Pillola di folklore 13 – Battesimo, cresima, matrimonio e…ernia! Compari di ieri e di oggi

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di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

“Farsi a cumbàre, cumbà, còmbà, mbà sono i modi di dire del nostro dialetto che indicano momenti della vita estremamente importanti che da sempre hanno caratterizzato i rapporti sociali e umani della nostra comunità.

La “cumbarizia” rappresentava un allargamento familiare. Infatti le famiglie dei compari diventavano tutt’uno; al compare ci si rivolgeva per aiuto e per consiglio avendo la certezza di trovare sempre disponibilità; i compari partecipavano attivamente a tutto quanto in bene o in male ruotava intorno alle proprie famiglie; mentre con i parenti i rapporti potevano guastarsi, era inaudito che ciò accadesse tra i compari.

Era un legame che durava tutta la vita ed anche per qualche generazione a seguire; nelle grandi feste tra le due famiglie avvenivano anche scambi di doni.

All’uórtǝ dǝ ru cumbàrǝ sǝ cuógliǝnǝ lǝ mègliǝ fóglia (nell’orto del compare si colgono le migliori verdure), come per dire che ciò che era del compare era anche tuo.

Battesimo, cresima, matrimonio e…ernia erano le tappe scandite in Agnone dalla cumbarizia.

Il compare di battesimo o “ru San Giuènnǝ” (chiaro riferimento a San Giovanni Battista), veniva scelto dalla famiglia del neonato tra la cerchia degli amici fidati o del padre o della madre e il designato non poteva rifiutare tale onore; diventava il padrino e il battezzato suo figlioccio, in linea sia con il detto “chi tǝ battézza tǝ patrézza” (chi ti battezza diventa tuo padre) che con il significato di compare (dal latino cumpater, insieme al padre). Il compare era testimone al battesimo e portava in regalo una catenina d’oro.

L’altra tappa era la cresima e la scelta del compare era a cura del cresimando che riceveva in regalo un orologio da polso.

Il matrimonio costituiva poi un altro momento importante con la scelta del compare di nozze o d’anello; i testimoni di nozze, scelti dalla coppia, normalmente portavano in dono le fedi nuziali.

La cumbarizia anche oggi, in linea con la tradizione, è rimasta una figura importante nella vita di ognuno di noi; c’era però un altro tipo di compare in Agnone che è andato in disuso, forse il più singolare: il compare della rosa.

Fino alla metà degli anni 50 per tutte le zone che gravitavano su Agnone, l’appuntamento per questa insolita forma di cumbarizia era per il giorno della Madonna delle Grazie, all’Annunziata.

Una messa del tutto speciale veniva dedicata ai bambini colpiti da una punta d’ernia;  durante  la celebrazione,  alle  10 precise,  la  famiglia del  bambino e  il   compare prescelto, di fretta si recavano in uno degli orti del centro storico; un giardiniere qui aveva preparato una rosa spaccandone un ramo in verticale e tra le due parti divaricate veniva “passato” dal compare per tre volte il bambino, mentre la campana della chiesa suonava a distesa.

Completato il rito, le due parti della rosa venivano riunite e secondo la tradizione, se la rosa non appassiva, la punta d’ernia al bambino scompariva.

La famiglia del compare offriva un pranzo ai genitori del piccolo (che essendo dei paesi limitrofi, avevano anche la necessità di rifocillarsi prima di affrontare il faticoso viaggio di ritorno a piedi).

Non esistono statistiche in merito; sicuramente la ripresa della rosa dipendeva molto dall’abilità del giardiniere!

Certe tradizioni possono oggi far sorridere ma sembra che la cosa funzionasse anche se con le dovute eccezioni; erano tempi in cui gli ambiti di intervento della chirurgia erano molto ridotti rispetto ad oggi e la fede spesso era l’ultima risorsa.

Del resto ancora oggi restano inspiegabili certe guarigioni ottenute con il noto effetto placebo.

 


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 


EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

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