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Pillola di folklore 11- La scuracchjéata

di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Il tomolo, in dialetto “tumbrǝ”, è ancora oggi usato frequentemente per indicare l’estensione di un terreno: è una misura di superficie, per così dire, traslata da una misura di capacità. Infatti negli Statuti del 1444, a proposito del capitolo dei mulini, è specificato che i mugnai ricevevano come compenso per la macinatura per ogni tomolo di grano la ventesima parte di esso; in Agnone nel Museo Emidiano, è gelosamente conservato un blocco di pietra con tre cavità che, riempite, equivalgono al tomolo, al mezzetto e al quarto. Questa pietra, che serviva in passato ovviamente per misurare granaglie, era posta nella piazza più importante del centro storico di Agnone, chiamata appunto Piazza del Tomolo, oggi Piazza Plebiscito.

Con un tomolo di grano veniva seminata in modo ottimale una certa quantità di terra che, in condizioni ideali nell’agro agnonese, corrispondeva a circa un terzo di ettaro.

Paese che vai tomolo che trovi, non come quantità di grano da seminare ma come superficie seminata e questo perché, da un chicco di grano, a seconda della fertilità del suolo, nascono diverse piantine.

Ecco spiegato il mistero perché, ad esempio, a Capracotta un tomolo è un quarto di ettaro e non un terzo come in Agnone, essendo il terreno meno fertile di quello agnonese.

Ma la pietra del tomolo in Agnone è legata anche alla famosa scuracchjéata. Era consuetudine che un cittadino carico di  debiti e nell’impossibilità di rispettare tutti i suoi impegni ricorreva alla pubblica scuracchjéata; il banditore girava per il paese annunciando che Tal dei Tali alle ore X faceva in piazza la scuracchjéata.

Quasi tutto il paese accorreva per assistere all’evento; il protagonista si recava a Piazza del Tomolo e al cospetto di tutta la popolazione si denudava le … natiche e si sedeva sulla pietra del tomolo.

Con quest’atto cancellava tutti i suoi debiti però perdeva l’onore, la credibilità e la faccia e l’atto era  una vera e propria morte civile; nessuno più si fidava di lui e anche la sua famiglia viveva con l’onta del fallimento.

Qualcuno in vena satirica inventò anche la seguente filastrocca:

Préta bèlla, préta bèata,
ioiǝ sò fattǝ rǝ dibbǝtǝ e tiuǝ rǝ scì paatǝ,
sǝ sapaiva ca tǝnoivǝ tandǝ vǝrtù,
n’avéssǝ fattǝ angora dǝ cchiù.

Pietra bella, pietra beata,
io ho fatto i debiti e tu li hai pagati,
se avessi saputo che avevi tante virtù
ne avrei fatti molti di più.

L’ultima scuracchjéata avvenne dopo la prima guerra mondiale, poi la pietra venne trasferita nel Museo Emidiano e solo di recente, nel corso delle manifestazioni estive, è stata di nuovo esposta al pubblico.

Meno male che la pietra del tomolo è conservata in un luogo sicuro e non viene usata più, altrimenti si sarebbe consumata per le tante scuracchjéatǝ non solo economiche che hanno caratterizzato la nostra cara Agnone!

  


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

 

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

About Domenico Di Nucci

Domenico Di Nucci, Molisano di Capracotta(IS), già Prof. di Matematica, oggi in pensione. Giornalista, sportivo, adora la tradizione della sua terra. La racconta con scritti storici, ma anche satirici e ironici.

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