Home / Cultura / Tradizioni / Feste e Tradizioni / San Michele Arcangelo – 8 maggio e 29 settembre

San Michele Arcangelo – 8 maggio e 29 settembre

Domenico Meo  [1]

san-michele-4

San Michele, viene festeggiato sia l’8 che il 29 settembre, ricorrenze legate tradizionalmente alle due  principali apparizioni. Secondo la leggenda, l’Arcangelo apparve una prima volta l’8 maggio del 490 al ricco pastore del Gargano Elvio Emanuele e una seconda volta, il 29 settembre del 492 al vescovo di Siponto per suggerirgli come dovevano difendersi dai soldati di Odoacre.

Apparizione di San Michele Arcangelo al Vescovo di Siponto

«Fin qui la leggenda: la quale cela, come ha osservato Francesco Paolo Fischetti in Graffiti giudeo-cristiani nella grotta dell’Arcangelo sul Gargano (Torino 1977), l’evangelizzazione di culti precristiani diffusi in quella zona, dove anticamente si veneravano i greci Calcante e Podalirio insieme con i romani Giove e Diana; e dove i pastori, sia all’inizio della stagione calda, ai primi di maggio, quando portavano gli armenti e le greggi sui monti, sia alla fine di settembre quando scendevano in pianura ai primi freddi, solevano compiere l’incubatio: sacrificavano un ariete nero alla divinità ctonia della grotta, poi dormivano sulla pelle dell’animale per averne la divinatio. Ai pagani succedettero gruppi di giudeo-cristiani che frequentavano la montagna e dormivano nelle grotte cercando di ottenere anch’essi sogni-rivelazioni. Alla fine del V secolo il vescovo di Siponto parlò al popolo del suo sogno per sostituire quelle usanze con le due festività di San Michele.

Successivamente i Longobardi del Ducato di Benevento, di cui faceva parte il Gargano, attribuirono a San Michele, che già veneravano nella grotta, la vittoria dei bizantini del 647 e ne importarono il culto a Pavia adottando la festa dell’8 maggio».[1]

L’arcangelo Michele è presente in tre chiese agnonesi: San Francesco, Sant’Emidio e San Michele Arcangelo a Villacanale.

Agnone San Francesco
Agnone Chiesa di San Francesco
Agnone Chiesa Sant'Emidio
Agnone Chiesa di Sant’Emidio

Nella prima, la statua è collocata nel quarto altare a destra. E’ una bellissima opera d’arte del 1700, frutto della maestria dello scultore napoletano G. Colombo. Il Santo figura, con le ali tipiche dell’Arcangelo, il volto giovanile, la spada, e con il piede in atto di  calpestare il diavolo.

Nella chiesa di Sant’Emidio, la statua è posta in una nicchia, al lato sinistro del Fonte Battesimale. E’ una statua lignea di fattura artigianale, in cui l’arcangelo reca solo le ali e un fiore nella mano.

La storia di San Michele Arcangelo a Villacanale è accompagnata da una leggenda. Si narra che la statua del Santo risiedeva in una chiesetta sul Colle Sant’Angelo,[2] nei pressi del bivio che da Agnone porta a Villacanale e Belmonte del Sannio. Puntualmente, però, appariva nel luogo in cui è situata l’attuale chiesa dedicata all’Arcangelo, costringendo i canalesi a riportarla nella chiesetta campestre. Secondo la leggenda sembra che il Santo desiderasse una chiesa fra due valloni e così fu. Questo accadimento si perpetuò per lungo tempo, fin quando, un bel giorno, decisero di erigere una cappella nel luogo dove la statua veniva spesso ritrovata e di nominare San Michele protettore della frazione.

«Ecclesiasticamente Villacanale dipendeva dalla parrocchia urbana di S. Emidio; ma con R. D. 3 luglio 1885 ebbe la parrocchia propria dedicata a S. Michele Arcangelo. La chiesa parrocchiale fu costruita nel 1813, ad una sola navata, dalla munificienza dei Principi di Santobuono, col concorso della popolazione, ed a cura del Vicario Generale Donato De Thomasis. E’ lunga 18 metri, larga circa 7, alta 6».[3]

Il luogo sacro vanta  due statue del Santo: una in pietra, scolpita nel 1689, che rappresenta l’Arcangelo con le ali , il mantello, la spada, il piede sinistro che schiaccia la testa del diavolo e  il piede destro posato su una roccia, l’altra lignea collocata nel primo altare a destra, opera realizzata nel 1867 dallo scultore Emilio Labbate (1825-1919) di Carovilli.

La festa religiosa si celebra nelle mattinate del 29 e 30 settembre. Dopo la Santa Messa, si svolge la processione per le vie della contrada.  San Michele, il primo giorno, è preceduto dalla statua di  Sant’Antonio di Padova, mentre il 30 apre San Rocco, poi San Michele ed infine Sant’Antonio di Padova.[4]

La festa  civile dura tre giorni (a partire dal 28) e vengono festeggiati i tre arcangeli: Michele, Gabriele e Raffaele. E’ rallegrata solitamente da spettacoli folklorici, intrattenimenti musicali, fuochi pirotecnici e sagre. Anticamente le celebrazioni religiose si tenevano il 28 settembre a mezzogiorno, con la consueta processione dei tre Santi. La festa esterna si svolgeva dal 27 al 29 settembre ed era generalmente allietata dalla stessa banda che partecipava alla processione. I musicisti di norma venivano ospitati nelle case private. La festa, denominata delle noci, era arricchita dall’usanza di ballare danze folkloristiche davanti il sagrato della chiesa.

Il sentimento religioso verso l’Arcangelo è serbato anche fra gli abitanti di Villacanale emigrati a Leamington (Canada). Essi conservando  un filo diretto con la terra natìa, il 29 settembre festeggiano San Michele con le solenni celebrazioni religiose e la processione.

Il culto di San Michele era molto sentito nel Molise.[5] Anche ad Agnone abbiamo testimonianze scritte e orali del pellegrinaggio che, dai nostri monti, i fedeli effettuavano fino al Santuario di San Michele del Gargano. Sembra che tale usanza sia stata praticata fino ai periodi riguardanti la Prima Guerra Mondiale.

Santuario San Michele del Gargano

I pellegrini partivano gli ultimi giorni di aprile, incamminandosi lungo il tratturo, per raggiungere fra canti e preghiere Monte Sant’Angelo il 3 maggio, giorno della Santa Croce. Giunti al santuario, alla porta del Toro, che precede l’atrio interno della Basilica, s’inginocchiavano e lentamente salivano i cinque gradini, sui quali poggiano le storiche porte di bronzo, i cui anelli venivano baciati religiosamente. Una volta nella grotta dell’Arcangelo, non era raro vedere compagnie di fedeli che con la lingua per terra si trascinavano fino ai piedi dell’altare.

I pellegrini  tornavano ad Agnone nel pomeriggio del 7 maggio, accolti e rifocillati dai parenti nei pressi del bivio di Villacanale. Verso sera, accompagnata da rintocchi festosi, nella chiesa di Sant’Emidio, si celebrava una messa consacrata alla loro devozione.

L’8 maggio, giorno dell’apparizione, ad Agnone l’accensione dei fuochi[6] nei rioni e nelle campagne[7] rievoca antichi rituali pagani. I ragazzi nei giorni che precedono la festa, raccolgono legna, fascine, ginestre e sterpi che vengono affastellati nelle piazze e negli slarghi del paese. La  sera, calate le tenebre, i grandi falò, fra il crepitìo delle fiamme e la partecipazione popolare, ripropongono un cerimoniale antico quanto la storia dell’uomo.

Riguardo a tale tradizione, si possono avanzare tre ipotesi: la prima è che i fuochi di primavera rappresentano magicamente la luce e il calore necessari per le campagne e tendono ad eliminare ogni avversità; la seconda è che San Michele ha molte affinità col dio della luce Mithra; la terza perchè il fuoco è servito al Santo per scacciare il diavolo, simbolo del male.

Tratto dal Libro di Domenico Meo [*], “Le feste di Agnone”, Edizioni Palladino di Campobasso 2001

_____________________________
[*] Domenico MeoAbruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.

[1]A. Cattabiani, Santi d’Italia, Rizzoli, Milano 1993, pp.721-722.
[2]
A. Marinelli, Memorie Patrie con alcune biografie di uomini illustri agnonesi, Agnone 1888, p. 59: «Nella parte orientale di Agnone vi era la piccola chiesa di Santa Maria, tra le due strade che conducono, l’una a Villacanale, l’altra a Belmonte. Sant’angelo, di cui ce ne sono ancora i ruderi».
[3]
G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, Cava dei Tirreni 1952, Ristampa Ed. Lampo, Campobasso 1984, Vol. 3, p. 59.
[4]Le statue di Sant’Antonio di Padova e di San Rocco, risiedono rispettivamente nel secondo altare a sinistra e nel secondo altare a destra.
[5]
M. A. Ferrante, San Michele tra luce e ombra, Ed. del Golfo, Manfredonia (FG) 1991. A p. 34 viene riportata una bella descrizione del Tancredi che illustra i pellegrinaggi provenienti dai molti paesi del Molise, i costumi e i comportamenti al santuario di San Michele del Gargano.
[6]A Villacanale i fuochi vengono accesi il 7 maggio a sera.
[7]
D. Meo, Sendemiénde de chéure (Sentimenti di cuore), Poesie dialettali agnonesi, Agnone 1986, p. 42: «Ngambagna s’allusciane tanda lomera: je té mènde. So aggricce de la terra tajja» (In campagna si vedono tanti lumi [fuochi]: li guardi. Sono brividi della tua terra).

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Flora Delli Quadri

    Non vorrei sbagliarmi, ma nei miei ricordi la festa di San Michele, con i fuochi che si accendevano nei quartieri, cadeva il 13 maggio.

Rispondi a Flora Delli Quadri Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.