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Pillola di folklore 10 – Paa ca scì d’Agnéunǝ (Paga perché sei di Agnone)

di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

Vecchia Milano

E’ ancora frequente, per gli agnonesi sentirsi apostrofare con la solita frase che ha fatto epoca e storia … “paa ca scì d’Agnéunǝ“ … sia quando con una punta d’astio, riaffiora la scarsa simpatia che Agnone godeva in passato nei dintorni, sia quando, con un gusto tutto speciale, si vuole offendere un agnonese negandogli qualche favore, o quando si riesce a raggirarlo, oppure quando pagare qualcosa può essere, come dire, un’occasione per fare figli (gli altri) e figliastri (gli agnonesi).

Ma il “paa ca scì d’Agnéunǝ“ non impensierisce né irrita più di tanto; ormai sono lontani i tempi in cui bastava una parola per scatenare una guerra campanilistica; sono finiti quei tempi perché, agnonesi e non, sono tutti nella stessa barca nell’Altissimo Molise: i paesi o vanno tutti a fondo o si salvano insieme.

Sono molte le versioni sulla nascita di tale modo di dire e una di queste sembra sia sbocciata a Milano, nel tempo in cui bastava uno sguardo ai vestiti, al modo di muoversi, al modo di compostarsi per individuare la provenienza di chi si aveva di fronte!

A Milano, dunque (altro che moderna Lega Lombarda!), i milanesi erano esentati dal pagare il pedaggio per attraversare un ponte o per usufruire di un traghetto. “Mi son dé Milan” era, per modo di dire, il lasciapassare … “Ióiǝ so dǝ Mǝlèanǝ” ebbe a dire, scimmiottando i lombardi, il malcapitato agnonese che venne subito scoperto e apostrofato con un paa ca scì d’Agnéunǝ”!

Sembra che l’arcigno controllore, il cui nome non è passato alla storia, fosse proprio un agnonese lì trapiantato che aveva riconosciuto il compaesano. Non ci si meravigli più di tanto; sembra che i più accesi antimeridionalisti di ieri e di oggi siano stati e siano i discendenti dei tanti emigrati meridionali costretti a recarsi altrove per sbarcare il lunario.


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

About Domenico Di Nucci

Domenico Di Nucci, Molisano di Capracotta(IS), già Prof. di Matematica, oggi in pensione. Giornalista, sportivo, adora la tradizione della sua terra. La racconta con scritti storici, ma anche satirici e ironici.

2 commenti

  1. Ovidio Eduardo Monaco

    Bellissimo racconto…complimenti; un piacere non lo fa mai un compaesano….e capita spesso-.
    e come nella poesia di Modesto Della Porta, nel concerto a Berlino….chi ha fischiato….”nu preturese….nu fusare”

  2. Domenico Di Nucci

    Se puoi vai a leggere sul sito Amici di Capracotta il primo articolo pubblicato; clicca in “cerca” D’Alena e scoprirai come due carrettieri capracottesi, acerrimi nemici, si comportarono in una certa situazione. L’ispettore della della Pubblica Istruzione Luigino Conti raccontava che la litigiosità dei capracottesi, se erano in Capracotta era spaventosa, ma appena più in là di Monteforte , gu
    ai a chi toccava un capracottese!

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