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Realtà Sociale, Dissensi Popolari  ed  Echi Anarchici  nel Molise durante il secondo Ottocento – 1° Parte

di Ada Labanca

 Prima Parte – Dissensi Popolari

Fra il 1861 e il 1862 il regime fiscale piemontese sulle imposte indirette viene esteso a tutta la penisola. Tasse di bollo, di registro, ipotecarie, sul movimento ferroviario e quelle del decimo di guerra sulle imposte dirette gravano specialmente sui gruppi sociali meno agiati.

Il prelievo tributario dello Stato, fra il 1870 e il 1880, aumenta dall’ 8 al 14 per cento e le «entrate ordinarie sul reddito nazionale pass[ano] gradatamente dal 6,96 all’ 11, 38 per cento»[1].

In molte zone l’imposta sui fabbricati giunge fino al 40 per cento, mentre lievitano, nel contempo, i tributi sul macinato e l’imposta fondiaria. Per far fronte al crescente disavanzo, nel mese di maggio del 1868 entra in vigore la tassa sulla macinazione dei cereali, la  cosiddetta tassa  sulla  fame, fissata a  £. 2 al quintale per il grano, a £. 0,80 per il granturco e la segala, a £. 1,20 per l’avena[2].

Il nuovo regime fiscale pesa in particolare sulle popolazioni del Mezzogiorno che, durante il periodo borbonico, erano soggette a prelievi di gran lunga più leggeri. Di qui l’esplosione delle rivolte popolariespressione del grande disagio delle masse subalterne.

I campobassani, alla fine del 1868, insorgono: la gente giunge nell’ufficio dei dazi doganali, costringe le guardie e gli impiegati a lasciare subito il loro posto di lavoro, distrugge i documenti, rompe i mobili, manomette un sacco di  zucchero e un pacco di baccalà, ruba, infine, i denari ricavati dalla contribuzione pubblica. Solo l’intervento di alcuni cittadini amati dal popolo riesce a sedare la folla. Vengono inizialmente arrestate ventuno persone che, però, durante gli interrogatori, temendo che «una loro lunga detenzione avrebbe privato le famiglie di ogni sostentamento…[sostengono di essersi trovate]…sul luogo della rivolta per caso…[di non aver]…ben compreso il senso della lotta…[e di non avere alcuna intenzione di]…protestare contro le istituzioni»[3].

Ad Agnone nel 1872 si assiste ad un atto di violenza fisica perpetrato da una guardia di finanza a danno di un contadino, accusato falsamente di voler evadere la tassa sul macinato.  Il fatto è denunciato alle autorità provinciali dal sindaco del paese, il sacerdote liberale Giuseppe Tamburri,  ex deputato del 1869, il quale aveva rinunciato al mandato parlamentare perché l’attività «di sindaco gli permetteva di rendere più utili servigi alla città»[4].

In realtà ad Agnone il comandante del distaccamento delle guardie doganali, il tenente Gondisalvo Taibell, di origine croata, fa credere a tutti «di aver ottenuto poteri eccezionali dal ministro per incutere timore sulle moltitudini, e fare oggi né più né meno di quello [che] si poteva sotto l’Austria e sotto i borboni»[5]. Sequestra, abusando del potere che egli ha, anche «generi non soggetti a dazio»[6]e va dicendo che la sua severità è dovuta all’atteggiamento talora eversivo del sindaco[7].

A Tamburri, in realtà, preme difendere da ogni prepotenza i gruppi sociali più umili perché per lui è necessario assicurare «la redenzione delle plebi…l’eguaglianza di tutti innanzi alla legge e il fondamento delle libere istituzioni»[8].

Le posizioni del sacerdote liberale non spaziano, ovviamente, verso orizzonti socialisti, ma esprimono la convinzione che è dovere dei benestanti mostrare alla «plebe, [che] non vede…[e non]…può guardare all’avvenire», la strada del miglioramento della qualità della vita[9]. Cinque anni prima l’impegno sociale dell’agnonese si era espresso nel tentativo di apertura di una scuola tecnica per gli artigiani e di una rurale per l’alfabetizzazione dei contadini, giacché l’istruzione è anche per lui il mezzo fondamentale del progresso sociale[10].

«In una società ben formata – scrive Ascenzo Marinelli, altro sacerdote liberale di Agnone, che condivide le posizioni di Tamburri – non possono mancare mai negli individui, che la compongono, tutte quelle gradazioni e differenze che osserviamo tra poveri e ricchi, tra plebei e nobili, tra analfabeti e letterati, tra contadini e borghesi e via dicendo. Se non fosse così, la gran macchina sociale non si muoverebbe; e il progresso, il perfezionamento individuale e generale degli uomini non si attuerebbero giammai. Quantunque poi tra tante dissomiglianze, che vediamo in mezzo a noi, ce ne fossero di quelle, che oltre all’essere un risultamento naturale del genere umano, sono altresì un fatto provvidenziale»[11].

Mentre ad Agnone, dunque, il disagio delle classi sociali marginali è tenuto a freno dai cattolici liberali, che si oppongono a coloro che nel periodo borbonico avevano rappresentato l’ oligarchia paesana[12], in altri centri del Molise l’opposizione fra i candidati alle elezioni amministrative crea rotture e sommosse popolari, animate da capipopolo e attivate in occasione dell’aumento delle tasse comunali. È il caso di San Biase, teatro, il 13 agosto 1873, di una protesta che ha per attori gli emarginati del posto e per regista colui che non è riuscito a conseguire la carica di sindaco. Gli amici di questi, si legge in un atto della prefettura, «fanno credere che le imposte pubbliche non possono, né debbono essere riscosse perché malamente applicate…[pertanto]…fanno credere essere necessario un ammutinamento. La molla dell’interesse, dell’utile, il volgo spinge ad eccessi inauditi; né vano…[è]…il detto che la plebe umile serve, e crudele comanda…Il fine precipuo a cui mirasi con l’eccitamento di un tumulto è lo scioglimento del consiglio [comunale], onde gli ambiziosi istigatori meglio…[possano]…in novelle elezioni, imporsi come padri della patria…Lo scopo…[è]…spingere il furore plebeo a tali eccessi da soddisfare col braccio altrui private vendette»[13].

A San Biase, quasi come ovunque, i leaderpaesani sono gli «uomini del vecchio regime che ogni cosa del dominante avversano»[14]e colui che organizza la sommossa è l’ex primo cittadino del borgo, tale Orazio Marino, apostrofato come «affumicato agente della nera polizia…l’archimandrita,  la face della discordia e del disordine…[che]…come sindaco…[è stato]…dilapidatore delle pubbliche entrate e truffatore esimio delle sostanze private»[15].

A Campomarino il 5 aprile 1874 tre contadini, fra i quali un piccolo possidente, sono fermati da due carabinieri di Termoli. Secondo le disposizioni del sindaco, infatti, chi, nell’aggirarsi per il paese, desta sospetti deve essere fermato e perquisito per controllare se porta abusivamente delle armi da fuoco. I tre sono degli ubriachi; uno di loro prima reagisce con modi sgarbati all’alto là dei carabinieri, poi incomincia a gridare ed ad opporre resistenza, infine tenta di fuggire; ma, fatti pochi passi, cade. La gente accorre, inveisce contro i carabinieri  e attiva una sassaiola contro i tre sventurati. Subito è trambusto e sugli uomini dell’arma si rovescia la rabbia dei poveri. I militi, feriti l’uno alla testa e l’altro a una mano, sparano alcuni colpi di pistola per intimorire la gente impazzita e poi cercano rifugio in un’abitazione privata. Il sindaco, chiamato un drappello di guardie doganali, accorre e riesce a sedare la folla, stipata sotto la casa dove sono i due carabinieri. Ritornata la calma, si aprono le indagini; il sindaco accusa gli uomini della forza dell’arma di ubriachezza e di molestia pubblica, rovesciando così la verità dei fatti. Dopo un lungo interrogatorio, però, narra come sono andate realmente le cose. Il primo cittadino del borgo adriatico, con il suo falso racconto, tende a proteggere un suo parente coinvolto nella vicenda e a svelare tanto uno squallido «desiderio di popolarità», quanto rancori personali nei confronti di uno dei due carabinieri[16].

Nel mese di giugno dello stesso anno, Francesco  Contin di Castel Serpio, prefetto della Provincia di Campobasso, riesce a coordinare con successo le attività delle autorità politiche e degli uomini della pubblica sicurezza per annientare due grosse bande di malfattori operanti nel circondario di Isernia, l’una nelle zone prossime alla Campania e l’altra nell’Alto Molise, cioè tra Agnone, Carovilli e Vastogirardi. L’attività dei malviventi, i quali si avvalgono anche dell’ «opera di ladruncoli, associatisi momentaneamente in occasione di feste e di fiere», atterrisce la gente che è convinta di essere ancora preda di una nuova e pericolosa ondata di brigantaggio[17].

Segue…….


[estratto daL. PARENTE(a cura di), Movimenti sociali e lotte politiche nell’Italia liberale, Milano, Franco Angeli, 2001, pp. 195 ss]


[1]A. Capone,  Destra e Sinistra da Cavour a Crispi, inStoria d’Italia, diretta da G. Galasso,Torino 1981, pp. 152, 153.
[2]Ivi, p. 154. Sulle condizioni socio-economiche del  Molise nel secondo Ottocento v., p. e., U. Dante, Abruzzo, in Storia del Mezzogiorno, XV/ 1, Napoli  1990, pp. 17 – 96.
[3]G. Zarrilli,Il Molise dal 1789 al 1900, ristampa a cura dell’associazione culturale il “Rinnoceronte”, con prefazione di A. Placanica, Campobasso 1984, pp. 93-105.
[4]G. Masciotta, Il Molise dalle origini ai nostri giorni, III, Campobasso 19882,  pp. 54 – 55; Sulla vicenda narrata, v., Archivio di Stato di Campobasso (da ora in poi AS CB), rapporto del sindaco di Agnone al prefetto della Provincia di Molise sui fatti del 2 ottobre 1872, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1185.
[5]AS CB, rapporto del sindaco di Agnone…, citato.
[6]Ibidem.
[7]Ibidem.
[8]W. A. Douglass, L’emigrazione in un paese dell’Italia meridionale. Agnone tra storiae antropologia, trad. it. di A. Iacapraro, prefaz. di G. C. Castelli Gattinara, Centro Studi Alto Molise, Pisa 1984, p. 183.
[9]   Ibidem.
[10]Ibidem.
[11]A. Marinelli, Il buon esempio nel proprio paese, Agnone 1882, p. 196, in W. A. Douglass,L’emigrazione in un paese dell’Italia meridionale, citato.
[12]Ibidem.
[13]AS CB, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1215.
[14]Ibidem.
[15]AS CB,  denuncia «per l’eccitamento di disordini»,  inviata dal sindaco D’Andrea di San Biase al prefetto della Provincia di Campobasso, Prefettura Gabinetto I, b. 45, fasc. 1215.
[16]AS CB, «Rivolta all’arma nel comune di Campomarino». Campomarino, 14 aprile 1874, Prefettura  Gabinetto I, b. 45, fasc. 1193.
[17]F. Contin di Castel Seprio,  Relazione sulle condizioni della Provincia di Campobasso letta al Consiglio provinciale nella seduta del 22 settembre 1875, Campobasso 1875, p. LXXIV.

About Ada Labanca

Ada Labanca, molisana di Agnone con alle spalle studi filosofici e perfezionamenti in didattica della storia e in bioetica, Docente di Storia, Professoressa, Cultrice di Didattica e metodologia della storia presso l’Università degli Studi del Molise, Relatrice in occasione di numerose manifestazioni culturali, ama la sua terra, coltivandone tutti gli aspetti più significativi, interessanti, importanti e rilevanti quali l’emigrazione, i moti anarchici, la transumanza, la fame, le epidemie, i diritti, la rivoluzione del 1799, i campi di concentramento, la salute e la medicina, i fermenti sociali e politici del Sannio, la crisi d’identità dell’uomo del Mezzogiorno, l’Illuminismo Molisano.

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