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San Placido – 5 ottobre

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San Placido  negli scritti di Domenico Meo [1]

La festa di San Placido si solennizza nella chiesa di Sant’Emidio. La devozione di San Placido, comprotettore della città, è antichissima e forse fu portata dai Benedettini Cassinesi, che avevano, alle Civitelle, Convento e Chiesa.

San Placido nato a Roma da famiglia consolare fu affidato dal padre Tertullo a San Benedetto. Prima che gli fosse mozzato il capo gli fu strappata la lingua: eppure seguitò a parlare in faccia al tiranno da forte di fede e di amore.

La statua di San Placido è collocata al terzo altare della navata di sinistra,  in cui risiedeva un tempo Sant’Emidio. L’opera, egregia per fattura, fu intagliata dal Colombo verso la fine del ’700: espone il Santo in tonaca nera e piviale rosso, con la mitra, il pastorale, il libro e la palma del martirio. Al lato sinistro del coro, vi è invece una tela che raffigura il martirio di San Placido da parte dei Saraceni.

L’Orlandi asserisce che “nella chiesa di San Pietro Celestino, si conservava il braccio del Santo martire, ma per la peste del 1656, nella morte e partenza dei monaci, fu dato a serbarsi al parroco vicino di Sant’Emidio, dove ora si venera e nelle occasioni di grandini, tempeste ed altri flagelli, opera a pro del popolo di Agnone stupendi miracoli”.[2]

Attualmente la ricorrenza viene celebrata solo con le funzioni chiesastiche, mentre, come testimoniano le cronache a cavallo fra la fine dell’ 800 e gli inizi del ’900, prima si svolgevano anche le manifestazioni civili. Infatti, le bande musicali, prestavano servizio nei giorni della vigilia e della festa.


 

San Placido nei ricordi di Maria Delli Quadri [2]

San Placido era il protettore dei campi dalla grandine. Il 5 ottobre, in altri tempi, nella parrocchia di S. Emidio si celebravano delle messe e la gente affluiva numerosa per la devozione verso il santo miracoloso. Si svolgeva anche la processione che, partendo dalla chiesa, arrivava fino a Maiella, ai Cappuccini, alla fine del viale. Le campane, all’approssimarsi di un temporale, suonavano ” a tocco”, cioè a rimbombo, per allontanare la minaccia della temuta grandine, micidiale falcidie per i campi coltivati. Nella chiesa i due santi si fronteggiano, ieratici e possenti, quasi a proteggere il tempio di Dio.

 


[1] Domenico MeoAbruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2] Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti. 

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

Un commento

  1. Alberto Donofrio

    noni sapevo che S. Placido fosse il nostro santo co-protettore ! Quante cose imparo qui sulla nostra amata Agnone !

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