“Sciabbndetta, figlia maja” -Sii benedetta, figlia mia!

8
1326

di Rita Cerimele[1]

agnone_giaccio

«Ogni paese era simbolo di una qualità, proprio come l’uomo nella sua individualità è simbolo di se stesso, e vive su un Terreno Sacro. Ciascuno dei figli di Dio è la Luce Sacra che Egli è, sono figli sacri. Lo stesso cielo splende su tutti, e ogni giorno nasce un bambino sacro, atteso dal Padre Celeste, come una benedizione per questa Terra.» (Heavenletter #4969)

“Possiate essere benedetti”, “Che tu sia benedetto”, sempre”! I nostri anziani erano solerti nell’augurare benedizioni a tutti.
La loro bocca professava: “Mòina, mo’, De’ te bendòica” (bravo, che Dio ti benedica!). Questo detto poteva essere riferito a occasioni speciali quali l’annuncio di un matrimonio o di un nascituro in arrivo, tutto pur di benedire.
Ad un compleanno, per affermare che un bambino era cresciuto, si diceva: “De’ le bendòica, gn’é cresciut” oppure “De’ le bendòica, gna cresce bìall”; alla persona adulta l’augurio era “Tand aùrie, De’ te bendòica, gna scte bbìall” o, al femminile, “gna scté bella” (tanti auguri, che Dio ti benedica, come “stai” bello/bella).
I genitori si rivolgevano ai figli, anche a marachella avvenuta, con l’esclamazione: “Pozz’ess beneditt” oppure “Sciàbbndditt!” seguito da un  “Che sci cumbenìat? (che tu possa essere benedetto! Cos’hai combinato?)

Nei paesi l’intero popolo disponeva della formula da proferire ereditata dagli anziani, e le tradizioni erano intoccabili. Ogni usanza, indipendentemente dal luogo di appartenenza, diveniva simbolo di una qualità da tramandare, custodire e mantenere. Le persone ergevano a simbolo loro stesse, nell’umiltà delle mansioni che svolgevano, confermando la propria disponibilità al bisogno altrui. Ogni nuovo nato rappresentava una benedizione per la terra; d’altronde, si viveva sotto lo stesso cielo e si condivideva lo stesso spazio.

«Un paese vuol dire non essere mai soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti.» (La luna e i falò – Cesare Pavese)

«Al paese ci si conosce tutti, se si cammina per le strade, è difficile vedere due persone che si incontrano e non si salutano. Spesso quando si incrociano due auto e i guidatori si conoscono, capita che si fermano proprio in mezzo alla strada, per scambiare due chiacchiere attraverso i finestrini con il motore acceso, e chi eventualmente sopraggiunge, non si mette a strombazzare con il clacson ma aspetta pazientemente che la conversazione volga al termine. Il tempo è percepito diversamente, scorre in modo diverso, e questo è dettato dal profondo rapporto con la natura che si ha in campagna. Se una piantina deve crescere ha bisogno del suo tempo, e non c’è nulla che si possa fare per accelerarne il processo. La pace, la calma, l’assenza di frastuono, l’aria pulita e odorosa, il silenzio del paese, rendono la vita tranquilla, appagano lo spirito e rinfrancano la mente, concedendoci il tempo di tornare in noi stessi, di pensare a ciò che davvero conta nella vita.
Coloro che lasciano il paese per lavoro o per una vita più movimentata, dopo qualche anno vengono invariabilmente assaliti dalla nostalgia, dal ricordo, dalla mancanza di quel tessuto sociale dove tutti si conoscono.» (La vita di paese – Palmoli)

E la natura aspetta, il nostro ricordo aspetta, il nostro essere tutto, in comunione con quella natura selvaggia, aspetta di ricevere ancora le tante benedizioni di paese. Mio padre mi diceva sempre: “Sciabbnddétta  figlia màja” (sii benedetta, figlia mia), augurandomi un futuro pieno di felicità e amore.
A lui dedico questo scritto

agnone notturna Giaccio
Foto di Francesco Giaccio

 


[1] Rita Cerimelemolisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

8 Commenti

  1. cara RITA, sei ancora giovane, vero; eppure …cominci a sentire il dolce tarlo della nostalgia?! Aspetta e vedrai crescere in te questo sentimento…ma ti voglio avvertire che anche nei nostri paesi la vita pur scorrendo sempre a rilento , è cambiata…la globalizzazione investe e converte tutti. NON SOLO HAIKU dalla tua penna felice: complimenti!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.