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“Ru cengenaro” (lo straccivendolo)

di Maria Delli Quadri

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Monumento alla straccivendolo (Gambettola – FC)

Giornata limpida e serena di una primavera di tanti anni fa.

C’è silenzio della strada e nel vicolo. Gli unici rumori provengono dal martello del fabbro che sull’incudine lavora il ferro incandescente o sta ferrando un cavallo, da una bichetta che proviene da un paese vicino e scarica i viaggiatori ansiosi di sbrigare le faccende, dal richiamo di una donnetta vestita di nero che porta un cesto di origano e grida: “Pelìare, pelìare”.  Non c’è una macchina, non c’è un rumore meccanico, ma solo un vocìo sommesso che rivela  la folta presenza  paesana  in un mondo a misura d’uomo. All’improvviso  un grido perentorio si eleva al di sopra dei suoni abituali: “Cengenare, Cengenare!”

Una bimbetta, che apparentemente sembra  intenta al gioco con le sue  povere carabattole -una bambola di pezza, un po’ di “cucinelle”, (pezzi di piatti rotti) un truciolo arrotolato, un pezzo di legno preso dalla bottega del padre falegname insieme a qualche chiodo- alza subito la testa e, attenta, si mette in ascolto. Risale saltellando il vicolo e si affaccia sul corso. Guarda su, poi giù e subito  individua il personaggio che ha fatto drizzare le sue antenne: è un uomo dalla stazza potente, inconfondibile, barba e capelli brizzolati e irti, che avanza lungo la via con passo marziale, gridando ogni tanto il suo richiamo di battaglia. La strada, priva di macchine, è abbastanza affollata: donne con la borsa della spesa  o con la tavola del pane sul cercine, altre con la tina sulla testa, uomini che tirano l’asino per la cavezza e altri con le brache  della fatica tessute dai telai a mano dalle signore esperte in questa nobile arte. Un cane abbaia sulla soglia di un portone, alcuni vecchi prendono il sole seduti su una panchina e chiacchierano tra di loro felici di essere fuori a parlare e a commentare fatti e vicende locali, alcuni bimbi giocano a sassolini o a “zombacavallo”.

Tutto ciò registra la bimbetta, poi con passo saltellante  scende di nuovo lungo il vicolo, apre il portone di casa e grida con gioia e con entusiasmo:
Ma’, é menute ru cengeneare!” (mamma, è venuto il cenciaiolo).
Da sopra la mamma risponde: “Ecche, mo vienghe” (Ecco, mo vengo)
E come se fosse stata pronta dietro la porta, dopo avere tolto il grembiule da lavoro, lei arriva con un sacchettino in mano e fa un richiamo.

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Lo straccivendolo – dipinto di Alberto Bogani

L’uomo, un napoletano verace, si avvicina, si ferma davanti al portone e, con espressioni appena accennate di saluto, comincia la trattativa. Tra i due si apre un dialogo serrato nel dialetto di ognuno, dialogo che rivela la conoscenza e la frequentazione periodica dell’ uomo nei luoghi noti.  La donna estrae dal sacchettino  la sua merce: sono pezze di vario colore, ritagli di lenzuola che ormai non sono più tali, scarpe scalcagnate ridotte fino  all’osso, maglie di lana infeltrite per i lunghi lavaggi, mutande strappate e chi ne ha più ne metta. Tutti stracci infilati nel sacchetto che diventerà  poi merce di scambio. L’uomo tira fuori  la roba e fa  dei mucchietti  per separare l’una cosa dall’altra. Non è molta roba  ed io (la bimbetta) non capisco dove la mamma abbia tenuto nascosto il tesoro né con  che cosa voglia barattare. L’uomo apre una sporta legata con corde robuste e passate dietro al collo e… meraviglia!

Adagiato sul fondo o legato al coperchio per mezzo di corde, appare il tesoro:tazzine e tazzoni, bicchieri, brocche, spasette, poi aghi, spille da balia, rocchetti di filo… Gli occhi della bimba seguono rapiti le mani che prendono, toccano, sollevano, rimettono a posto. Infine lo  scambio avviene: la mamma porta a casa una tazza da latte, una brocca di ceramica grezza,  alcuni aghi e del filo, una striscia  di  bottoncini automatici, una chiusura lampo, un po’ di elastico, un cucchiaio di legno più grande per girare le minestre, un imbuto di stagno. Nella fantasia della bimba l’uomo è come un pirata predatore con la spada sguainata e si chiede: “Dove va? Cos’altro venderà? Avrà un carretto da qualche parte, sul quale deposita ogni tanto gli stracci?” Vagamente intuisce che lo scambio è tanto più remunerativo quanto più è ricco il mucchio di stracci.

Finito il patteggiamento, l’uomo va via, trascinandosi dietro  il sacco un po’ più pieno e con esso il rimpianto della bimbetta che aveva sperato  che dallo scambio venisse fuori qualcosa anche per lei: una pallina colorata o un altro giocattolino. Ignaro della delusione inflittale, si avvia con  la sporta richiusa appesa al collo. Il suo richiamo si perde per la strada, “Cengenare, Cengenare!”, avanti , sempre più lontano dove altre donne lo chiameranno per fare il loro scambio.  Sarà più ricco? Non è dato saperlo!

disegnoIl mestiere del cenciaiolo, come tanti altri,  è stato l’emblema di un’epoca nella quale l’economia delle famiglie camminava su binari tracciati all’insegna del risparmio, fino all’osso, su scarpe, indumenti, biancheria. Chi ha dimenticato quelle lenzuola sciorinate al sole con quelle pezze centrali anche più scure  là dove più erano consumate; o i fondelli dei pantaloni degli uomini di colore diverso dall’originale; oppure i ragazzi senza scarpe o noi con gli zoccoli di legno che risuonavano e strisciavano sulle pietre e sui  marciapiedi? Quella era una regola e non c’era vergogna che tenesse.

Questo era il nostro mondo, in particolare della mia generazione, che ha sofferto la miseria in modo massiccio e anche oppressivo. Credo che pochi di voi  crederanno a queste cose che ho raccontato e di qualunque crisi oggi si parli, nulla è paragonabile ai nostri  sacrifici, alle nostre privazioni; in una parola, alla nostra povertà…!

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Lo straccivendolo – dipinto di Mario Nicetto

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[1] Maria Delli Quadri: molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere oggi in pensione. Ama la musica, la lettura e l’espressione scritta dei suoi sentimenti.

Editing: Flora Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine

About Maria Delli Quadri

Maria Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), già Prof.ssa di Lettere. Amava la musica, la lettura e l'espressione scritta dei suoi sentimenti.

3 commenti

  1. Questo mestiere ha gestito la nostra vita e la nostra economia per anni e anni, tanto che io ne ho conservato il ricordo indelebile.

  2. Cara MARIA, BELLA E VERA LA TUA STORIA RACCONTATA COL CUORE, e con la solita ricchezza e proprietà di linguaggio, per cui ogni tuo racconto è un quadro d’ambiente e di vita paesana, ieri ancor più caratteristica di oggi…Io ricordo oltre a lu cengenare, pure lu capellare! Sei stata una bambina sveglia e attenta, che ha vissuto la povertà, come dici, ma anche nell’affetto di mamma e papà…perciò anche una bimba fortunata!

  3. Le rinunce, la situazione generalizzata di povertà diffusa, ha forgiato il carattere dei fanciulli e degli adolescenti del tempo! Si usciva dagli anni della guerra, che avrebbe poi visto la ricostruzione, la rinascita, il miracolo economico degli anni successivi. …Forse tutto questo è stato possibile perché si era abituati al risparmio, ai sacrifici, alle rinunce, da parte di grandi e piccolini. …

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