Home / Cultura / Territorio / Territorio e Popolazione / Comuni dell'Alto Molise IS / Poggio Sannita: Cenni Storici ed Origine del Nome.

Poggio Sannita: Cenni Storici ed Origine del Nome.

di Gabriele La Gamba [1]

vedutaLe origini di Poggio Sannita sembrano essere molto remote, infatti, dai reperti archeologici rinvenuti nell’agro si può dedurre che ci fosse presenza umana riconducibile all’evo Sannita (IV-III Sec. a. C.) o quantomeno relativa al periodo della colonizzazione Romana (II-I Sec. A. C.); come asserisce lo stesso Masciotta nella sua opera “Il Molise, dalle origini ai nostri giorni“: “…l’agro di Caccavone (questo il nome del comune alto molisano in questione, derivante dal termine “caccavo” ovvero grosso recipiente in rame adatto a contenere liquidi, fino a quando fu sostituito con Poggio Sannita) fu certamente abitato fin dall’epoca Sannita attestandolo i rottami di colonne, i frammenti di capitelli, i sepolcreti ed alcune lapidi in lingua osca che furono rinvenute dai contadini durante i lavori di coltura nella prima metà del XIX Sec…”.

Successivamente è molto plausibile che gli abitanti dell’antico nucleo insediativo si spostarono ad est nella contrada “Casale“, dove però non restarono a lungo, poiché, in conseguenza alle devastazioni che i Saraceni apportarono anche a queste contrade nelle loro incursioni risalenti al VIII Sec d.C., si stabilirono definitivamente dove sorge l’odierno abitato, prova ne sia che i residenti di questo nuovo centro continuarono a denominare “Caccavone vecchio” la contrada Casale.

Da ciò si può dedurre che il nuovo nucleo di Caccavone era già realtà tangibile quando i principi longobardi Beneventani Landolfo e Pandolfo lo concessero in feudo al Conte Radoisio, figlio di Berardo, Duca di Isernia nel 953 d.C. come attestato dall’Ughelli nella sua “Italia Sacra2.

In età Normanno-Sveva, da un documento antico che il Borrelli nomina nella sua opera “Vindex Napolitanae Nobilitatis”si può dedurre che fosse feudatario di Caccavone un certo conte Ugone (plausibilmente appartenente al potente casato dei Molisio) al quale, nella prima metà del XI Sec. successe il figlio Raoul de Petra.

Per l’età Sveva le fonti documentarie presentano lacune tali da no poter desumere nulla di certo. E’ con l’avvento degli Angioini che le notizie diventano più affidabili e consentono di stabilire che nel 1269 il feudo di Caccavone era in mano di Paolo de Giga, al quale successero Stefano d’Anglone, Rolando Gisulfo e, dal 1291, nuovamente i Petra.

Giungendo al tempo di Roberto d’Angiò tale feudo fu tenuto da Tomaso de Trogisio (Thomas de Troyes), che ne tenne possesso fin quando, verso la metà del XIV Sec, Caccavone divenne appartenenza della Famiglia Baronale di Sebrano (de Sebran) ; il Masciotta, e prima ancora di lui l’Aldimari, attestano che Guglielmo da Sebrano fu titolare di del feudo in questione anteriormente al 1345 per concessione di Re Roberto d’Angiò.

Per quanto riguarda il periodo Durazzesco è appurato che la Regina Giovanna I nel 1363 recò in dono il feudo alla principessa Giovanna di Durazzo in occasione delle sue nozze con Roberto d’Artois; costoro detennero Caccavone fino al 1382, anno in cui furono imprigionati dallo stesso Re Carlo III d’Angiò, il quale subitaneamente concesse nel 1382 il feudo di Caccavone a Carlo Carafa, parente nonché ciambellano del predetto Re. Tale concessione restò nelle mani di questo casato anche con l’avvento della monarchia Aragonese (1442) fino al 1515, data in cui Bartolomreo Carafa lo vendette a Salvitto de Carfaneis (alcune fonti dicono dopo aver stabilito un patto di retrovendita) in effetti il Carfaneis (Carfagna) alienò il feudo pro Alfonso de Rhao, Barone di Montorio nei Frentani nonché genero di Bartolomeo Carafa. Al casato dei Baroni de Rhao Caccavone rimase fino al 1632, anno in cui Giovanbattista de Rhao lo vendette al Barone Santo de Santis (preceduto per un lasso breve di tempo dal Barone Marchesano soltanto in qualità di utilista). I de Santis lo tennero fino al 1645, data in cui il feudo di Caccavone passò definitivamente nelle mani della potente famiglia dei Petra, duchi di Vastogirardi, costoro detennero effettivamente il potere fino al 1806 , anno in cui fu decretata l’eversione della feudalità grazie ai decreti emanati da Giuseppe Napoleone Bonaparte. Caccavone fu quindi assegnato, dapprima al Dipartimento del Sangro, Cantone di Agnone, poi inglobato al distretto di Isernia, Governo di Vastogirardi, per tornare definitivamente nel 1816 al Circondario di Agnone.

Il 3 di Luglio del 1921 il sindaco dell’epoca Alessandro Amicone, in uno storico consiglio comunale i cui atti sono stati riportati con precisione dal Paoletti in “Poggio Sannita, dalle origini ai nostri giorni” così riferiva: “…il nome Caccavone suona sgradito perché composto da Cacca e Vone; la prima parte del nome ricorda una cosa che disgusta, la seconda, essendo un accrescitivo, riempie la bocca e gli orecchi e perciò che le persone che odono per la prima volta detto nome rimangono colpite e ci ridono sul volto. Tutti desiderano che sia cambiato il nome. Si propone l’altro, Poggio Sannita, considerando che il nome è bello e che risponde alla posizione topografica del comune. Il consiglio delibera con undici voti favorevoli su 12 totali che al comune si dia il nuovo nome di Poggio Sannita…”.


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Gabriele La Gamba

About admin

Prova info autore

Un commento

  1. Leonardo Tilli

    Molto interessante è la ricostruzione storica, nella sua brevità, essenzialità e ricchezza di contenuti importanti.
    Miei cari amici e compagni di ginnasio in Vasto: i fratelli Borrelli di Poggio Sannita!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.