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Ru fierre pe’ le pizzelle e lu ritrànghele

di Enzo C. Delli Quadri, Benedetto di Sciullo e Giovanni Mariano

 

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Ferro per le pizzelle

Ru fierre pe’ le pizzelle

Ricordo l’impasto che mi divertivo a preparare con mia madre. Serviva per preparare il dolce natalizio delle Pizzelle.

Ricordo  uova farina zucchero olio e fiori di garofano. “N’ara essə né troppə  liendə né troppə tuosctə” diceva mia madre (“Non deve essere né fluido, né duro”). Dopodiché, ricordo, l’impasto veniva tagliato in tanti pezzi simili agli attuali biscotti Pavesini (rettangolini di pasta lunghi 4-5 cm, larghi 1,5 e profondi 1 cm circa). A questo punto erano pronti per la cottura. Essa  avveniva utilizzando “ru fierre pe’ le pizzelle”, “il ferro per le pizzelle” che vedete in foto.

Realizzato in ghisa, il “ferro” è ancora oggi facilmente reperibile nei negozi d’oggetti caratteristici molisani e abruzzesi e, con la modernizzazione, ne sono stati realizzati addirittura alcuni funzionanti ad energia elettrica.

Il “ferro” qui sopra raffigurato è di foggia antica e, naturalmente, veniva scaldato sulla brace. Il disegno sulla parte interna delle facce è di solito standard ed è simile a quello della foto in dettaglio. Molti anni fa, il “ferro” veniva anche portato come dote o regalato agli sposi essendo considerato un oggetto particolarissimo. Che fosse particolarmente prezioso, è dimostrato dal fatto che, spesso, nel rombo centrale del disegno, venivano, come nel caso di quello rappresentato nella foto, impresse le iniziali del suo possessore.

Il “ferro” va unto, su ambedue le piastre che lo compongono, con poche gocce di olio. Il fuoco deve essere moderato e, soprattutto, deve essere costantemente “tenuto a bada” per evitare che il calore del ferro subisca eccessivi sbalzi di temperatura. Dopo pochi minuti è possibile verificare l’idoneità dell’arnese cominciando a cuocere un primo pezzo dell’ impasto preparato.

Dopo aver richiuso delicatamente il ferro e senza esercitare pressione, il ferro va tenuto pochi secondi sul fuoco esponendo alla fiamma ambedue le facce. Il ferro va, quindi, rimosso dal fuoco ed aperto per estrarre la pizzella. A tale scopo risulta utile un coltello a punta rotonda.

 

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Lu Ritrànghele

Lu Ritrànghele

Quest’oggetto è scomparso dal momento in cui si è cessato di fare il pane in casa. Esso era, infatti, usato per spargere o raccogliere la brace nel forno in cui tale alimento era cotto. Tali forni, ormai soppiantati da mezzi più moderni, sono ancora presenti in alcune vecchie case di Fallo. Solitamente erano posti accanto al camino in modo da sfruttare la medesima canna fumaria e sembra che fossero veramente efficienti.

Come mostra l’immagine, lu ritrànghele era formato da un manico molto lungo terminante con una pala rettangolare posta a novanta gradi rispetto al manico stesso.

Era sicuramente uno degli oggetti di più facile costruzione per il fabbro abituato, oltre che a forgiare ferri per i cavalli, anche a costruire chiavi per le porte delle abitazioni e ferri per le “pizzelle”.


[1] Benedetto Di SciulloAbruzzese di Fallo (CH), libero professionista. Dedica tanto tempo alla cultura locale per mantenere concretamente vivi i palpiti di un mondo antico che accomuna tanti di noi e che, dal passato, ancora ci accarezza e ci emoziona superando oceani e continenti.
[1] Giovanni MarianoAbruzzese di Fallo (CH), informatico. Cura con Benedetto Di Sciullo il sito dedicato a Fallo sapendo di fare piacere ai conterranei che apprezzano le abitudini, la aria, i profumi dell’Alto Vastese.

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. I ferri per le “pizzelle”, da alcuni decenni si vendono anche di alluminio pesante, sono più economici di quelli elettrici e sono più maneggevoli di quelli di ghisa, inoltre, vanno bene per essere utilizzati anche sopra la fiamma del gas. …
    Per quanto riguarda “lu ritrànghele” a casa mia a Fraine era di legno e faceva lo stesso servizio, mi sembra che venisse chiamato “lu rasure”.
    Vi era anche un altro attrezzo che veniva utilizzato per il forno di casa: “lu munacce”. Esso consisteva in un lungo bastone a cui, ad una delle due estremità, vi erano legati alcuni stracci. Questo attrezzo aveva due funzioni principali, dopo aver accantonato la brace in un lato del forno, si passava più volte “lu munacce” bagnato, per pulire i mattoni del piano del forno dalla cenere. Ogni volta, po i “lu munacce” veniva lavato dalla cenere e di nuovo, bagnato, veniva ripassato sui mattoni roventi del forno. Si ripeteva l’operazione fino a quando “lu munacce” usciva pulito, senza cenere. L’altra funzione di questo strumento era di passarlo sempre molto bagnato sui mattoni del piano del del forno per raffreddarli, quando erano molto roventi e nel forno dovevano essere cotti dolci, o altri cibi delicati, che esigevano un calore più dolce,
    Durante la cottura, la “bocca del forno veniva chiusa con un coperchio ermetico, su misura. Se in una parte del forno era stata accantonata della brace, si lasciava semichiusa lo sportellino della “portella”, una piccola apertura, laterale alla bocca del forno, che serviva per far passare aria e ossigeno per tenere accesi i carboni, o la legna ben secca che produceva meno fumo che veniva “risucchiato” dal “tiraggio del camino. … Il coperchio della “portella” veniva lasciato in filino aperto per far passare un poco di aria e tenere sempre attivo il tiraggio del camino. …

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