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A Scalinata de Trivento

Versi di Luigi Lozzi

Scalinata di Trivento
Scalinata di Trivento

Cor còre grosso ‘n gola, a pratica’ ‘ste scale,
ciannavo ‘n pò de corsa così da famme male.
Le sagome de’ portici, de le case e de le chiese
sfilaveno ‘n cortèo e ‘n senso inverso a le discese.

Se paraveno a la vista come fussero svanite,
quanno, vinto dar fiatone, guadagnavo le salite.
M’era d’obbligo a fermamme, ch’era ‘r còre ‘n gola,
nder mezzo de l’ascesa de Salita San Nicola.

Ansimanno a forza de fatica ‘ntravedevo casa mia
ritto ‘n piedi e a capo pròno a la statua de Maria.
Ariguadagnato er fiato co’ le mano su i ginocchi
m’enerpicavo lento e pè dà più raggione all’occhi.

Così le vòrte dei portonì e li ricami de ringhiera
mo potevo arimiralli come stessero a fa’ schiera,
come stessero a pretenne l’attenzione de guardà
tra no scalino e l’artro pe’ ‘n dovelli che aggustà.

Arivavo in su a le scale e in su’ la soija de la porta,
ritto ‘npiedi e co la voija de provacce n’artra vorta.
Puro mo vorebbe core, come quasi sta’ a volà,
dritto e giù pe’ la discesa puro a rischio de cascà.

Me sa de troppo er tempo de quanno che volavo
e ciavevo er core ‘n gola ma nun me spaventavo.
Mo de voija me fo forte ma è che tanto ‘n se pò fa’,
perchè ‘n m’è dato de volà si fo du’ conti co’ l’età.

Cosa intendo dire quando, in modo fatto di espressioni così tanto colorite di romanesco, posso non essere comprensibile ai più ed a chi può non cogliere, per incolpevole conoscenza del dialetto, il significato di tante parole. Sono convinto che le parole diventino comprensibili e dunque condivisibili quando le si interpreta traducendo il suono in immagini ad esso correlate. Le emozioni pregne di suoni sono un comune sentire!

Questo intendo dire :

Vinto da un impulso irrefrenabile che mi eccitava il cuore,
percorrevo, di corsa ed al di là delle mie risorse fisiche,
la scalinata di Trivento come a voler sfidare me stesso
ed a rischio della mia incolumità, perchè adolescente.

Tutto quanto era ai bordi della scalinata: le case, i vicoli,
i portici e quant’altro sfuggiva alla mia vista come quando
in senso inverso si osserva muovere un treno fermo sull’altro
binario, per effetto dell’ illusione che genera il movimento
del treno dove si stà al finestrino.

Viceversa, quando con la vista un po’ appannata dalla fatica
ero intento a recuperare il fiato ed andavo su in salita, ciò
che prima sui bordi era simile a una scìa fatta di colori, ora,
man mano, tutto scompariva così poco degno d’attenzione.

Così, costretto a fermarmi, col cuore in gola, guardavo
in lontananza casa mia, ancora così lontana.Restavo dritto
in piedi con le mani sui fianchi ed il capo prono come stessi
chiedendo nuove forze a Maria perchè mi lenisse la fatica.

Questa pratica di discesa in corsa non mi consentiva di
apprezzare il paesaggio ne, tantomeno, me lo consentiva
quando dovevo ripercorrere la scalinata in salita.

Ripreso il fiato in breve tempo, trovavo nuovo vigore
grazie alle mie risorse di adolescente e decidevo, nel
mezzo della risalita e mani sulle ginocchia, di coniugare
la possibilità di procedere in modo più lento per trarne
beneficio a quella di saziare o ancor più ristorare
la mia la vista che ora poteva spaziare qua e là.

Trovavo così ristoro per gli occhi e per la mente.
Tutto appariva più nitido e meno fugace. Tutto quello
che era attorno aveva contorni più definiti e quelle
sagome inerti sembrava mi parlassero.

Pareva mi rimproverassero per non averle apprezzate
sufficentemente in precedenza, un po’ come se avessero
a pretenderlo con i comignoli ritti a mo’ di dito.

L’irruenza giovanile fatta di distrazione e disincanto,
sano e giusto per l’età, iniziava a dover soccombere
alla curiosità di voler leggere il passato ed il gioco,
fine a se stesso, iniziava a cedere le armi all’osservazione.

Giunto sulla soglia del portone di casa mia, esitavo
ad entrare perchè mi domandavo: è giusto rinunciare
a voler volare ? Un bicchiere d’acqua e poi……………!

In fondo ne avevo ancora di tempo per maturare.
Finchè si è giovani si deve vivere con disincanto e
stupore ogni sana esperienza a rischio di spellarsi
gomiti e ginocchia. Si piange e poi s’impara ad
esser figli del domani.

Ora, dopo tanto tempo trascorso, ne ho percorsi di
scalini, un po’ in salita ed altri giù in discesa.
Incedo molto lentamente ed osservo tutto quanto.
Tanto e troppo mi si affolla attorno.

Non ho più l’età per sfidare inconsuetudini.
Apprezzo o detesto quello che s’assiepa ai bordi.
Non do credito agli istinti e preferisco ragionare,
discernere il bene da quello che fà male.
Osservo e so apprezzare ma non posso più volare !!!!!!!


[1] Luigi Lozzi, triventino per merito materno, ama i territorio triventino perché rappresenta quanto di più semplice ed onesto possa concepirsi.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. una poesia bellissima , la scalinata di San Nicola è incantevole .

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