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Sant’Antonio e il Fuoco nelle foto di A. Notardonato e nelle parole di D. Meo

Scritto di Domenico Meo[1], tratto dal libroRiti e feste del Fuoco”.
Foto di Alfonso Notardonato, postate da Leondina Crispi sulla pagina facebook di Altosannio.

 

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Sant’Antonio Abate è il santo del fuoco per antonomasia. Numerose leggende tradizionali lo legano alle virtù della fiamma mentre, dipinti, affreschi e statue lo effigiano con il simbolo igneo. Il santo è figura ambivalente dal momento che, insieme, protegge il fuoco e protegge dal fuoco.[2]

Il celebre eremita egiziano è venerato in tutta Italia e particolarmente in Abruzzo[3] e Molise. È il protettore dell’herpes zoster, detto popolarmente fuoco di sant’Antonio e curato in passato con il grasso di maiale. Per guarire i malati affetti da tale morbo, nacque l’Ordine ospedaliero degli Antoniani, cui fu concesso il privilegio di allevare i suini. In realtà, i porcelli, facilmente riconoscibili poiché recavano una campanella al collo, venivano cresciuti nelle campagne ed erano liberi di mangiare e dormire in ogni stalla, ricevendo ospitalità e considerazione. Diceva Lalli: «Spesso si vedono le vie dei nostri paesi percorse da maiali con le orecchie mozzate. Sono i cosiddetti maiali di sant’Antonio. La gente li chiama con il nome del santo. Tutte le porte ad essi sono aperte e tutti si preoccupano di dar loro del cibo. I maiali, ingrassati a pubbliche spese, vengono poi venduti e il ricavato va a coprire parte dei costi sostenuti per festeggiare degnamente il santo di Padova».[4] Questo uso, scomparso forse ovunque, è ancora presente in c.da Acquevive di Frosolone.

Visto che l’anacoreta ha sconfitto le forze infernali e diaboliche, da sempre, è stato considerato il patrono degli animali che, ancora oggi, vengono benedetti davanti i sagrati delle chiese. Altrove, il sacerdote, per impartire la sacra benedizione, si reca nelle stalle degli allevatori. La festa, a volte, è arricchita da un giro itinerante che prevede canti di questua e litanie collettive legate alla vita del santo. Abitualmente i protagonisti della pantomima, ricevono in cambio legumi lessati, dolci, salsicce e vino o, se si tratta di ragazzi, qualche moneta.

Nel nostro territorio, così come in altre, la festa di sant’Antonio, segna tradizionalmente l’inizio del Carnevale. Un tempo, più di oggi, si inscenavano gioiose mascherate con canti e balli accompagnati da strumenti popolari.  Appassionante è, invece, questo stralcio che descrive i fuochi negli anni ’60 del secolo appena trascorso: «Quasi tutti i comuni dell’Abruzzo e del Molise presentano un aspetto suggestivo. Focherelli scoppiettanti occhieggiano qua e là per le vie e la gente [vi] gira attorno intonando canti in onore del santo. Suggestivo è lo spettacolo soprattutto per i paesi le cui case sono sparpagliate nelle frazioni. Tutta la campagna appare punteggiata da tanti piccoli punti rossi che interrompono il buio fitto della notte».[5]

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[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2] A. Rivera, Il mago …, cit., p. 183.
[3] A. M. Di Nola, Gli aspetti magicoreligiosi di una cultura subalterna italiana, Torino 2001 (ed. or. 1976)
[4] R. Lalli, Il Molise tra storia e leggenda, Campobasso 1966, p. 251.
[5] Ivi.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

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