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Pillola di di storia 11- Agnone  Piazza Plebiscito

di Domenico Di Nucci
tratta da “Agnone, il paese dov’era sempre mezzogiorno”[1]

 Piazza Plebiscito dà l’idea di una mano con sette lunghe dita: sette per l’appunto sono le strade che partono da essa e giungono in ogni angolo del centro storico.

Si può ben dire che Agnone si sia sviluppato intorno ad essa e che per oltre mille anni sia stata il centro della nostra città, al punto che spesso negli antichi documenti la troviamo citata semplicemente come “LA PIAZZA”.

Non a caso entro un raggio di cinquanta metri furono edificate sei chiese e precisamente: La Trinità, l’Annunziata, San Nicola, San Francesco, Santa Croce e San Biase, oltre a due conventi.

Nel 1316 Re Roberto d’Angiò concesse al signore utile di Agnone Guglielmo de Sabran la facoltà di celebrare una fiera per i quattro giorni precedenti la festa di S. Pietro in maggio e non molti anni dopo Re Ludovico e la Regina Giovanna I d’Angiò concessero una speciale fiera per otto giorni nella ricorrenza di S. Giovanni Battista.

Anche i regolamenti comunali, nella metà del 1400, furono promulgati in “pubblico et generale parlamento” riunito al suono di campana o della tromba del banditore, oltre che nelle chiese di San Francesco e di Santa Croce anche nella pubblica “PIAZZA DEL MERCATO”.

Nel 1799, come simbolo della rivoluzione, lì venne piantato un albero della libertà. Nel 1861 fu proposto di costruire il nuovo quartiere della guardia nazionale  nella  “PUBBLICA PIAZZA”,  per edificarvi  al  di sopra  la  sala del municipio e la torre del pubblico orologio.

Nel 1870 uno dei tre percorsi daziari partiva dalla Porta di S. Pietro, percorreva la strada Amicarelli e quella di S. Francesco, attraversava la “PIAZZA” per condurre alla sede davanti all’Annunziata.

Nel 1881 fu edificata la bella fontana in marmo che forse prese il posto della pietra del tomolo conservata a S. Emidio.  Solo nel 1885 è citata la prima volta “PIAZZA PLEBISCITO” in ricordo del plebiscito lì effettuato per l’annessione all’Italia. Spesso viene citata nei documenti del 1800 sia come “PIAZZA DEL TOMOLO” che come “PIAZZA MAGGIORE “.

Fino all’inizio della seconda guerra mondiale, Piazza Plebiscito fu sede anche del mercato di frutta e verdura (in precedenza era a San Marco); successivamente lo stesso mercato fu spostato a Largo Sabelli dove è ancora oggi. Durante il periodo fascista non c’era manifestazione che non si svolgesse in Piazza.

Negli ultimi 70 anni molti sono stati i cambiamenti in Piazza Plebiscito.

Nel 1952, nel palazzo dove oggi c’è Il Mercatino (unico minimarket del centro storico) c’era la stazione della Guardia di Finanza; dov’è l’Ostello c’era la Pretura Circondariale con annesso Carcere; al posto del Caffè Letterario c’era il Circolo Acli; al posto dello studio legale Marinelli c’era il Circolo dei Combattenti e Reduci della prima guerra mondiale; nella bottega dove allora lavoravano i sarti Tonino e Gino Pannunzio soprannominati la roscia, nel 1956 si trasferì la rivendita di sale a tabacchi di mio padre ed oggi c’è la bottega orafa di mia nipote Rosa, la Drogheria di Cosmo Antonelli, poi passata al figlio Nicolino è chiusa da tempo, non c’è più il calzolaio Vincenzo Amicantonio (soprannominato Célongino), nel salone di barbiere di Antonino Pallotta si è spostata la rivendita di sali e tabacchi, il negozietto di frutta di Antonino Rossini (detto Susicchiɘ) è la sede delle Iridi Digitali, la Beccheria dei fratelli Carlomagno è chiusa e c‘è la macelleria di Franco Carlomagno appena sotto il Mercatino, la Pescheria è la sede del Museo delle Ndocce, non c’è più la bottega del falegname Giuseppe Bax, che anni dopo fu occupata dal calzolaio Roberto Marinelli, la bottega, prima sede della Rivendita di mio padre è diventata l’ingresso del B. e B. “Il Tomolo”, all’inizio di Corso Garibaldi non c’è più il salone di barbiere di Enrico Patriarca.

Nel 1971 la bottega veneziana della Beccheria dei fratelli Carlomagno fu smantellata per esigenze commerciali (con la promessa, al comune, di conservare gli stipiti per ripristinarla successivamente).

La casa Antonelli attigua alla chiesa delle Trinità aveva due piani.

La pavimentazione originaria a “zippǝ non c’è più, sostituita da moderni sampietrini ballerini.

Ma lo scempio maggiore risale a pochi anni fa quando fu cancellata con un colpo di spugna una tradizione che era l’unica rimasta a Piazza Plebiscito: la vendita di pesce su tante bancarelle l’antivigilia e la vigilia di Natale.

Era uno spettacolo e un appuntamento per molti concittadini che, anche se non dovevano acquistare pesce per il pranzo della vigilia, pur tuttavia andavano in Piazza per il gusto tornare in quel luogo incantato.


[1]  In questo libro,Domenico, nativo di Capracotta, abbandona la nostalgia per i posti a lui familiari e si immerge nel territorio scelto da suo padre detto Carmǝnuccǝ ru salaruólǝ, (usava dire: La tua patria, è il posto dove stai bene. E scelse di vivere in Agnone). Tesse, così, un arazzo intrecciato dai variopinti fili della storia, del folclore, dell’aneddotica e dei ricordi che vengono esposti intre sezioni:  Pillole di Storia, che o vanno a colmare lacune e omissioni dei testi finora pubblicati o sono degli inediti, convinto di dare così un apporto costruttivo al grande mosaico che è la storia di Agnone; Pillole di Folclorecon l’evidenziazione di usi e costumi persi nel tempo, come le “cacciòttǝ” di frutta, il fuoco di San Michele, La scuracchjéata, la frasca, la candóina, la passatella, e altri; Personaggi, tratteggiati con perizia, maestria e malinconia perché conosciuti da vicino oppure attraverso i loro racconti. Le foto provengono dal suo archivio e da archivi privati; le parole o le frasi contenute tra due parentesi sono sue note. Cliccando su questo link potrete accedere alla Prefazione e all’Introduzione del libro http://www.altosannio.it/agnone-il-paese-dovera-sempre-mezzogiorno-prefazione-e-introduzione/.Chi fosse interessato al libro può scrivere a dinucci.domenico@gmail.com.

EditingEnzo C. Delli Quadri
Copyright: Altosannio Magazine 

 

 

 

About Domenico Di Nucci

Domenico Di Nucci, Molisano di Capracotta(IS), già Prof. di Matematica, oggi in pensione. Giornalista, sportivo, adora la tradizione della sua terra. La racconta con scritti storici, ma anche satirici e ironici.

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