La sciàima – La fiumana

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Poesia di Felice Pannunzio[1],
dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

 fiumana

La sciàima

L’acqua curréva chjìera, e zitta zitta
passava sóttə all’archə dərru póndə:
sə vədéva ru funnə dərru scìumə,
mórrə də péššə e prétə bbiànghə e liššə.
Ru sólə nnargəndava la cambagna
e l’aria éva seròina e prufumata.
Ma pó ddu nuvəlìunə cumbariérnə
lundanə, pròpria mbunnə alla chjanìura. . .
Trəmèttə chə nu tuónə la natìura,
dòppə nu lambə chə šchiarèttə l’aria
pə n’attəmə; e n’acqua fitta fitta
cumənzèttə a calà alla scatənata.
Ru scìumə pərdèttə tutta la chjarézza
e sə məttèttə a fa ru prəputèndə,
chə l’acqua ndruvədata dalla sciàima.

La fiumana

L’acqua correva chiara, e zitta zitta
passava sotto l’arco del ponte:
si vedeva il fondo del fiume,
gruppi di pesci e pietre bianche e lisce.
Il sole inargentava la campagna
e l’aria era serena e profumata.
Ma poi due nuvoloni comparvero
lontano, proprio in fondo alla pianura. . .
Tremò con un tuono la natura,
dopo un lampo che schiarì l’aria
per un attimo; e l’acqua fitta fitta
cominciò a scendere prorompente.
Il fiume perse tutta la limpidezza
e si mise a fare il prepotente,
con l’acqua intorbidita dalla fiumana.

 

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

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[1] Felice Pannunzio. Nasce il 10 luglio 1929 ad Agnone, dove frequenta le scuole medie inferiori e, dopo brevi esperienze lavorative in vari campi, si dedica all’attività politica, prima nelle file del Partito Comunista Italiano e in seguito nell’Alleanza dei Contadini. Corrispondente de l’Unità nella provincia di Isernia. Nel 1970 si trasferisce a San Giovanni Teatino (CH) e lavora nella segreteria di un istituto scolastico. Nel 1987 va a vivere a Chieti, città dove tuttora risiede. La sua attività poetica comincia negli anni Cinquanta e prosegue per circa un trentennio. Partecipa alle prime dieci edizioni del premio Cremonese e ottiene risultati lusinghieri, classificandosi più volte tra i primi. Continua ad ottenere soddisfazioni ai concorsi dialettali di Teramo, due volte terzo posto, e Lanciano. La sua poesia è spesso temperata da un’atmosfera crepuscolare e mitografica, nella quale si percepisce un mai sopito sentimento di nostalgia verso le cose avite e gli affetti dell’infanzia. Accanto alla produzione vernacolare non mancano le prove narrative. I racconti in lingua del Pannunzio, ironici e pieni di umorismo, trovano anch’essi la loro freschezza espressiva nei riferimenti al mondo paesano e sono pubblicati – in selezione, nei primi anni Ottanta – sull’edizione regionale abruzzese del Messaggero di Roma.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

 

 

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