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Pasqua: Il grano muoia perché porti frutto

A cura di Enzo C. Delli Quadri e  di Anna Nero (sue le foto)

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La liturgia cattolica comprende il periodo della passione nei quindici giorni precedenti la Pasqua. È il momento del dolore e Gesù prepara se stesso e i suoi discepoli ricordando che “è necessario che il grano muoia perché porti molto frutto (Giovanni 12, 24).

La popolazione devota si prepara, per tempo, alla liturgia e, nel buio delle proprie cantine,  coltiva due piante –  il grano e, in alcuni casi, la veccia – che richiamano quel verso del Vangelo: il grano muoia perché porti il frutto. La veccia è una leguminosa. 

Lì, al buio, in assenza di ossigeno e clorofilla,  cresceranno fino a diventare  fili sottilissimi di colore bianco con sfumature di  verde che faranno da ornamento al Santo Sepolcro nel Giovedì Santo,  mesti e tristi ma carichi di vita: la morte di Gesù non è fine a sé stessa; essa si compie in funzione della Resurrezione.

la Passione è il primo momento del ciclo pasquale, il momento del “sacrificio alla morte”, della prova dolorosa, che prelude alla “vittoria sulla morte”.

Con devozione e amore viene composto il  Santo Sepolcro, con il grano, i garofani rossi (a rappresentare Sangue di Cristo), tanti altri fiori, qualche statua e un grosso Cero.

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Agnone – Chiesa di San Marco – Santo Sepolcro allestito da Anna Nero e le sue amiche
Agnone - Chiesa di San Marco - Santo Sepolcro allestito da Anna Nero e le sue amiche
Agnone – Chiesa di San Marco – Santo Sepolcro allestito da Anna Nero e le sue amiche
Agnone - Chiesa di San Marco - Santo Sepolcro allestito da Anna Nero e le sue amiche
Agnone – Chiesa di San Marco – Santo Sepolcro allestito da Anna Nero e le sue amiche

 In primo piano: il prezioso ricamo creato da Anna Nero, ad ornamento del Cero.

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Ecco le “istruzioni” per la  coltivazione del grano

Inizia la Quaresima. Si va al mulino per comprare un po di grano. Il signore del mulino riempie un sacchetto e non se lo fa mai pagare. Si torna a casa e si  riempiono tanti sacchetti da distribuire alle vicine di buona volontà   Si provvede, quindi, alla semina. I chicchi di grano vanno messi superficialmente su semplice terra. Innaffiati con un po di acqua tiepida e messi a germogliare giù in cantina,  al buio. Si possono anche coprire con quelle che, in Agnone, si chiamano “callare” di rame. In assenza di fotosintesi clorofilliana, il grano crescerà ed acquisirà un colore con sfumature bianco-giallino. Il Giovedì Santo i vasi sono pronti per ornare il Santo Sepolcro.

Ecco le “istruzioni” per la  coltivazione della veccia

5-7 giorni dopo il Mercoledì delle Ceneri (a seconda del luogo dove la si coltiva, se più o meno caldo) avviene la semina della veccia in vasi possibilmente di terracotta (trattengono di più l’umidità e causano meno sbalzi termici). La terra che si usa è sabbia (tipo quella che usano i muratori) e terriccio in eguale misura. Si pone uno strato di terra (circa 4 cm) nel vaso, si cosparge di semi di veccia, poi si mette un piccolo strato di terra (che copra il seme), altri semi, poi ancora terra, altro strato di semi, terra a coprire senza riempire il vaso ma lasciando 4-5 cm dalla terra al bordo. Innaffiare (poi le annaffiature devon esser fatte una volta a settimana) e farla crescere al buio totale in cantina (ad esempio, messa dentro una scatola o, come un tempo, sotto al bigoncio).

Musica per Arpa
Editing: Enzo C. Delli Quadri

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About Enzo C. Delli Quadri

Agnonese, ex Manager Aziendale, oggi Presidente dell' Associazone ALMOSAVA-ALTOSANNIO (alto molise sangro vastese), da molti anni è impegnato a divulgare l'importanza della RIAGGREGAZIONE di questo territorio, storica culla dei Sanniti che , 50 anni fa, fu smembrato e sottoposto a 4 province e 2 regioni, contro ogni legge morale, economica e demografica.

2 commenti

  1. Emozione pura ritrovarsi immersi nella lettura delle tradizioni che hanno segnato la mia crescita nel paese natio.
    Anna hai fatto un lavoro preciso ricamando su ogni punto la tua fede nella delicatezza della scelta dei colori e dell’allestimento.
    A quanti hanno partecipato, il mio grazie e il mio augurio affinché certe tradizioni non abbiano mai a perire.
    Con l’affetto che mi lega a voi da sempre
    Rita Cerimele

  2. marinelli antonio gerardo

    sono semplicemente contento, grazie

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