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Spigolature araldiche. Pillole di storia su quattro piccole pietre di Agnone.

di Franco Valente [1]

AgnoneAnnunziata

Il prospetto laterale della chiesa dell’Annunziata di Agnone non sarebbe meritevole di alcuna attenzione se non vi apparissero quattro piccole formelle quadrate di pietra, tutte da interpretare. A dire il vero le prime due sono piuttosto semplici. La prima reca l’immagine dell’Agnello Crucifero sul quale, credo, ci sia rimasto poco da dire essendo universalmente noto che si tratta del simbolo apocalittico dell’Agnello mistico che nella sostanza rappresenta il Cristo sacrificale.

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Altrettanto semplice è capire cosa significhi in Agnone una A isolata essendo anche l’elemento caratteristico dello stemma comunale.

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Più complicate sono invece la terza e la quarta pietra.

Sulla terza è scolpito uno scudo che in araldica viene definito appuntato e che reca al suo interno l’immagine di un leone rampante.
La circostanza che la coda sia rigirata all’interno potrebbe indurre in errore perché è l’emblema della famiglia Caracciolo che fu feudataria in Agnone in un tempo che, però, non è compatibile con la data dell’epigrafe che si sviluppa in verticale sui due lati.

1346portaClericorum

Sulla sinistra della formella, infatti, si legge ANNO DOMINI MCCCXXXXVI (Anno del Signore 1346), mentre sulla destra si fa cenno a una misteriosa PORTA CLERICORUM (Porta dei chierici).

Osservando il listello piatto della sua cornice sembra di poter dire che sia analoga a quella dell’Agnello e possiamo azzardare che ambedue siano dello stesso anno 1346.

Ma a quale famiglia e, più precisamente, a quale feudatario si riferisce quel leone rampante?

Dovrebbe trattarsi dell’emblema di Guglielmo de Sabran che aveva ottenuto da Roberto d’Angiò il feudo di Agnone dopo che il suo territorio era appartenuto a Filippo d’Isernia morto senza eredi.

Non sappiamo in quale anno sia avvenuto l’avvicendamento, ma siamo sufficientemente sicuri che il nostro Guglielmo lo abbia tenuto almeno fino al 1347 quando, secondo il Masciotta che non rivela quale sia la fonte della notizia, Agnone passò al figlio primogenito Ludovico, che fu anche conte di Apice.  Ludovico, primo di quattro fratelli, era nato dall’unione di Guglielmo con Giacoma Sanseverino.

Sabran copia

I Sabran hanno per emblema un leone rampante di nero, linguato di rosso, in campo di argento. Probabilmente per lo scudo di Agnone si tratta della forma più antica dell’emblema di famiglia perché nel tempo il leone si arricchì della corona.

Più complicata ancora è la lettura della quarta formella perché nel tempo sullo scudo in cui appare solo una banda si sono fatte due operazioni: E’ stato risistemato in posizione capovolta e sono stati cancellati i particolari araldici che erano scolpiti sulla sua banda.

E’ evidente che si tratti di una consapevole damnatio memoriae che molto spesso viene compiuta dai titolari di feudi che si sostituiscono a feudatari fedeli della fazione soppiantata e della quale si ritiene di dover cancellare anche la memoria araldica.

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I de Sabran erano di fede angioina e lo scudo abraso grossolanamente (e che originariamente doveva essere collocato presumibilmente sulla facciata di qualche edificio) doveva appartenere a una famiglia gratificata o comunque protetta nella dominazione precedente.

L’unica famiglia che nel periodo federiciano abbia avuto risalto particolare in Agnone è quella dei Borrello e lo scudo araldico che oggi vediamo così malamente ridotto bene si adatta a questa ipotesi.

Borrello copia

Infatti l’emblema dei Borrello è di rosso alla banda di argento caricata di tre corni di rosso.

I Borrello, come sappiamo, hanno dominato Agnone sicuramente in epoca normanna. La loro presenza come titolari del feudo di Agnone è testimoniata anche dal Catalogo dei Baroni dove si legge: Guillelmus de Anglono tenet de predicto Comite Hugone Castellum Judicis, et Montem fortem et Anglonem quod est feudum viij militum et cum augmento obtulit milites xvj et servientes xvj. Isti tenent de predicto Guillelmo de Anglono.

Costui era figlio di Burrellus Senior (Borrello IV) ed era nipote di Gualterius di Agnone nonché fratello di Horrisius (Oderisius) Burrellus.

Errico Cuozzo ci ricorda che Guglielmo Borrello il 24 novembre 1144 era stato presente in Agnone alla concessione di metà della chiesa di S. Marco fatta, a seguito di una sentenza del giustiziere Ugo II, conte di Molise, da Maynerius de Palena e Matteo di Pettorano, in favore di Maccabeo preposto del monastero di S. Pietro de Avellana.

Evelina Jamison, invece, cita Guillelmus filius Burrelli, a proposito della donazione della chiesa ad ipsos pro anima Burrelli filii Gualterii  et pro animabus ipsorum et de ipso foris facto.

Il Borrello del nostro stemma apparterrebbe, invece, all’ultimo dei rappresentati di questa famiglia in Agnone. Quel Guglielmo Borrello che visse al tempo di Federico II e che, insieme al padre Riccardo, è citato nei Registri svevi del 1239-40.

Pare ovvio che il ricordo di personaggi che tanta parte avevano avuto nella storia di Agnone era sicuramente ingombrante per chi venne dopo di loro e la cancellazione dei corni dalla banda araldica, simbolo particolare dei Borrello, sembrò un buon modo per cancellarne anche la memoria.

Operazione che, a quanto pare, non è pienamente riuscita.

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[1] Franco Valente, molisano di Venafro, architetto, è un appassionato studioso di Storia e di Arte ben oltre  i suoi interessi professionali. Ha dedicato e dedica questa sua passione alla sua terra molisana, attraverso opere, pubblicazioni, progetti, sia in via autonoma, sia attraverso il ruolo ricoperto in importanti Istituti, Biblioteche, Consigli Scientifici.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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