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Realtà sociale, dissensi popolari  ed  echi anarchici  nel Molise durante il secondo Ottocento – 2° Parte

di Ada Labanca

Seconda Parte – Echi Anarchici

Mentre le forze militari, stanziate in questo entroterra appenninico, sorvegliano la zona a palmo a palmo, altri avvenimenti, diversi per tono e per valenza politica e di precisa rilevanza nazionale, caratterizzano l’estate del ’74: i tentativi insurrezionali degli anarchici a Prati di Caprara e a Castel del Monte, esplosi nel mese di agosto, duramente repressi dal governo[1]che segue, con la massima attenzione, anche gli sviluppi del movimento anarchico d’ oltralpe. Il ministro dell’Interno, infatti, non trascura di informare i prefetti su quanto sta accadendo, specialmente perché «l’associazione internazionale – aveva affermato nella «riservata» ai prefetti del 20 febbraio 1874 n. 971 – volendo estendere la sua propaganda tra le fila dell’esercito, non tralascerà d’ inculcare, principalmente ai giovani suoi ascritti, chiamati a far parte delle milizie, di propagare tra i soldati i principi di quella setta. Nelle due ultime leve, da diverse province…[sono entrate]…a far parte dell’esercito alquanti giovani addetti a quell’associazione, ed importa che le autorità militari siano riservatamente avvertite, secondo i casi, per l’opportuna vigilanza»[2]. E nell’area matesina  si vigila, non perché si pensa che qui circolino degli anarchici, giacché non esiste alcuna organizzazione politica vera e propria, ma per prevenire possibili altri atti di banditismo e di criminalità[3]. Inoltre, per la gran parte dei giovani molisani chiamati alle armi, che altro non conoscono se  non i luoghi quotidiani di vita, il servizio militare rappresenta soprattutto un modo per conoscere il mondo.

Il 13 ottobre la ministeriale n. 6697 segnala ai rappresentanti periferici del governo che «a tutte le Sezioni internazionali italiane ed estere…[sono state]…diramate due circolari della Società Internazionale degli operai della Federazione Austro-Ungarica e della Federazione Internazionale di Bruxelles. In esse, dopo le solite proteste di volere l’emancipazione delle classi lavoratrici colla cessazione di ogni privilegio e di ogni tirannia, si dichiara che cotesta emancipazione non si potrà ottenere che col radicale cambiamento della società, e si esortano le associazioni operaie ad astenersi dagli scioperi, che non riescono se non a svantaggio dei lavoratori, eccitandole a preparare invece la rivoluzione universale che solo può assicurare il trionfo del lavoro contro il capitale»[4].

Rimesso in libertà Malatesta, sono assolti, con i processi del 1875 contro gli anarchici, anche i più importanti imputati, ovvero Grassi, Natta e Lovari[5]. «Tali esiti favorevoli – afferma Gasparini, anche per quanto concerne il processo di Benevento del 1878 contro la banda del Matese – …[sono]…dovuti alla presenza di giurie popolari che…[hanno voluto testimoniare]…non tanto una propensione verso l’idea anarchica, quanto  una diffusa e generale simpatia verso tutti coloro che…[hanno osato]…sfidare il governo; il quale ben poco…[ha]…fatto per alleviare i mali economici e sociali del paese, ed anzi li…[ha]…aggravati con il peso delle tasse, della coscrizione obbligatoria, la confisca e la vendita dei beni ecclesiastici e demaniali che, anziché andare a beneficio dei poveri…[hanno finito]…per locupletare le tasche dei ricchi proprietari»[6].

Il 16 giugno 1876, dopo il processo di Bologna, Andrea Costa e i suoi amici vengono rimessi in libertà e questa circostanza favorisce la riorganizzazione a Bologna, in Romagna e nelle Marche dei gruppi anarchici[7].

Subito dopo l’ VIII Congresso dell’ Internazionale, svolto a Berna dal 26 al 29 ottobre 1876, Cafiero e Malatestarimasti in Svizzera, incominciano a programmare una insurrezione da realizzare nell’Italia meridionale per la primavera dell’anno successivo. Rientrati in Italia, si recano a Napoli per mettere a punto il progetto. Essi, ovviamente, credono nel sostegno delle masse contadine ritenute dagli anarchici eroiche nei momenti del brigantaggio, «forze motrici della rivoluzione»[8], nerbo dell’attività sovversiva diretta a scardinare lo Stato, brave nel predisporre le bande armate[9].Di qui il noto e fallimentare tentativo insurrezionale di San Lupo (ex borgo del Molise)[10], Letino e Gallo degli inizi di aprile del 1877, organizzato dalla cosiddetta banda del Matese [11], tentativo che determinerà il «rapido declino» del socialismo anarchico[12].

Ma l’azione della banda del Matese – sostiene il sottoprefetto di Isernia – passa nel Molise «quasi inosserva[ta] e senza eco in qualsivoglia classe di persone»[13]. Anzi, il prefetto di Campobasso, il 25 luglio 1877, nella relazione semestrale trasmessa  al ministro dell’Interno, dichiara : «In occasione del moto internazionalista, che rumoreggiò sui confini tra questa e le province di Benevento e di Caserta…non solamente non fu alcuno che abbia manifestato o fatto sospettare il menomo segno di adesione o di desiderio per quell’insano conato, o per le aspirazioni che ne formavano l’oggetto o il pretesto, ma anzi si ebbero chiare testimonianze del contrario; perciocchè la truppa, che io posi in movimento, trovò in tutti i comuni la più benevola e cordiale accoglienza, e tutti i sindaci, rispondendo a una mia circolare, si fecero garanti della decisa resistenza che i rispettivi amministrati avrebbero opposto a quello sciagurato tentativo»[14].

Sul «Frentano» di Larino – periodico di un’omonima associazione culturale di quella città, giudicato dal sottoprefetto culturalmente irrilevante[15]– Diodato Bucci, presidente della «sezione arti» del circolo larinese, mistificando in senso liberal-conservatore arti, religione, famiglia e società, scrive a proposito degli anarchici e dell’azione del Matese che: « il loro così detto collettivismo è inconcepibile, perché ripugna con i fondamenti della società: la triplice emancipazione economica, politica e morale è impossibile nella applicazione pratica: l’eguaglianza tra gli uomini non supplisce all’ineguaglianza dell’intelligenza, delle attitudini e della volontà. Il principio del preteso antagonismo degli interessi, della  incompatibilità dell’utile col giusto, trova assurdità nel dominio della giustizia, che esclude il loro anarchico desiderio di vedere abbassati religione e credenza, patria e vessillo, governo ed amministrazione, magistratura e tribunali, esercito e milizie, proprietà e capitali, eredità e famiglia. Dai loro principi si hanno illazioni contrarie al benessere sociale[16][…] Noi italiani abbiamo cuore e fede, e per il cuore e per la fede i nostri maggiori sono stati grandi: saremo grandi anche noi se i padri nostri imiteremo, e così la teoria internazionalista promulgataci sul Matese, che rinnega la fede ed esclude il cuore, resterà paralizzata fra i geli di quei burroni […] Non smarriamo la dritta via…Cari fratelli che con nobile cuore professate le arti, che siete vicini alle masse del popolo…dite a quelli che proclamando il meglio si appigliano al peggio, che le fluttazioni dei mercati, le crisi industriali non garentiscono all’operaio la certezza, la continuità dell’impiego, la misura esatta della retribuzione, la felicità dei risparmi»[17].

Segue ……


[estratto daL. PARENTE(a cura di), Movimenti sociali e lotte politiche nell’Italia liberale, Milano, Franco Angeli, 2001, pp. 195 ss]

[1]F. Della Peruta, La Banda del Matese e il fallimento della teoria anarchica della moderna «Jacquerie» in Italia, in «Mondo operaio», 1954, 3, p. 337.
[2]AS CB, Prefettura Gabinetto I,b. 47, fasc. 1229.
[3]Ibidem . V., poi, F. Contin di Castel Serpio, Relazione,  cit., pp. LXXI, LXXIV.
[4]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1229.
[5]F. Della Peruta, La Banda del Matese, cit., p. 355.
[6]L. Gasparini,  La “Banda del Matese”.  La   guerriglia   nell’Italia post – unitaria,  Salerno 1983, pp. 47 – 48.
[7]F. Della Peruta, La Banda del Matese, cit. p. 356.
[8]Ibidem.
[9]L. Gasparini, La “Banda del Matese”, cit., pp. 71 – 73.
[10] G. Masciotta, Il Molise dalle origini, I, cit., p. 175.
[11] Sulla  Banda del Matese, oltre ai citati lavori di Della Peruta e di Gasparini, v., p. e.,  M. De Agostini,La vicenda della  “Banda del Matese” nei resoconti giornalistici, nelle testimonianze e nei commenti di contemporanei, in “Samnium”, 1996, 4, pp. 263 – 279; Cimmino, La banda anarchica del Matese nei documenti dell’Archivio di Stato di Caserta, in «Rivista storica di Terra di Lavoro», 1977, 1; V. Emiliani,  Le mille vite dei libertari italiani, in «Storia illustrata», 1973, 191; E. Forni, L’Internazionale e lo Stato, Napoli 1878, pp. 352 ss.; R. Galli,  Il moto di Benevento e il conte Francesco Ginnasi, in «Movimento operaio» 1952,1; P. C. Masini, GliInternazionalisti. La banda del Matese (1876 – 1878), Salsomaggiore 1958.
[12]A. Capone,  Destra e Sinistra da Cavour a Crispi, cit., p. 322.
AS [13]CB, «Relazione sullo spirito  pubblico e sulle condizioni del circondario». Isernia, 6 luglio 1877, Prefettura Gabinetto I, b. 46, fasc. 1221, c. 1r.
AS [14]CB, relazione sullo «spirito pubblico», Prefettura Gabinetto I, b. 46,  fasc. 1221, cc. 1v  – 2r; v.,  p. e., G. Zarrilli,Il Molise, cit., pp. 147 – 148.
[15]«…il circolo intitolato il Frentano – scrive il sottoprefetto – avente vita e sede in Larino, e il giornale che per cura di esso si pubblica, per quanto, malgrado i pomposi loro titoli, manchino d’importanza e valore, altrettanto s[o]no istituzione e pubblicazione innocue, e non sospetto di nulla che senta di criminoso. In quell’associazione mi sembra di scorger qualche cosa dell’ antica Accademia degli Arcadi, ma in proporzione ed in merito assai minori, ed assolutamente fuori del tempo in rapporto all’indole dell’epoca nostra. I pastori arcadi cantavano le pastorelle e le ninfe, i frentani inneggiano a chi nasce, a chi muore, a chi va a nozze, alle feste religiose, alle feste civili, alle pubbliche autorità, alle scuole, insomma a qualunque meschino avvenimento dell’ordinaria vita locale. Promotore e principale sostenitore del circolo e del giornale è il prof. Giuseppe Barbieri, regio ispettore scolastico, ora in aspettativa, uomo di scarsa cultura, ma attivo, energico, intraprendente, una di quelle nature bisognose di far qualche cosa, e soprattutto di far rumore. Nullo in politica, è però uomo onesto» (AS CB, «Circolo e giornale Frentano», minuta della risposta del sottoprefetto di Larino alla nota prefettizia del 15 settembre 1877. Larino, 20 settembre 1877, in Prefettura Gabinetto I, b. 47, fasc. 1227).
[16]«…Si vagheggiò – si  legge ancora nel testo – una confederazione, credendosi utopia l’unità; questa fu realizzata dagli eventi, e ne insuperbimmo: ora, invece di garentirla con la nostra prudenza, si proclama una guerra cittadina: La terra è comune, dicono gl’internazionalisti; il lavoro è proprietà: Il lavoro è causa legittima di proprietà, e sforzandoci di allontanare tutto ciò che imdisce l’energia e cagiona impotenza o indifferenza al lavoro, e rende inutile l’iniziativa individuale…Riprovando l’esaltate e inconcludenti idee anarchiche, lodiamo la febbrile attività che è la nobile legge del progresso, e per la quale di giunge a glorioso porto. Noi italiani abbiamo una storia ricca di nobili fatti; ispiriamoci ricordando in essa le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e le torri degli avi nostri, e i sontuosi tempii dei nostri padri, ove tutto è grande, perché la fede ispira grandezza, e ne sono le provue le ardite cupole che ti elevano col pensiero al cielo, ed i dipinti del Michelangelo, del Leonardo da Vinci, del Raffaello e del Domenichino che sono le rivelazioni di aspirazioni ferventi» ( D. Bucci, Gl’internazionalisti, in «Il Frentano», 1877, 3, p. 15).
[17]D. Bucci,Gl’internazionalisti, in «Il Frentano», 1877, 4, pp. 25, 26.

About Ada Labanca

Ada Labanca, molisana di Agnone con alle spalle studi filosofici e perfezionamenti in didattica della storia e in bioetica, Docente di Storia, Professoressa, Cultrice di Didattica e metodologia della storia presso l’Università degli Studi del Molise, Relatrice in occasione di numerose manifestazioni culturali, ama la sua terra, coltivandone tutti gli aspetti più significativi, interessanti, importanti e rilevanti quali l’emigrazione, i moti anarchici, la transumanza, la fame, le epidemie, i diritti, la rivoluzione del 1799, i campi di concentramento, la salute e la medicina, i fermenti sociali e politici del Sannio, la crisi d’identità dell’uomo del Mezzogiorno, l’Illuminismo Molisano.

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