S’ cùoc’n’ l’ sagn’ e tacchìun’

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Poesia di Giuseppe Delli Quadri [1] dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

Sagne a Tacconi

 

S’ cùoc’n’ l’ sagn’ e tacchìun’

Sótt’ alla ciumm’nòira šta vullènn’
ru cuttrìell’ ch’ sémbra nu vapéur’;
la mamma ch’ l’ j’nèštr’ št’att’zzènn’,
ru such’ rušš’ bbubb’jajja e ch’addéur’!
Gna s’amménan’ l’ sagn’ t’ sìend’:
«Ué, fòrza ch’ ru fùoch’, ména addó vóll’;
abbèada ca s’ammagliòccan’, štatt’ attìend’».
La nònna ch’ na r’sélla quànd’ sbóll’:
«Curr’ v’a chjud’r’ la pòrta, citr’ mójja»,
dic’ arru c’ninn’ ch’ córr’ puv’rìell’,
ma s’arrannùv’la e par’ ca j’ sa rójja
gna s’ n’addéuna ca ride ónguvìell’.
E gna la mamma r’dènn’ pur’ éssa
j’ dóic’: «Sci jìut’a chjud’r’ la pòrta
p’ n’ nfa scappà l’ sagn’: sci fféssa!
N’andra vòlda ng’arcap’tèa štatt’ accòrt’».
Ma nn’é cubbèll’. Mó canda ru cuttrìell’,
l’ j’nèštr’ spàran’ ch’é na u’lójja.
Quànd’ arriva la spèasa, o cóm’é bbìell’!
Tutt’ quènd’ s’allùman’ d’all’grójja.

 

Si cuociono le “sagne a tacconi”*

Nel paiolo, sul fuoco del caminetto, sta bollendo
l’acqua e sembra una locomotiva a vapore;
la mamma sta ravvivando la fiamma con le ginestre,
il sugo rosso bolle borbottando e che odore!
Quando si mettono le “sagne” senti dire:
«Ué, dai con il fuoco, butta dove bolle
stai attento a non farle attaccare tra loro».
La nonna, con una risatina, quando l’acqua
bollendo fuoriesce dalla pentola:
«Corri vai a chiudere la porta bimbo mio»,
dice al fanciullo che corre poverino,
poi si turba e pare resti dispiaciuto
quando si accorge che tutti ridono.
E quando la mamma ridendo anche lei
gli dice: «Sei andato a chiudere la porta
altrimenti scappavano le “sagne”: sei fesso!
Un’altra volta non ci ricascare, stai attento».
Ma non è niente. Ora canta il paiolo,
le ginestre scoppiettano ed è un piacere.
Quando arriva la zuppiera è bello!
Tutti quanti si illuminano di allegria.
*Pasta sfoglia tagliata a piccoli pezzi più o meno trapezoidali.

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[1] Giuseppe Delli Quadri, Molisano di Agnone, da autodidatta acquisisce il diploma di Magistrale , poi, di Direttore Didattico. Persona seria nei suoi ideali politici, morali e etici, assertore dei valori delle tradizioni e del vernacolo, collabora con il Devoto, che sovente studia i dialetti italiani. Le sue poesie sono quasi tutte inedite, come pure i bozzetti comici. Muore ad Agnone il 9 maggio 1990.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

[divider] Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine [divider]

 

 

1 COMMENTO

  1. Quest’operazione –la cottura delle sagne- una volta era quotidiana, in tutte le case e specie alla sera, quando la famiglia si riuniva dal lavoro dei campi o delle botteghe…
    Descritta con brio ed ironia sembra quasi un rito familiare collettivo…ma è piacevolissima la burla della bambina , che pur vede in contrapposizione i due genitori…Ma mi sa tanto che la bimba ha imparato in fretta il consiglio materno a “nen resse fesse!”

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