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Spopolamento delle nostre terre.

Nel corso del 2018, stando ai dati ISTAT, sono nate in Molise 1.895 persone e ne sono morte 3.703, con un saldo negativo di 1.808 persone.  A queste vanno aggiunti circa 860 giovani che hanno lasciato la regione per motivi di studio o di lavoro. Considerando altri aspetti legati a cessazioni o attivazioni residenze, si rivela che sono circa 2.900 le persone che non figurano più residenti in Molise. 

Dopo il massimo storico registrato in occasione del censimento del 1951, con 406.823 residenti, nel ventennio successivo la popolazione molisana ha subito un netto calo per la ripresa del fenomeno migratorio. Dal 1981, grazie alla diminuzione delle partenze e all’aumento dei rientri, si è riscontrata una minima ripresa; al contempo, però, si è assistito a una ridistribuzione degli abitanti a favore dei centri maggiori delle colline  e della costa  e a discapito dei piccoli borghi di montagna. Negli anni novanta, esauritosi il flusso dei rientri, la popolazione è tornata a diminuire, questa volta a causa del calo delle nascite non compensato dalla scarsa immigrazione dall’estero.

Complessivamente si è passati dai  406.823 residenti del 1951 ai 308.493  del 1° gennaio 2018 e 305.617 al 31 dicembre sempre del 2018,  ovvero 2.876 in meno (più di 2mila nella provincia di Campobasso e circa 860 in quella di Isernia).Oltre 100.000 residenti in meno. Una decrescita seria, allarmante, critica, preoccupante, angosciante.

C’è chi si diverte a dire, contro ogni logica, che il Molise non esiste. Ma, se continua con questo trend che, salvo un piccolo periodo, dura da anni, la regione esisterà ancora dal punto geografico, ma non esisteranno più i molisani.

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Copyright: Altosannio Magazine; 
EditingEnzo C. Delli Quadri

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Il problema è dovuto in buona parte ad una politica che non tiene più conto di cosa ha fatto grande l’Italia nel mondo: la creatività degli artigiani, il lavoro duro dell’agricoltura. Queste due tipologie di lavoro, come tante altre:(commercio, ristorazione, piccole, medie, grandi imprese industriali) sono state costrette a chiudere, o sopravvivere senza più assumere altri dipendenti perchè la tassazione è troppo gravosa. Conseguentemente si pensa due volte prima di allargare la propria attività o continuare senza alcuna sicurezza. Tutto ciò va a discapito del lavoro giovanile che è costretto a spostamenti, non solo in altre parti d’Italia, (dove ci si ritrova nelle stesse condizioni), ma bensì all’estero. Il risultato di tutto ciò porta ad una conclusione molto evidente; chi produceva il made in Italy. mettendo tutta la sua creatività, la sua esperienza e rischiando anche molto, e ripeto vale per tutte le categorie sopra esposte è stato costretto a chiudere o ridurre la propria attività a favore di tutto un’ apparato burocratico (ministeriale, regionale, provinciale ,comunale, e collegate) strapagato che non è affatto produttivo. Un carrozzone che non rischia nulla e che si nutre come una sanguisuga su chi realmente lavora e produce per questo nostro paese. Auguri a tutti i giovani perchè possano trovare la strada giusta per farsi un’avvenire e formarsi una famiglia.

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