Sant’Angelo del Pesco: da trentasei stanze ad …una

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di Luca Fasano[1]

Nel suo libro “Scì benditt’ lu citro” [2] Luca Fasano racconta alcuni episodi della vita santangiolese (Sant’Angelo del Pesco). Qui riporta il dopo seconda guerra mondiale, con la distruzione, la ricostruzione, le nuove condizioni ed episodi di vita paesana.

Esempio di villaggio UNRRA
Esempio di villaggio UNRRA

Da trentasei stanze a…una

Intanto, a S. Angelo, distrutta per il 90% dalla guerra, era iniziata e in pratica anche finita la ricostruzione, la cui espressione più tangibile erano i cosiddetti Villaggi Europa e U.N.R.R.A. (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), una serie di casermoni a schiera di pietra grigia, posizionati nella parte bassa del paese, mentre a noi de Palatis/Fasano era stato assegnato un appartamento proprio all’ingresso di S. Angelo, in una palazzina di case popolari. L’appartamento consisteva in un minuscolo ingresso, un’ampia camera da letto a sinistra, un bagnetto a destra e una cucina/tinello al centro. La cosa più bella (forse l’unica) era il panorama che si poteva godere dalla finestra della cucina: tutta la valle del fiume Sangro, dominata, dalla parte opposta, da Gamberale e Pizzoferrato, abbarbicati sulla montagna di fronte.

In pratica, mamma era passata dalle trentasei stanze (!!!) di palazzo de Palatis all’unica camera da letto della casa popolare. Per noi ragazzi, comunque, che non avevamo vissuto i…fasti pre-guerra, andava più che bene. In fondo, per noi doveva essere solo una casa-vacanze e ci bastava un letto per dormire e una cucina per mangiare. In più, appena fuori della porta di casa, c’era un ampio androne, che ben presto destinammo a deposito di vestiari e canne da pesca. A questa minuscola casa sono legati gran parte dei ricordi della mia infanzia santangiolese, quando la mia giovane età mi consentiva ancora di dormire in mezzo a mamma e papà nel lettone grande con i pomi e le spalliere d’ottone, tra i pochi cimeli ereditati da nonna Maddalena e sopravvissuti alle razzie della guerra.

All’epoca, non c’era il bar di Nicoletta e forse neanche quello di Rosetta (i bar “storici” di S. Angelo – N.d.A.). C’era però una piccola rivendita di bibite, gelati e altri generi alimentari, gestita da Basilio e ubicata poco prima della piazza principale del paese. L’insegna era rappresentata da un enorme disco metallico, riproducente il tappo della “mitica” birra Peroni. Basilio era a modo suo un personaggio. Di bassa statura, sempre in giacca e cappello grigio, credo di non averlo mai visto a capo scoperto. Dicono poi le leggende popolari che nessuno l’abbia mai visto superare quella sorta di recinto di pochi metri antistante il suo minuscolo locale. Ebbene, per molti anni, Basilio rappresentò l’unica opportunità di gustare un gelato a S. Angelo. Ricordo addirittura l’esistenza di minuscoli conetti da 10 lire! L’altro lato positivo del negozietto, quest’ultimo molto apprezzato in casa Fasano, era la mescita e la vendita di vino sfuso. Io, che sin dalla più tenera età avevo mostrato la mia predilezione per la spremuta d’uva tanto cara a Bacco, venivo spesso “spedito” da mamma a rifornirmi da Basilio, armato in genere di un fiasco o di un boccione da due litri. Un giorno, mamma, preoccupata dal mio ritardo (il negozietto non distava più di 3-400 metri da casa), si affacciò alla finestra per vedere che fine avevo fatto. In pratica, mi colse in flagranza di reato, vedendo che, ogni 3-4 passi, mi fermavo, portavo il boccione alla bocca, e mi facevo un goccetto, dilatando così i tempi del rientro. Nonostante i rimproveri di mamma, rimane comunque questo uno dei ricordi più simpatici di quel periodo.

 

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[1] Luca Fasano, Giornalista pubblicista, ha già pubblicato, per “ilmiolibro.it” del Gruppo editoriale l’Espresso, quattro opere: “Il cassintegrale” (2009), “Roma-Caserta solo andata” (2010), “Scì benditt’ lu citro” (2011) e “Viaggio al centro della Terra…di Lavoro” (2014), tutte dichiaratamente autobiografiche.

[2] Scia mb..copertina

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