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R ten-vtecchi (Clematis Vitalba)

di Flora Delli Quadri

Se ten potrebbe stare per teneri, è sicuro che “vtecchi” sta per viticci. Sta di fatto che il termine dialettale indica proprio i viticci teneri di una pianta il cui nome scientifico è Clematis Vitalba (Clematis dal greco Klèmatis = viticcio; Vitalba dal femminile del latino vitis + albus, vite + alba, vite bianca).

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Clematis vitalba

Quando fiorisce è una pianta molto bella, con quei fiori bianchi stellati che spuntano da maggio ad agosto confondendosi col biancospino e che, come il biancospino, emanano un tenerissimo profumo. Solo che la pianta non ha nulla di tenero. E’ infatti l’unica pianta che, ai nostri climi, produce liane lunghe anche 20 metri che si abbarbicano agli alberi e ne succhiano la linfa uccidendo la pianta stessa, in pratica una pianta assassina. Chi l’ha vista da vicino mescolata ai rovi in un intreccio inestricabile sa quanto sia invasiva. Lì dove c’è un rudere, lì c’è anche la vitalba che insieme ai rovi provvede a restituire alla natura ciò che l’uomo le ha tolto. Se nasce nell’orto è meglio estirparla.

vitalba-rudereNon è velenosa in senso stretto, ma contiene sostanze (saponine e alcaloidi) che si accumulano soprattutto negli organi più vecchi e possono provocare irritazioni cutanee al contatto.
Ne sanno qualcosa quei ragazzi di epoche passate (quelli di oggi hanno ben altro da fumare) che, lasciandosi tentare dalla voglia di fumo, coglievano un rametto un po’ legnoso ma ancora tenero all’interno e lo usavano come una sigaretta. Un sapore acre e pungente li induceva dopo un paio di tirate a smettere con gli occhi fuori dall’orbita e una tosse che provvidenzialmente interveniva per espellere le sostanze irritanti inalate.

LianeAl contrario della pianta adulta, i germogli giovani che si colgono a primavera sono commestibili e anche gradevoli al palato.  Quando durante una passeggiata ve li mostrano dicendovi che con quelli e un po’ di uova viene un’ottima frittata oppure che si possono condire con olio e aceto in insalata, credeteci.

Poiché le sostanze irritanti eventualmente presenti sono termolabili, si debbono o rosolare direttamente nell’olio oppure lessare. L’acqua di cottura, ricca di sali minerali, la si può usare per annaffiare le piante di casa oppure per cuocerci gli spaghetti.

Le foto che seguono sono state tratte da
http://luirig.altervista.org/naturaitaliana/viewpics2.php?rcn=19212

Clematis vitalba: Photo by Pancrazio Campagna
Clematis vitalba: Photo by Pancrazio Campagna
Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste - Progetto Dryades - Picture by Andrea Moro - Comune di San Canziano d'Isonzo, medicaio solcato da canali presso la strada che da Monfalcone conduce a Grado, poco oltre la località Bistrigna. , GO, FVG, Italia, - Image licensed under a Creative Commons Attribution Non Commercial Share-Alike 3.0 License
Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste – Progetto Dryades – Picture by Andrea Moro – Comune di San Canziano d’Isonzo, medicaio solcato da canali presso la strada che da Monfalcone conduce a Grado, poco oltre la località Bistrigna. , GO, FVG, Italia, – Image licensed under a Creative Commons Attribution Non Commercial Share-Alike 3.0 License
Credit: Photo by Graziano Favaro - Masera' di Padova
Credit: Photo by Graziano Favaro – Masera’ di Padova

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[1] Flora Delli Quadri, Molisana di Agnone (IS), prof.ssa di Matematica in pensione. Si occupa di cultura e politica; pur risiedendo altrove, ha conservato intatto l’amore per il suo paese d’origine che coltiva in forma attiva.

Editing: Flora e Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

 

About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

Un commento

  1. Quando andavo a Fontesambuco, in attesa della corriera che mi riportava al paese, ne trovavo molti lungo la strada. Volentieri mi fermavo a coglierli. poi li portavo a casa dove la mamma li lessava e, quindi,i ci faceva la frittata. erano molto gradevoli

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