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Silvio Spaventa, personaggio storico dell’Altosannio

Silvio Spaventa

Silvio Spaventa nacque a Bomba (Ch) il 12 maggio 1822.

Influenzato dalla concezione hegeliana dello Stato, Spaventa fu uno dei più originali teorici del liberalismo nell’Italia dell’Ottocento: fu sostenitore di uno Stato forte ma non autoritario e sostenne tenacemente la rigorosa separazione della sfera politica da quella amministrativa; in polemica col trasformismo di Agostino Depretis, propugnò un bipartitismo di tipo inglese.

Silvio Spaventa morì a Roma il 20 giugno 1893. Ebbe funerali di Stato e la sua salma è sepolta nel cimitero del Verano.

Biografia

Fratello minore del filosofo Bertrando, nacque da un’agiata famiglia abruzzese: i suoi genitori furono Eustachio Spaventa e Maria Anna Croce, appartenente alla stessa famiglia del filosofo Benedetto Croce, che fu affidato alla sua tutela dopo la morte dei genitori nel terremoto di Casamicciola del 1883.

Ricevette la prima educazione a casa e, nel 1836, venne inviato a proseguire gli studi nel Seminario di Chieti, dove già studiava il fratello; completò gli studi nel seminario di Montecassino dove, nel 1838, Bertrando aveva ottenuto l’incarico di docente di matematica e retorica. Qui strinse amicizia con il filosofo Antonio Tari[1][2][3].

Nel 1843 si trasferì a Napoli, dove lavorò come precettore dei figli del magistrato Benedetto Croce, fratello di sua madre e nonno dell’omonimo filosofo.

Qui entrò in contatto con il pensiero liberale ed hegeliano. Venne, però, ben presto costretto ad abbandonare la città per il suo orientamento politico: soggiornò in Toscana, dove strinse forti legami con la classe politica moderata locale. Tornò a Napoli nel febbraio del 1848, dopo la concessione della Costituzione, e fondò il quotidiano Il Nazionale, il cui primo numero uscì il 1º marzo 1848: il giornale divenne presto punto di riferimento della borghesialiberale, ma venne apprezzato anche dagli ambienti più conservatori e filoborbonici.
Venne anche eletto deputato e contribuì a dare una dimensione nazionale al patriottismo napoletano[senza fonte], insistendo per la partecipazione delle truppe delRegno delle Due Sicilie alla guerra che fu poi chiamata Prima guerra d’Indipendenza.

L’esilio

Dopo che Ferdinando II di Borbone il 15 maggio 1848 revoca la Costituzione che aveva concesso poco tempo prima, e bombarda zone di Napoli dove erano i ribelli alla sua Casata, Silvio Spaventa, accusato di aver sostenuto la resistenza del generale Guglielmo Pepe, venne arrestato (19 marzo 1849) e rinchiuso nel carcere di San Francesco.
Riconosciuto colpevole di cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato e sedizione, venne condannato a morte per impiccagione (8 ottobre 1852), ma ebbe poi la pena commutata in ergastolo (come sovente faceva la Giustizia Borbonica); rimase nel carcere di Santo Stefano per sei anni, durante i quali si dedicò agli studi politici e filosofici; l’11 gennaio 1859 la pena venne nuovamente commutata in esilio perpetuo. Il piroscafo Stewart, che doveva condurlo insieme ad altri 68 condannati politici in America, in seguito all’ammutinamento organizzato dal figlio di Luigi Settembrini, ufficiale della marina mercantile britannica, lo condusse in Irlanda (6 marzo 1859); da qui raggiunse Londra e quindi Torino, dove entrò in contatto con Cavour divenendo uno dei fedeli seguaci e uno dei principali fautori della sua politica.

L’attività politica dopo l’Unità d’Italia

Silvio Spaventa Statua Roma Ministero Finanze
Silvio Spaventa Roma Ministero Finanze

Venne inviato nuovamente a Napoli da Cavour e dai Savoia (che avevano già in mente l’invasione del Regno delle Due Sicilie anche a mezzo di Garibaldi) nel luglio 1860 per preparare all’annessione di quei territori meridionali a quello che poi sarebbe divenuto Regno d’Italia: si adoperò, senza successo, perché questa avvenisse il prima possibile, senza attendere l’arrivo a Napoli di Garibaldi, il quale poi, assunto il titolo di Dittatore, lo espulse (il 25 settembre 1860). Tornò a Napoli ad ottobre, assumendo la carica di ministro di Polizia nel governo luogotenenziale (dal novembre 1860 al luglio 1861), fronteggiando energicamente la difficile situazione napoletana, anche con l’aiuto del corregionale barone Rodrigo Nolli.

Sedette nella Camera dei deputati ininterrottamente dal 1861 al 1889, tra le file della Destra storica. Venne nominato Sottosegretario all’Interno nei governi FariniMinghetti (dal dicembre 1862 al settembre 1864) divenendo il principale ispiratore della politica di sicurezza interna dello Stato: organizzò la repressione del brigantaggio meridionale e delle manifestazioni torinesi del 1864 provocate dalla Convenzione di settembre che prevedeva anche lo spostamento della capitale aFirenze. Nel 1868 venne nominato Consigliere di Stato; viene ricordato ancor oggi il suo famoso discorso sulla “giustizia nell’amministrazione” del 6 maggio 1880.
Fu ministro dei Lavori Pubblici nel secondo governo Minghetti (dal luglio 1873 al marzo 1876): in tal veste, fu l’autore del progetto di legge che prevedeva la nazionalizzazione della rete ferroviaria, la quale alienò al suo governo il sostegno dei deputati toscani e causò la caduta del governo e la fine della Destra storica, nel marzo 1876.

Nominato Senatore del Regno nel 1889, per interessamento di Francesco Crispi divenne anche presidente della IV sezione del Consiglio di Stato.

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Editing: Enzo C. Delli Quadri
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About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Bella figura di pensatore e di uomo politico, che anche negli studi di scuola superiore ha una notevole presenza; il suo pensiero viene studiato con orgoglio nei nostri istituti: insieme al fratello Bertrando, corregionali e parenti indiretti del filosofo BENEDETTO CROCE, hanno dato lustro all’Abruzzo e Bomba li onora con un monumento.
    Un benemerito grazie al BLOG che ci ripropone la sua figura e il suo ricordo.

  2. Leonardo Tilli

    BENEDETTO CROCE, ci dice che era rimasto orfano dopo il terremoto di Casamicciola della sera del 29 luglio del 1883, in cui morirono suo padre Pasquale, sua madre Luisa Sipari e sua sorellaMaria. Lui fu “cavato fuori” dalle macerie la mattina dopo e fu steso su una barella. Si era rotto “il braccio destro nel gomito e fratturato in più punti il femore destro” … “SILVIO SPAVENTA, cugino di mio padre, tolse volentieri il carico di essere nostro tutore; e nel novembre del 1883 condusse seco mio fratello a Roma, dove io, appena ristabilito, lo raggiunsi nel gennaio del 1884.” Silvio Spaventa, come tutore, si prese cura di Benedetto e di suo fratello Alfonso. Benedetto Croce, risentì nella sua formazione dell’influenza culturale anche delle molte persone che frequentavano la casa di Silvio Spaventatra tra cui in quegli anni di Antonio Labriola di cui assisteva “con avida attenzione le lezioni di filosofia morale” presso l’università di Roma. (Quanto sopra, in “MEMORIE DELLA MIA VITA”, – appunti che sono stati adoprati e sostituiti dal “Contributo alla critica di me stesso” , Napoli 1966 – A CURA DELL’ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI STORICI,

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