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Sacrario dei Caduti senza Croce – Monte Zurrone – Roccaraso (AQ)

a cura di Enzo Carmine Delli Quadri

Sacrario dei Caduti senza Croce – Monte Zurrone – Roccaraso (AQ)

Le spoglie di 145.000 soldati d’Italia riposano nei loro nomi immortali sul Monte Zurrone a Roccaraso [1]. Sono i caduti su tutti i fronti della seconda guerra mondiale ai quali non fu possibile dare degna sepoltura. La cerimonia viene anche dedicata alla memoria delle vittime delle Foibe, nonché dei Caduti dopo l’8 settembre, nei campi di concentramento e nelle missioni all’estero. La cerimonia di commemorazione avviene ogni anno a fine giugno.

Dinanzi al Sacrario un altare da campo e scolpite le parole:
“Innanzi a quest’Ara
da cui ombre roride di giovinezza
si elevano
ad eternità di leggenda
se sei credente sosta e prega
se non lo sei medita e taci”

Il nostro amico e cultore dell’Altosannio, Ugo del Castello, ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica sollecitandolo a prendere in considerazione la possibilità di partecipare l’anno prossimo a detta cerimonia, salendo i gradini del sacrario e depositando la corona del Presidente della Repubblica ai piedi della Madonna del Soldato e della grande croce illuminata che la sovrasta.

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Roccaraso, 8 settembre 2019 

AI Sig. Presidente Repubblica Italiana 
Sergio Mattarella 
Palazzo del Quirinale 
00187 ROMA

Signor Presidente,

avevo dieci anni il 3 settembre del 1961 e mio zio, guardia di Finanza, mi portò sul Monte Zurrone di Roccaraso dove sotto i solenni rintocchi della campana del Sacrario dei Caduti Senza Croce arrivarono gli automezzi militari che portarono le urne contenenti i primi 12.500 nomi di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani dispersi durante la Seconda Guerra Mondiale in terra, nei mari e nei cieli; tra essi c’erano quelli di 352 medaglie d’oro al valor militare. Fu un momento di commozione ed anche di entusiasmo perché fu raggiunto quell’obiettivo concepito nella mente del colonnello Vincenzo Palmieri e che la maestra a scuola ci aveva spiegato con amore a noi che non eravamo ancora arrivati a studiare quella terribile guerra.

La cerimonia si ripeté la sera dell’8 settembre del 1963, quando lungo il viale principale di Roccaraso si accesero centinaia di torce per accogliere le urne bronzee contenenti le terre e le acque di quei campi di battaglia e che sono conservate ai fianchi del mosaico che raffigura la Madonna del Soldato all’interno del Sacrario.

Il colonnello Vincenzo Palmieri aveva partecipato a quella guerra e quella guerra non gli restituì più l’affetto del fratello e del cugino anch’essi soldati. Perciò volle mantenere vivo il ricordo di tutti i militari italiani dispersi erigendo a centro dell’Italia sul cono di Monte Zurrone, che sovrasta Roccaraso e che permette lo sguardo a trecentosessanta gradi tra l’ Abruzzo e il Molise, il Sacrario dei Caduti Senza Croce, unico in Italia, dove sono conservati i nomi dei circa 155 mila soldati italiani dispersi durante la Seconda Guerra Mondiale. (riconosciuto Cimitero di Guerra con legge n. 31 del 25.2.1981).

Oggi, 8 settembre lei si è recato a Porta San Paolo per rendere omaggio ai 76 caduti per la difesa della città di Roma, Giusta e doverosa cerimonia commemorativa. Presidente, l’ho vista in televisione in meditazione davanti alla lapide e così in un attimo mi sono tornati in mente quei momenti vissuti da bambino con tanta emozione e commozione davanti a quei ruolini e a quelle urne solennemente giunti a Roccaraso.

Successivamente e fino ad oggi solo una volta un Presidente della Repubblica ha reso omaggio ai nostri soldati dispersi sui fronti della Seconda Guerra Mondiale, fu Giovanni Leone nel 1974. Mai più una delle alte cariche dello Stato è salita sui 155 gradini di accesso al Sacrario. Come può ben intuire ogni gradino corrisponde a mille soldati iscritti in quei registri. Col passare degli anni i genitori, i fratelli, le mogli, i figli sono morti e così la Giornata del Ricordo, che si svolge ogni anno l’ultima domenica di giugno, si è impoverita e solo poche persone salgono ancora lassù. I tempi sono cambiati e si sono allontanati molto da quei tragici fatti di guerra, ma in altri luoghi sacri alla Patria si tiene ancora vivo e ufficiale il ricordo, qui no. Qui non giunge un’Autorità che possa far convergere uomini e donne, giovani, ragazzi e bambini a portare una testimonianza di commozione e di emozione, Quasi nessuno sale più a portare un fiore e solo la corona d’alloro del Comune di Roccaraso è deposta ogni anno ai piedi della Madonna. Sono contento quando in paese giunge il rintocco della campana che qualche visitatore si degna di suonare.

“Signor Presidente, venga. Il 28 giugno prossimo ai piedi della scalinata si celebrerà la Santa Messa, venga a partecipare e a rendere viva quella cerimonia, salga quei gradini e depositi amorevolmente la corona del Presidente della Repubblica ai piedi della Madonna del Soldato e della grande croce illuminata che la sovrasta. Riporti dopo tanti anni i suoi Corazzieri a salutare i 155 mila italiani che non tornarono più a casa.

Grazie! 

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[1] Fonte: Pietre della Memoria.it
Il sacrario si trova sul Monte Zurrone e si presenta maestoso e suggestivo. All’inizio della scala di accesso al piazzale del Sacrario in un masso di roccia del Gottardo parole ammoniscono: Se curiosità o fede – quassù t’abbiano spinto – rispetto e silenzio dona – a questo luogo di Sacre Memorie. – Qui – Le mortali disperse spoglie – di 145.000 soldati d’Italia – ovunque caduti per la Patria – riposano nei loro nomi immortali. – Africa-Balcania-Francia-Germania-Grecia-Italia-Russia-cieli d’Europa-Mediterraneo-Atlantico-Mar Rosso- 1940-1945.
Poi sulla destra è la stele offerta dagli esuli zaratini a ricordo della martire città adriatica; pregevole opera in marmo e pietra dura dello scultore patavino Lodovico Vuccinillo, presenta nel bronzo la pianta dell’antica Zara con la leggenda <>. – Poco discosta, è la stele donata dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra a ricordo dei Civili caduti senza Croce; costituita da un blocco di pregiato marmo di Carrara sbozzato dal lavoro degli artigiani marmisti di quella città, volontariamente offertisi; reca la leggenda: << In memoria dei Caduti civili di guerra rimasti insepolti, perchè riposino sotto il segno della Croce, e sul mondo si levi l’ala della pace ad affratellare i popoli >>. Sulla sinistra è l’Ara in memoria delle truppe indigene italiane d’Eritrea, Somalia, Libia immolatesi per l’Italia in terra d’Africa. Medaglia d’oro al valor militare al gagliardetto del IV battaglione eritreo Toselli. – E’ raffigurata l’Ara da un blocco di pietra dura del Gottardo da cui balzano, artisticamente stilizzati, i volti di tre Ascari: l’eritreo, il somalo, il libico; leggenda << Eritrea, Somalia, Tripolitania, Cirenaica, Etiopia 1889-1941 – Ovunque rifulsero fedeltà, valore, sacrificio >>. – Realizzata in collaborazione con l’Istituto nazionale del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare e con l’Associazione nazionale reduci d’Africa, l’Ara è espressione viva dell’estro artistico dello scultore vicentino Bruno Crosara. Nel piazzale del Sacrario, a destra, un frammento di roccia del Carso è dono fraterno dei combattenti triestini; a sinistra un blocco cilindrico di pietra dura, la stessa usata dal Vanvitelli per la Reggia di Caserta, sormontata dagli stemmi in bronzo di Fiume, della Dalmazia, dell’Istria – ricorda: << dal martirio delle genti d’Istria Fiume Dalmazia erompe il grido eterno della fede e della passione: ITALIA! >>.
Il Sacrario, dovuto all’ardita concezione artistica dell’insigne architetto fiorentino prof. Enrico Miniati, è costruzione conica in pietra, su cui si levano alti e maestosi, i 14 metri della Croce luminosa, dono della Gente di Toscana; sotto, in apposita celletta è la Campana del Caduto senza Croce, dono del Parroco e della Gente di Roccaraso. – Il modesto spazio sepolcrale del Sacrario è protetto da artistico cancello in ferro battuto che, in armoniosa sintesi di reticolato da trincea, rinserra gli elmetti di guerra della 1915-1918 e della 1940-43. – All’esterno, laterlamente, due lastroni in marmo, dono della città di Carrara, recano le scritte: una, è quella dianzi citata: << Fratelli che in lontane terre cadeste…>> e l’altra: << O dolce campana di serenità fasciata, e quassù voluta del riconoscente affetto degli italiani, la tua squilla si diparta da questo monte d’Abruzzo, e porti ai Soldati d’Italia ovunque sepolti senza Croce, il materno saluto della Patria che in eterno ne custodisce la sacra memoria. >>
Ai lati del cancello due obici da montagna ed ai fianchi del Sacrario due mitragliatrici: armi che appartennero a reparti combattenti e cedute dal Ministero della Difesa. Sul retro del Sacrario in un masso di pietra dura del Gottardo, dono della città di Vicenza, la leggenda:
Vento, che in lontananze di monti, di piane e di mari lambisti ignote sepolture di tanti Soldati d’Italia e quassù giungi con il tuo possente ansito, lascia su queste pietre il tuo messaggio d’amore ed oltre vai”.
L’interno del Sacrario è di una commovente, francescana semplicità: sulla parete centrale un grande mosaico dovuto all’arte pittorica di Padre Spinillo, religioso nell’Ordine Domenicano e valente artista, realizzato dall’Accademia ravennate del mosaico e dono della città di Ravenna, raffigura la Madonna del Soldato e veglia sulla pietra sepolcrale entro cui sono custoditi i “Ruolini dei Caduti senza Croce”– I fregi in bronzo delle varie Armi e Corpi, fissati alla pietra, fanno corona alla scritta disperse le ossa – qui sono soltanto i loro nomi. I fregi sono stati donati dalle varie Associazioni d’Arma.Fanno corona piccole urne in bronzo nelle quali sono terra, sabbia, pietra, acqua dei vari settori di guerra e dei mari, muti testimoni del sacrificio dei soldati e dei marinai d’Italia. Dinanzi al Sacrario un altare da campo e scolpite in un piccolo masso di pietra le parole:
“Innanzi a quest’Ara
da cui ombre roride di giovinezza
si elevano
ad eternità di leggenda
se sei credente sosta e prega
se non lo sei medita e taci”

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Un brivido e qualche lacrima, ma tanta commossa emozione ! Il mio grande auspicio che la lettera abbia risposta positiva : quelle “roride ombre di giovinezza! lo MERITANO!

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