Home / Cultura / Tradizioni / Gastronomia / Dolci / Ru (Lu) Sanguənaccə – Il Sanguinaccio

Ru (Lu) Sanguənaccə – Il Sanguinaccio

di Flora Delli Quadri

IL SANGUINACCIOSangue di Maiale in crema 

Iniziando il calendario a gennaio, la prima occasione per mettere in pratica quanto la tradizione dei nostri paesi ci ha tramandato è l’uccisione del maiale. Oggi la macellazione avviene in mattatoio, ma qualche famiglia che ne ha la possibilità conserva ancora l’usanza di ucciderlo in casa.

Per questo motivo il rito del sanguinaccio, perla della tradizione culinaria, è andato progressivamente perdendosi, ma se ci sono ancora persone che non storcono il muso di fronte alle operazioni cruente né di fronte all’idea di mangiare sangue, ecco la descrizione del rito e la ricetta del SANGUINACCIO (di casa mia). Se non l’avete capito, è un invito a provarci.

Non è facile uccidere il maiale col metodo tradizionale, cioè col taglio della gola. Sembra quasi che l’animale avverta il pericolo e, urlando, fugga per sottrarsi al rito. Ma tant’è, gli uomini sono più forti, lo immobilizzano e procedono al sacrificio. Un fiotto cospicuo di sangue sgorga dalla gola squarciata e la padrona di casa, consapevolmente veloce, lo raccoglie prontamente e, con energici movimenti circolari delle mani, provvede a bloccarne la coagulazione. Se non facesse così il prezioso ingrediente non sarebbe più utilizzabile.
La preparazione di questa autentica prelibatezza può così avere inizio.
Ecco la ricetta

SANGUINACCIO DOC



Per ogni litro di sangue:
1litro di latte
750 g di zucchero
100 g di farina
800 g di cioccolato fondente grattugiato
buccia di arancia
buccia di limone
una bustina di vanillina (facoltativa)
noci tritate grossolanamente (facoltative)
uvetta ammollata nel rum (facoltativa)
cannella

Si mescola la farina al sangue permettendone l’assorbimento, vi si aggiunge il cioccolato e gli aromi;  il miscuglio si mette sul fuoco, che all’inizio può anche essere vivace. Poi però, quando il composto comincia a stringersi, va regolato poiché facilmente fa i grumi.
Si deve allora, oltre che abbassare la fiamma al minimo, girare continuamente. La cottura può considerarsi terminata dopo circa due o tre ore.
È cotto quando si è totalmente addensato e non si muove più, come una riuscitissima crema pasticciera.

Un’appetitoso dessert, dal gusto unico.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Flora Delli Quadri

Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine che coltiva in forma attiva.

3 commenti

  1. Evangelista Osvaldo

    A Castropignano, tra gli ingredienti c’erano anche i pinoli.

  2. Antico ricordo visivo: il barattolo. Il cucchiaino non lo ricordo, lo ricordo anche spalmato su una fettina di pane.
    La mia mamma lo preparava e lo metteva in vasetti di vetro …
    Per il sapore?
    Non so. … Posso solo cercare di immaginarlo …
    Buona giornata e grazie … Flora Delli Quadri … per la tua sobria e interessante pubblicazione …
    * * * Aggiungo il secondo commento che ho scritto al tuo post originale.
    Ciao, Flora Delli Quadri, da piccolo mangiavo volentieri questa golosità, il “sanguinaccio”. Non mi ero mai preoccupato della provenienza della materia prima, poiché era ritenuta “normale”, ne conoscevo la provenienza e, penso, come tutte le cose che si cominciano a mangiare da piccoli, se piacciono da subito, piacciono sempre, anche se vi sono alcune eccezioni forse dipendenti dai diversi modi di cucinare …
    Per quanto riguarda la “torta di sangue” di maiale, non penso che qualche volta sia tata utilizzata così come dici tu , perché alla mia mamma piaceva prepararmi il sanguinaccio ed a me piaceva mangiarlo.
    *** Invece, quando si uccideva il gallo o una gallina, si recuperava anche il suo sangue in un padellino e, appena rappreso, si metteva nell’acqua che bolliva in un paiolo, “NU CUTTURIeLLe”, sul fuoco del camino. Una volta lessata, la tortina di sangue, veniva tagliata a piccoli cubetti insieme ai fegatini , al cuore e allo stomaco, in casa chiamato: “LU VURRUCIeLLe”, che veniva tagliato a metà per poterne asportare agevolmente la parete interna, gradita dal gatto … Queste interiora venivano cotte, prima venivano soffritte e poi, aggiunte al sugo di pomodoro continuavano a bollire e costituivano un “intingolo” con cui, successivamente, veniva condita la pasta.
    – – Mentre, una volta, … appeso in cucina, trovai un palloncino, con diametro di circa quindici centimetri, di colore chiaro tendente al paglierino, chiesi e mi fu risposto che era il gozzo, il “CAVACCIO” del gallo e che la forma rotonda e la consistenza della pelle erano idonee per preparare un insaccato, una piccola “ventricina”, l’inverno successivo. …
    – – Anche questo secondo commento, scritto al tuo post originale, è stato inserito, nel documento da me condiviso.
    Grazie per l’opportunità, Flora Delli Quadri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.