Home / Cultura / Cultura Popolare / San Donato – 7 agosto

San Donato – 7 agosto

di Meo Domenico[1]

Chiesa di S.Antonio Abate 7
Chiesa di S.Antonio Abate

La festa di San Donato viene celebrata nella chiesa di Sant’Antonio Abate ove la statua risiede nel primo altare a sinistra, al fianco della tela dedicata a Maria SS. della Mercede. Anni or sono, il Santo si venerava anche nella chiesa di San Biase: qui, nella nicchia a sinistra della cappella della Mercede, vi è una statua di modeste dimensioni che raffigura il Santo con la mitra e il  pastorale.[2]

La ricorrenza è caratterizzata dal pellegrinaggio a Celenza sul Trigno, paese nel quale, da tempi remoti vige il culto per San Donato.

Il Santo fu condannato e decapitato per aver testimoniato Cristo. Il fatto di aver perduto la testa dovette essere interpretato dal popolo, naturalmente su indicazione del clero, come chiaro segno di dominio su tutte le infermità che dal capo traessero origine. Secondo la tradizione popolare, infatti, San Donato guarisce dall’epilessia. La malattia è comunemente chiamata dal popolo: le male de Sande Deneate.

Per i particolari ci gioviamo dello scrupoloso lavoro fra tradizione e fede, intitolato Celenza sul Trigno e il culto di San Donato, realizzato da Domenicangelo Litterio.  Egli scrive:

«La tradizione popolare ha un diverso rapporto con la malattia, vivendola come una punizione per un peccato commesso o come una penitenza per la santificazione propria e dei propri cari. E così si crede che possano essere epilettici i figli di genitori alcoolizzati o di genitori consanguinei o anche i Cristiani sprezzanti o che hanno offeso il Santo. Come rimedi di medicina popolare, si usano erbe sedative e decotti, si ricorre spesso agli amuleti, scapolari con l’immagine del Santo, da indossare continuamente, chiavi da stringere in pugno durante la crisi epilettica; e specialmente il ricorso a San Donato, attraverso atti devozionali, che consistono, essenzialmente, nella visita al Santo, l’offerta e, in alcuni casi, la pesatura.

Non potendo fare una precisa prognosi di questa malattia per applicare farmaci, il popolo impetra l’aiuto soprannaturale e così la sua fede ingenua, ricorre ad orazioni e scongiuri».[3]

Nei tempi andati i pellegrini  con le loro vetture (asini, muli, cavalli) o a piedi, partivano da Agnone nella mattinata del 6, attraversavano Castiglione Messer  Marino e Torrebruna e in serata giungevano a Celenza, per partecipare ai tre giorni di festa dedicati a San Nicola, il secondo a San Donato e l’8 a San Domenico. La notte veniva trascorsa in chiesa o nel giardino antistante.

Oggi, la mattina della festa, i pellegrini provenienti da molti paesi dell’Abruzzo e del Molise affollano la chiesa; molte sono le mamme con i bambini (Donato, significa dono, quale dono migliore di un figlio?) pronti per la sacra benedizione.

Il Litterio nella sua variegata esposizione racconta che «la devozionedei bimbi come dono di Dio a San Donato è molto sentita e ne sono chiara testimonianza i numerosi ex voto presenti nella chiesa, consistenti in foto, quadretti e abiti. L’ex voto per antonomasia è ilBambino di cera, un neonato in fasce, sistemato all’interno di un’urna. Una nobildonna, dicono in molti, sposata da vari anni, non riusciva ad avere figli. Venne a Celenza a chiedere a San Donato la grazia di averne uno. L’anno successivo la donna tornò al santuario con questo bambino di cera deposto nell’urna, in tutto somigliante al figlio vero che le era nato pochi mesi prima. La mamma riconoscente aveva voluto donare suo figlio a San Donato per grazia ricevuta ed anche per far conoscere a tutti la sua esperienza». [4]

Non di rado si vedono donne entrare strisciando le ginocchia fino a raggiungere la statua del Santo, mentre suscitano curiosità quei pellegrini muniti di sacchi di grano in attesa dell’antico rito della pesatura.

Un tempo questo rito era diffuso, ma negli ultimi anni ha subìto un cambiamento. In chiesa, nella navata laterale, all’ingresso, vicino all’urna del bambino di cera, era sistemata una bilancia di legno. I due piatti della bilancia erano formati da due piani in legno, collegati all’asse di equilibrio da quattro cordicelle. Sui due piatti venivano sistemati da una parte il bambino da pesare e dall’altra parte un sacco di grano di peso corrispondente a quello del bambino.

«L’uso, che può sembrare stravagante, ha in effetti una sua metalogica; da un lato si tentava, con questo gesto simbolico, di ristabilire l’equilibrio turbato dai disturbi mentali, dall’altro ditrasferire secondo un ben definito principio della magia, le sofferenze fisiche in una replica e in un doppio del corpo da lasciare in deposito alla divinità».[5]

Il rito della pesatura, come costume devozionale è ancora vivo e vegeto; in chiesa pur non essendoci più la bilancia, il devoto, che in un certo senso ha privatizzato il rituale, prepara il grano equivalente al peso del suo bambino e lo porta in chiesa.

Verso mezzogiorno, conclusa la messa, si dà luogo alla solenne processione; il Santo viene portato a turno dalle donne dei vari paesi, mentre alcune devote di Celenza aprono il corteo con le tradizionali conche ornate di merletti e biscotti.

Fra i tanti miracoli e grazie ricevute riscontrati dal Litterio, vi è la testimonianza di Sabelli Amerigo,[6] un agnonese residente a Poggio Sannita, che partecipa al pellegrinaggio da 12 anni. Egli cadendo sopra un ferro, si ruppe la schiena, ma, recandosi a piedi a San Donato, guarì strada facendo. Il Sabelli  racconta che:

«Un giorno una serpe è entrata in bocca ad una donna che riposava in aperta campagna. Da quel giorno la poveretta doveva nutrire la serpe bevendo molto latte. Ha deciso di ricorrere a San Donato di Celenza. Dall’ingresso della chiesa la donna ha cominciato a camminare ginocchioni, leccando con la lingua il pavimento. Più si avvicinava al Santo, più sentiva il seno agitarsi, fino a quando, in prossimità della statua, dalla bocca sanguinante è uscito il serpente che è subito scomparso tra lo stupore dei presenti»

tratto da Le Feste di Agnone – Palladino Editore, Campobasso 2001

 

 

___________________________
[1] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone.
[2]A destra della Madonna, sempre in una nicchia, vi è la statua anch’essa piccolissima, di San Liborio, festeggiato il 18 gennaio e riverito quale protettore della vriccia (pietruzza che si forma nei reni) e di tutte le malattie legate alla prostata e alla vescica urinaria. Infatti il Santo reca in un piattino un calcolo renale.
[3]D. Litterio, Celenza sul Trigno e il culto di San Donato, Ed. Itinerari, Lanciano 1993, pp.120-122.
[4]D. Litterio, op. cit. , pp. 193-202.
[5]M. C. Nicolai, Calendario Abruzzese, Ed. Menabò, Ortona (CH) 1996, p. 178.
[6]D. Litterio, op. cit. , pp. 162-163.

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.