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Ru dèndə – Il dente

Poesia di Giuseppe Delli Quadri [1]
tratta dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

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Ru dènd’

Chjègnə ru quatrarìellə e sə lamènda
ca jə sə tréttəca ru dèndə.
Attórnə alla ciummənòira la sàira
tuttə pàrlanə də quìrə dənduccə.
Ru pòtrə dicə rədènnə: «Na tənaglia,
ca vùogliə tərìe ru dèndə a štu quatrèarə».
Alléura tuttə quèndə fénə mbégna,
ca jéna tərìe ru dèndə veramèndə
e rədènnə la mittənə ngrəmənèala.
Chə ddu štizzə lucèndə mbizza all’ùocchjə,
chjègnə e róidə ru quatrarìellə.
Sə n’é ddunèatə ca chirə fìenə pə bbrulla.
M’arcumènza a cutəjé chə ru dèndə:
cə méttə ru ditə mbaccia e rə dəllazza;
dòppə ciarvà chə la lénga
e jə dà n’andra bbèlla trəttəchèata,
pó cutəjajja angóra chə lə dàita,
findandə chə ru dèndə sə nə casca.
La sórə majéurə r’accarézza e dóicə:
«T’é cadìutə ru primə dèndə,
ssə rə ìettə arru cacciunìellə
t’arnaššə ru dèndə də cúonə;
ssə rə ìettə arru muscillə
t’arnaššə ru dèndə d’ uàttillə.
Ma ssə rə mittə alla cavìuta
e cə rə fé šta quaranda jurnə,
c’artrùovə ru dèndə d’éurə;
pó ssə rə mittə arru bbəcchìerə,
addəmanə cə trùovə cinguànda lóirə».
Róidə ru quatrarìellə chə la vócca apèrta
ru pòtrə jə dà apprètt’: «Aló, aló,
té na fənèštra apèrta juštə mmìesə».
Allóra ru uagliéunə chjudə la vócca
e pə la rajja abbòtta lə maššéllə.
All’uldəm’àura pósa ru d’nduccə
sóprə alla ciummənòira
rə créupə chə nu bbəcchìerə
e sə va addurmójj’.
La matóina ru dèndə ngi šta cchjù
e a quìrə pòštə ci štìenə cinguànda lóirə.

i-denti

Il dente

Piange il bambino e si lamenta
ché gli si muove il dente.
Intorno al caminetto la sera
tutti parlano di quel dente.
Il padre dice ridendo: «Le tenaglie,
che voglio tirare il dente a questo bambino».
Allora tutti fingono
che devono davvero tirare il dente
e ridendo esagerano l’entità del fatto.
Con due lacrime lucenti agli occhi,
piange e ride il bambino.
Si è accorto che quelli fanno per celia.
Ma ricomincia a molestare il dente:
ci mette il dito vicino e lo muove;
poi ci torna con la lingua
e gli dà un’altra bella smossa,
poi ci riprova con le dita,
fino a quando il dente cade.
La sorella maggiore lo accarezza e dice:
«Ti è caduto il primo dente,
se lo butti al cagnolino
ti rinasce il dente di cane;
se lo butti al micino
ti rinasce il dente di gattino.
Ma se lo metti nella buca
e ce lo fai stare quaranta giorni
ci troverai il dente d’oro;
poi se lo metti sotto un bicchiere
domani ci troverai cinquanta lire».
Ride il bambino con la bocca aperta:
il padre lo motteggia: «Alò, alò,
hai una finestra aperta proprio in mezzo».
Allora il ragazzo chiude la bocca
e per il dispiacere gonfia le guance.
All’ultima ora posa il dente
sopra il caminetto
lo copre con un bicchiere
e va a dormire.
La mattina dopo il dente non c’è più
e al suo posto ci sono cinquanta lire.

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COPERTINA POETI DIALETTALI 3[1] Giuseppe Delli Quadri, Molisano di Agnone, da autodidatta acquisisce il diploma di Magistrale , poi, di Direttore Didattico. Persona seria nei suoi ideali politici, morali e etici, assertore dei valori delle tradizioni e del vernacolo, collabora con il Devoto, che sovente studia i dialetti italiani. Le sue poesie sono quasi tutte inedite, come pure i bozzetti comici. Muore ad Agnone il 9 maggio 1990.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meoopera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Squisitezza di un animo “MASCHILE”; forse papà anche di figlie femmine, che sa cogliere in una situazione comune, familiare e universale uno spunto poetico e delicato .

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