipinti dell’VIII secolo; costruita nel corso del XII sec., ricca di altari policromi. Di rilievo sono un coro e un organo lignei. Il suo campanile poderoso è la più alta costruzione della città delle campane.

            Agnone ha acquisito maggiore importanza e popolarità con la visita – nel 1995 – del papa Giovanni Paolo II alla Pontificia Fonderia Marinelli in occasione della sua venuta nel Molise per la posa della prima pietra dell’omonimo centro di ricerca della Università Cattolica e del suo pellegrinaggio al Santuario della Madonna Addolorata di Castelpetroso.

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[1]Mario Antenucci, così come rileva Francesco D’Episcoponella prefazione del suo libro, si addentra nei segreti di un Molise meno conosciuto e battuto, perché più interno e collegato più intimamente all’Abruzzo. Ma questa è terra nostra e il fiume che l’attraversa scandisce il ritmo di una fondovalle che aiuta anche l’autore di questo libro a ricomporre il saliscendi di una terra, geologicamente, tra le più varie e tormentate d’Italia, come ebbe bene ad arguire Francesco Jovine nella sua suggestiva descrizione. 

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Copyright: Altosannio Magazine; 
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Mario Antenucci

Mario Antenucci, Molisano di Roccavivara (CB 1947). Insegnante. Ha sempre coltivato l'interesse per la letteratura e la passione per la poesia. Pubblica scritti e poesie su diverse testate giornalistiche. Ha partecipato a diversi concorsi di poesie, ottenendo riconoscimenti per  meriti letterari.

Un commento

  1. COMPLIMENTI, MARIO ANTENUCCI

    FORSE TRA I TUOI AVI CE N’è UNO DI AGNONE!?
    Quasi non si poteva dire di PIU’ dell’ATENE del SANNIO …
    se non qualche accenno alla vita contemporanea e ai suoi cittadini viventi, che amano AGNONE e ne curano aspetti e fatti.

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