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Pillola di Storia 2 – I toponimi Anglonum e Agnone

di Domenico Di Nucci
tratta da Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno[1]

Per quanto riguarda le ipotesi sul significato del toponimo Anglonum c’è ancora molto da scoprire; intanto non sono vere quelle provenienti da eventi posteriori al 751 come ad esempio quella derivante dal famoso morso dell’anguisanguco dell’833.

Non ci proviene nessun aiuto nemmeno dal significato del toponimo di altre località in Italia che sono chiamate Agnone.

In Sardegna, una vasta area a nord della regione è chiamata Agnone e deve il nome alla sua forma di grande angolo e in Campania il toponimo Agnone indica ancora oggi una terra paludosa.

Ho avuto modo in questi ultimi anni di confrontarmi spesso su questa questione con il dottor Francesco Di Rienzo che ritiene che i due toponimi Anglonum e Agnone (in dialetto Agnéunǝ) siano apparsi contemporaneamente e che nei documenti venisse annotato in latino Anglonum fino a quando il latino non venne sostituito da scritti che riportavano la lingua parlata.

Ho trovato conferma di questa sua ipotesi nel testo di don Filippo La Gamba, Statuti e Capitoli della Terra di Agnone dove c’è annotato sia Anglonum che Agnone. In effetti dopo tanti Anglonum e Angloni, a pagina 74 del suddetto testo, nel preambolo, scritto in latino, è annotato ab Universitate Angloni” mentre dopo pochi righi nello scritto in volgare è registrato “de la terra de Agnone”.

Anno 1504 Universitate Anglonie de la terra de Agnone

Una mia ipotesi sul toponimo deriva dalla costatazione che in Basilicata esisteva la città di Anglona che sorse sulle rovine di Pandosia e fondata nei primi secoli della cristianità, tra il sesto, il settimo e l’ottavo secolo; il suo nome derivava da agno, diminutivo di agnone che significava, corso d’acqua, riferendosi alla grande ansa che l’alveo del fiume Sinni formava ai piedi della collina dove sorgeva.

Non a caso anche alla base della collina su cui sorge Agnone scorre il Verrino, importante corso d’acqua che ha consentito lo sfruttamento delle sue acque garantendo per secoli lo sviluppo industriale di Agnone.


[1]  In questo libroDomenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti in tre sezioni:Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.
Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com


EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

About Domenico Di Nucci

Domenico Di Nucci, Molisano di Capracotta(IS), già Prof. di Matematica, oggi in pensione. Giornalista, sportivo, adora la tradizione della sua terra. La racconta con scritti storici, ma anche satirici e ironici.

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