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Ru Vrascier’ – Il Braciere

di Benedetto di Sciullo e Giovanni Mariano.

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Nei paesi dell’Altosannio (Alto Molise Sangro Vastese) si sa che gli inverni non sono mai stati miti ed il problema di come scaldarsi c’è sempre stato.

Oltre al camino prima ed alla stufa a legna poi, non esistevano altri mezzi per mitigare i rigori dell’inverno. Le stanze da letto, quasi tutte poste al piano superiore delle case, erano particolarmente fredde e un braciere riempito dai carboni ardenti prelevati, appunto, dal camino o dalla stufa era l’unico modo per riscaldarle.

Lo scaldino  è un modello di lusso con il fondo in rame, completo di paletta per travasare e rimestare la brace e di supporto di ferro per un trasporto più agevole da una stanza all’altra.

Naturalmente non tutti potevano permettersi un oggetto così lussuoso e spesso i bracieri, chiamati nella forma dialettale “coppe”, erano ricavati dagli oggetti più disparati: una padella bucata, una pentola senza manici e quanto altro potesse essere riciclato in casa.

In effetti, il braciere vero e proprio era chiamato “la coppe di lu fuoche” o la coppe di la vrasce” (la coppa del fuoco o la coppa della brace) per distinguerlo da un’altra “coppe”  utilizzata per cuocere gli alimenti nel camino.

Non era in ogni caso raro che qualcuno utilizzasse il braciere con i carboni ardenti per cuocerci magari le patate, un uovo “a la coque” o abbrustolirci il pane. Era un modo per unire l’utile al dilettevole.


[1] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti
[2] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, l’aria, i profumi dell’Alto Vastese.

Copyright  Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Ritengo di dover dare un avviso per la sicurezza, onde mettere “sull’avviso” qualche ragazzo inesperto che voglia imitare quanto descritto nell’articolo proposto, senza conoscere alcuni accorgimenti “salvavita”!
    Era prassi che normalmente la brace che si metteva nel “braciere” si preparasse prima nel camino acceso.
    Cosa significa si preparasse? Si faceva ardere la legna, fino a quando si vedeva solo la brace “consumata” che aveva perso ogni traccia di legna, ogni traccia “di carbone non acceso”, la brace doveva essere di colore “rosso vivo”, non doveva fare più nessuna piccola “fiammella”. A questo punto si metteva uno spesso strato di “cinìgia”, cenere calda mista a piccolissime braci, sul fondo del braciere o della coppa da fuoco o nel recipiante che si aveva (N.B. Una volta non c’era la plastica …! e si andava sul sicuro).
    Dopo aver messo la cinìgia, in dialetto a Fraine veniva detta la “cinùiscie”, con gli attrezzi del focolare si rompevano i pezzi grossi di brace, per accertarsi che all’interno non vi fosse più nessuna traccia di legna o di carbone di legna non combusti completamente e che vi fosse rimasta solo “brace viva”. Si prendeva con le molle del focolare la brace di cui sopra e si adagiava sulla cinigia calda, con una leggera pressione, fino alla quantità desiderata o alla quantità disponibile. Non abbiamo ancora finito, si copriva la “brace ardente” con un sottile strato di cenere, sia per coprire le braci, in modo che si consumassero il più lentamente possibile e sia per evitare piccoli “ritorni di fiamma”. Il braciere con la brace si lasciava ancora qualche minuto sotto la cappa del camino e poi, se non vi era nemmeno un piccolo filo di fumo che usciva da sotto la cenere, si poteva essere sicuri che non vi fossero emissioni di “OSSIDO DI CARBONIO” e il braciere poteva essere portato nelle camere e poteva essere posizionato lontano da oggetti infiammabili. La precauzione era di fare in modo di cambiare spesso aria nella stanza per rifornirla di ossigeno.
    Per quanto riguarda la foto, se si voleva accendere il fuoco direttamente nel braciere, o si faceva nel camino, al posto della legna oppure all’aperto, per evitare fumi, ossido di carbonio ed altre sostanze della combustione.

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