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Tempo di vendemmia: la Zuppetta

A cura di Flora Delli Quadri [1],
Ricetta di Raffaele Di Ciocco, ricordi di Maria Delli Quadri

zuppetta

La ZUPPETTA era un piatto tipico del tempo che fu; la si preparava soprattutto per la vendemmia, per la mietitura, per tutti coloro che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto e che, pertanto, avevano necessità di riposare, rifocillarsi, dissetarsi con un buon bicchiere di vinello fresco. L’ora canonica per gustarla era la mattina, tra le 8,00 e le 9,00, dopo circa tre ore di lavoro, iniziato fin dall’alba.

Il piatto, nella sua semplicità, era gustoso e nutriente. Le ciotole col sughetto erano la base per bagnare fette di pane fatto in casa. Religiosamente le mani attingevano, le forchette spezzavano e tagliavano, la bocca ingoiava, il palato assaporava. La salsiccia poi era il top: la si teneva a lungo per assorbirne il sapore fino alla fine.  Quando tutto era terminato, il pensiero andava al pranzo,  ma si riprendeva il lavoro con più lena, con più  vigore. Una vecchia canzone popolare diceva così: SAPORE ANTICO, SAPORE DI TERRA, SAPORE DI FATICA, SAPORE DI CASA.

Il procedimento della ZUPETTA, quella autentica degli anni ‘50, è il seguente:
mettere ne ru pilzenett” il lardo di maiale “addacciato”, farlo sciogliere, aggiungere la salsiccia e farla rosolare, aggiungere l’aglio e appena incomincia a colorire aggiungere la cipolla, le patate pelate, le zucchine e far rosolare anch’esse rigirando sempre; aggiungere sale, pepe, un po` di peperoncino e dell’estratto di pomodoro, girare bene per un minuto, aggiungere dell’acqua e gli aromi che si preferiscono e quando il tutto incomincia a bollire si può coprire, ma non completamente;  continuare a far cuocere a fuoco lento e quando le patate sono cotte la ZUPPETTA è pronta.
A scelta della cuoca, si può decidere di aggiungere alla fine qualche uovo (optional poiché nella vera zuppetta originale non ci si mettevano).

GLOSSARIO
Pilzinett(o) = recipiente di rame munito di tre piedi, autoreggente, sì da poterlo usare accanto al fuoco con un po’ di brace sotto
Lardo addacciato = battuto di lardo, operazione ottenuta colpendo il lardo, posto sul tagliere, con la lama di un coltello affilatissimo.

Foto di Simone Delpapa

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[1] Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

4 commenti

  1. Bellissimo il tutto, armonico e, a suo modo, anche poetico. Si fa ancora la “zuppetta”? certamente si, ma non da noi che facciamo le diete e non abbiamo tempo. Di sera si può fare. Donne ,organizzatevi. Anche senza il “pulzinetto” c’è il gas.

  2. per la zuppetta si usa la salsiccia sotto sugna ……non va rosolata ma messa all’ultimo momento con intorno tutta la sugna……..altrimenti se la salsiccia viene rosolata diventa dura

  3. la zuppetta della foto l’ho cucinata io

  4. La zuppetta.
    Un piatto tipico di Agnone, dei tempi in cui il lavoro nei campi era più duro e faticoso.
    La ricetta è degli anni ’50, ai tempi, penso, si mangiava quello che si aveva e spesso si arricchiva il piatto con qualche salsiccia e/o qualche uovo.
    È curioso, ma qualche giorno fa ho letto un piatto simile scritto da un amico di Roccaspinalveti, da Tarquinio Bruno. Trascrivo di seguito la sua “ricetta” … “lu mbrnzl’!
    > – Tarquinio Bruno:
    Signori lu mbrnzl è servito
    Piatto tipico che ha accompagnato la colazione di intere generazioni ( ottimo anche di sera come in questa occasione )
    la sua massima esaltazione nel sapore è in questo periodo con patate novelle, pomodori, peperoni e zucchine di stagione, riproposto fedelmente con aggiunta di uova del proprio pollaio e salsiccia della ” chimbosctta ” .
    Non aggiungo altro…buon appetito e me
    NOTA BENE: “LA CHIMBOSCTTA”, è il nome che si dava a tutta una operazione per la conservazione dei salami e delle salsicce, quando erano asciugate, e venivano tolte dal “fumo”. Di solito si tenevano nel locale cucina, il cui soffitto, era attrezzato con ganci e catenelle a cui si appendevano degli uncini di uguale misura per sostenere le cosidette “mazze” a cui venivano poi appesi i salumi di ogni tipo.
    In seguito, quando le salsicce e i salami avevano raggiunto la giusta stagionatura, venivano tolte “dal fumo” e venivano messi, affilati con cura, “composti” in un recipiente, una volta si usavano i recipienti di terracotta smaltati, e si ricoprivano con olio o con strutto di suino, per la conservazione di questi preziosi alimenti. Lasciarti all’aria, sarebbero seccati molto, sarebbero diventati molto duri, mentre con questo sistema i salumi conservavano la stessa morbidezza di quando erano state messi “alla composta”. …
    Al post di Tarquinio Bruno, in roccaspinalveti, avevo fatto il seguente commento:
    > – “Ciao, Tarquinio Bruno io non ho più il pollaio e sono molti anni che non faccio più le salsicce da mettere nella “”CHIMBOSTA””, in compenso preparo un piatto diverso:
    … Olio extra vergine, cipolla, peperoni, zucchine, patate, melanzane, un pomodoro maturo, senza semi e senza pelle, oppure un poco di “passata di pomodoro”. Cotto a fuoco lento, … Buon appetito, … senza uova e senza salcicce.”

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