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Quel treno fuori mano al 20 bis

di Gustavo Tempesta Petresine [1]

Qui si parla di un anziano padre, con il figlio che lo segue, mentre cerca di raggiungere, senza riuscirci, il binario 20bis, da cui parte il Roma-Campobasso, posto a quasi un km, dall’ingresso di Stazione Termini  

Roma Termini - Il binario 20bis è laggiù in fondo incastrato tra il 20 e il 21
Roma Termini – Il binario 20bis è laggiù in fondo incastrato tra il 20 e il 21

Papà, dove corri; aspetta! Ci hai quasi settant’anni; hai visto mai che te pija lo sturbo e ce rimani! Lasselo perde quer cazzo de treno limitrofo alla tua regione di appartenenza e estraneo a qualsiasi proposito del Padreterno-domine-iddio.

L’anziano si fermò ansimante. Aveva assunto un colorito cereo; quasi credetti che lo sforzo compiuto nella corsa avesse provocato in lui uno scompenso cardiaco; che il suo cuore per povertà di ossigeno avesse compromesso il suo debilitato fisico con conseguenze per la circolazione e per lo stesso. Con quello sguardo sgomento e accusatore che pareva bucarmi l’anima, inondato dal sudore che gli velava gli occhi, mi disse con una voce fievole ma decisa:

Tu nen le siè ca m’haje perdute auoje. Haje perdute mezza jurnata de la vita mea, ca pe l’età ca tienghe sembrene passate uasce duje jenne!

Lo abbracciai invitandolo a sedersi sulla sua valigia e così gli parlai: “er tempo tuo è quello de ieri. Nun lo capisci che s’è bbello e perso? Er tempo de n’a vorta arimane nei ricordi de quanno eri giovane. Te posso di che sei arimasto ‘n regazzino co li sogni e la speranza che possano aritornà li tempi passati? A papà!!! ormai er futuro è incerto! Ma che te posso di… A te, almeno è arimasto ‘n sogno; e poi, ce credi pure! Er futuro, pe quelli come me che c’hanno trent’anni, me ariserva l’incertezza cronica e ‘n bel pezzo de cazzo! Capirersti, co ‘sti chiari de luna me dicheno che so pure pessimista.

Mi accarezzò con un sorriso per poi rimproverarmi.

Che t’haie fatte sctudiè a fa, ca mmiez a ne trascurse ce mitte diece male parole! Almena la scola t’aveva ‘nzegniè a parlà vuone!

Devo dirti che ti ringrazio per avermi permesso di conseguire una laurea. Del resto, però, sono consapevole di avere fatto io la scelta; lo so, so ‘n fregnone… Lettere moderne! In fin dei conti me dovrebbe rassegnà a fa er supplente in quarche scola media de torno a Roma. Che ne so, a Fabbrica o Rignano Flaminio… Si c’ho provato e l’ho fatto, ma sarvo gni uno, dopo ‘n’anno de quello strazzio mi ruppi abbondantemente li coloni! Io che mi impegnai con studi extra scolastici volendo diventare un apprezzato scrittore. Ma che voi fa, avevo fatto male li conti ignorando l’esistenza de L’ESPRESSO, REPUBBLICA e pure der CORRIERE DELLA SERA. Il povero burino venuto dalla provincia di Isernia rotolato da chissà quale montagna impervia dell’appennino approdava alla allora Roma dei Moravia dei Cardarelli e dei Pasolini… Mah, lassamo perde! Mi scontrai con una realtà impervia. La presi così a male che preferii, all’occasione, scegliere il cantiere, dove di positivo appresi un mestiere che malgrado la fatica mi gratificava, e quando tornavo a casa la sera con le ossa acciaccate pensavo a quel muro dritto che avevo tirato su con le mie mani. A papà!!! nun te la pijà a male. La laurea adesso me la sbatto ar cazzo! Anzi, lo sai che te dico: la metto in bella mostra ar cesso de casa, così quanno sto sur vaso, per meccanismi oscuri o per ricordo dei mal de panza precedenti gli esami, mi stimolerà la peristalsi intestinale, potere evocativo e stimolante dell’immagineChe me rappresenta la lingua ben parlata se chi ascolta, per difetto di cultura o per male interpretazione nun riesce a capì quello che dichi! Come te vedono e te classificano l’altri “centomila” che te ascoltano?”

Mio padre si sganasciò dalle risate, mi dette un mezzo cazzotto sul petto, scosse la testa, fece un ampio sospiro e disse:

Addemane vienghe ecche alle sette de matina, ascì chiène chiène m’abbije arre binarie 20 bis. Re trene parte alle nove e mezza“.

Rimanemmo seduti ancora un poco: lui sulla valigia e io più in là sul lastrone di marmo nero.

Sul binario 20 bis erano rimaste solo delle chiazze di olio e la triste rotaia isolata dal resto di Termini. Quest’ultima pareva volesse eludere il binario figliastro nato da una relazione libertina mal supportata. Lo immaginai scorrere lento, il trenino; io rivangando un passato normalmente scorso e mio padre che si era “appennicato” con il mento sul petto. Immaginai il vagone con la professoressina seduta sullo strapuntino foderato di “sky,” che a lunghi intervalli sollevava gli occhi dal suo inseparabile libro per osservare eremite stazioni dismesse: le porte di ingresso ormai chiuse di paesi morenti.

 


[1] Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

 

 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

3 commenti

  1. Il linguaggio immediato e colorito di una conversazione privata tra un padre e un figlio dà nell’accezione più vera la visione e la sensazione del disagio cui sono sottoposti i viaggiatori molisani che da Roma devono tornare ai loro luoghi. Devono e vogliono tornare e se non fosse stato il bisogno e la necessità di cercare un lavoro per vivere essi, i MOLISANI, non l’avrebbero lasciata la loro terra. E il DISAGIO ancora continua col pendolarismo di operai o prof seduti scomodi su uno strapuntino
    E la memoria MI RIPORTA AI MIEI TEMPI ANTICHI: STUDENTESSA PENDOLARE SU UN TRENO POCO MEGLIO DI UN TRADOTTA MILITARE …MA ERAVAMO NEL ’53. Sono passati dunque INVANO 60 ANNI ? !
    Bel racconto di viva e libera fantasia, ma anche di denuncia sociale per l’assenza di una efficiente regolamentazione da parte delle FERROVIE STATALI cui si dovrebbe inviare in visione con dovere di meditazione.

  2. Capo Donatella

    Colpita da questo racconto che dimostra uno spacoo della vita odierna per quei giovani che , come era per noi, vedevano una laurea come un traguardo. E’ vero, oggi, nei tempi delle racomandazioni ed altre meschinerie, una buona laurea vale quasi quanto una carta igienica!!!
    Con simpatia per il nsotro Molise, anche se sono una oriunda!!! – Una Marracino doc di quel tal Alessandro che proveniente da Vastogirardi diventò Presidente Di Cassazione e il primo senatore del Molise. Ci lasciò nel 1941 e non ha mai conosciuto, per sua fortuna, i suoi colleghi odierni del Senato!!!!)

  3. Racconto amaro nel contenuto, molto efficace nell’espressione. Il figlio e il padre: entrambi saggi e provati dalla vita. Bello.

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