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Primo Canto dell’ Altosannio

Questo Bellissimo Primo Canto  di Gustavo Tempesta Petresine fa parte di un suo libro di poesie intitolato “Ne cande[1]

foglie-al-vento

I° Canto dell’ Altosannio 

In queste foglie popolate di vento
ha messo nido lo stormire del tempo.
E aleggia, fischietta e penetra
rovi contorti di atavica solitudine.
Qui Dio, è la testa di pecora
spolpata dal lupo affamato,
separata dal gregge a seminare
le pendici di Montecapraro.
Biancore d’ossa traviate,
peluria d’ortica,
lucore del cardo mariano;
frinire di un eco lontano.
Pietre di Montecampo
irte a dannare il cielo
accecate di bianco.
Spavaldo si drizza il lampone
orgoglioso di granuli rossi;
Sanguinare da frutti maturi
fra le crepe dei sassi, nei fossi.
Trova riposo il nibbio autunnale
nella fresca aria di tramonto,
pigola all’orizzonte e spiega l’ale,
becca la solitudine e si bea
raspando il muschio che odora di madre,
e dalla valle un canto lieto sale.
Dondola il cerro
e dolcemente Zefiro
schiuma le fronde docili
volgendole ai torrenti
e al fiume Sangro, armenti
si dolgono di liquido rancore.
Frullio di vento e foglie
che invadono i sentieri;
tratturi sconnessi e cari.
E tu fiume tortuoso
nostalgico di acqua.
Ciottoli levigati, sparuta rena:
sacrifica i tuoi giunchi
a un gracidar’ di rana.
Verrà, verrà poi marzo
a riportarti in piena
e tornerai con i gorgogli antichi.

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[1] ‘Ne cande, nasce da un percorso accidentato,  da un ritrovare frammenti e “cocci” di un vernacolo non più parlato come in origine, da mettere insieme in un complicato puzzle. I termini sono proposti cercando di rispecchiare la fonetica che fu propria del parlare dei nostri nonni, ascoltati in prima persona e qui proposti. Il “canto lieto”, quello che trattava di feste, amori e piccola ironia dove si contemplava il fluire non privo di stenti, di un vivere paesano, è svanito negli anni.

3 Ne Cande...Copertina

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Editing
: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine 

About Gustavo Tempesta Petresine

Gustavo Tempesta Petresine, Molisano di Pescopennataro (IS), si definisce “ignorante congenito, allievo di Socrate e Paperino”. Ama la prosa e la poesia, cui dedica molto del suo tempo, con risultati eccezionali, considerati i premi conseguiti e la stima di tutti.

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