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Lə Parafèllə – I Pettegolezzi

Racconto di Esther Delli Quadri

pettegolezzi 1

Questa è una divertente storiella che sentivo raccontare spesso quando ero bambina. La parte iniziale, ne chiedo perdono, è un po’ frutto di fantasia perché non ne ricordo esattamente i dettagli. E’ però una fantasia che trae ispirazione da argomentazioni fortemente radicate nella realtà e che il nostro grande poeta popolare Valentino Nero ben raffigurò nella poesia  “S’é muórtə Mənguccə“.  (http://www.altosannio.it/se-muortə-mənguccə/).
Lə parafellə”  (chiacchiere, pettegolezzi) sono qualcosa di molto caratterizzante dei piccoli e piccolissimi centri, e non solo. Trovano posto, insomma, tra i piatti tipici e le tradizioni popolari”.

Lə Parafèllə –  I Pettegolezzi

Parenti, amici e “chrəstìanə pə la vìsəta” (cristiani per la visita) erano  riuniti intorno al “caro estinto”per l’ultimo saluto. Ognuno di loro lo ricordava nei suoi momenti migliori, nei suoi atteggiamenti più tipici.

Una delle comari disse:

M’arcòrdə gna òiva bonəfiglə. Quandə mə vedàiva chə pàtrəmə, l’ultəmə tiempə ca quòire nə scòiva quasə cchiù, nən cə štava volta chə nən sə fermava a chiacchiarrjé. E patrəmə óiva cuntientə, ca sə canuscaivanə  bbuonə, chəmmuò abətavan fianchə a fianchə” (Mi ricordo che era un buon figliolo. Quando mi vedeva con mio padre, gli ultimi tempi non usciva più, non c’era volta che non si fermasse a chiacchierare. E mio padre era contento perché si conoscevano bene, abitavano fianco a fianco).

Scóinə (Sì)

confermò con enfasi un’altra

Jojə marcòrdə sembrə quand’ scənnàiva pə lə schìelə la dəménəca. Sembrava ca joiva zumpann’ pə la cuntəntezza!” (Io mi ricordo sempre quando scendeva per le scale la domenica. Sembrava saltasse per la contentezza).

E così via.

 Il “caro estinto” venne ricordato ed elogiato , anche più di quanto lo stesso meritasse per le sue azioni mortali.

Questo non avrebbe, però, impedito alle stesse comari, di sesso femminile in questo caso, ma avrebbero potuto essere tranquillamente anche di sesso maschile,  che ne avevano tessuto le lodi davanti alle sue spoglie mortali, di servirlo di barba e capelli non appena uscite di casa, tornando indietro se necessario, anche di due o tre generazioni

Pettegolezzi 2

Per esempio un paio di comari tra loro appena fuori dalla casa del “caro estinto”avrebbero dato sfogo alla loro ilarità in questo modo:

Siuuə Teré, a me mə scappava da ridərə quandə tə só səndiuta dicerə ca  Ndoninə jóiva zumpann la dəménəca quandə scənnàiva lə schielə, ca quòire jóiva zumbannə chəmmuò štava jennə alla candóina, ca lə vóinə jé sembrə piacìutə……!” (Signora Teresa, a me mi scappava da ridere quando ho sentito dire che Tonino andava saltando la domenica quando scendeva le scale, perché egli andava saltando perché stva andndo alla cantina e il vino gli è sempre piaciuto).

Scióinə, gne rru potrə! T’ arərcuòrdə la bonalma de Stanzianə? Cə s’eva fatta la casa alla candòina!” (Si, come il padre, Ti ricordi la buonanima di Cristanziano? Stava di casa alla cantina).

“E come nən m’ arərcòrd! T’arəcuórdə ca sə dəcettə ca ………..” (E come se non ricordo!!! Ti ricordi che si disse che …..)

e qui la comare si sarebbe avvicinata all’orecchio della comare Teresa per non correre il rischio di essere udita da orecchie indiscrete ( !!!!????!!!!)  sussurrandole qualcosa . L’altra spalancando  gli occhi  in atto di estremo stupore le avrebbe replicato

“ Eh, viamòina!!! Chessə mo nən le sapàiva. E nən zə n’abbrəognanə? E ru cainàtə? E la socəra? “ (Suvvia, questo non lo sapevo. E non si vergognano? E il cognato!? E la suocera!?)

ed avrebbe aggiunto:

“ I sapàiva də ndannə quandə eva angaura vóiva la mamma, ca chella…..”   ( Io sapevo da molto quando era ancora viva la mamma che quella……)

e avrebbe sussurrato qualcosa avvicinandosi all’orecchio  della comare. E sarebbero andate avanti un bel pezzo fino a che stanche, avrebbero forse cambiato per noia l’oggetto delle loro chiacchiere passando a qualcun  altro, scelto magari tra quelli che come loro erano stati presenti alla veglia funebre, per onorare quel detto che dice

“ M’aja fa rə fettə də l’eltrə pə nən penzà arrə mója, ca so troppə gruòssə”.   ( Devo farmi i fatti degli altri, per non farmi i miei che sono troppo grossi)

Ma intanto, alla fine della veglia , ognuno  si avvicinò  al caro estinto e, facendogli il segno della croce lo salutò a modo suo.

“ Ndonì “ disse la comare Teresa sospirando “ quandə arróivə all’oldrə munn’ e vóidə ziènəma Titìna, dijə ca la terra chə c’eva lassata l’emə vənnìuta, ma nənnè ca c’emə fattə prassìa, gna dəcìaiva essa, ca  sə crədàiva ca chisà chə c’eva lassatə‘.  (Tonino, quando arrivi all’altro mondo e vedi mia zia Titina, dille che la terra che ci lasciò, l’abbiamo venduta, ma non è che abbiamo ricavato chissà cosa, come ella diceva che credeva di averci lasciato tanto).

Si avanzò poi la comare Filomena e così gli si rivolse:

“ Ndonì, qundə  arróivə allòldrə munnə e vóidə sorma, dijə ca nən é ca rə figlə m’arrəspettanə prassìa comə ziéna e štìenə sembrə chə chell’aldrə zienə, alla via də ru pòtrə , chə so accuscì malamendə,  pə la majella………..!!!” (Tonino, quando arrivi all’altro mondo e vedi mia sorella, dille che i figli non mi rispettano molto come zia e stanno sempre con la zia parente del padre, che è così cattiva, per la majella…..)

“Ndonì’” continuò la comare Mirella “Jojə nən lə vulessə  dicərə, ma mə piacessə ca essa lə sapessə. Gna vóidə la bonàlma d’ socərma, dijə ca doppə tant’assəstenza mə crədàiva ca chisà chə mə lassava. E invecə m’à lassatə na cullanèlla ləggiéra, ləggiéra e doppə ajə sapiutə chə alla nəpàuta, chə nən s’é me višta, quandə sərvoiva , jà lassatə n’aniellə tantə !!….”. Tonino, io non vorrei dire, ma avrei piacere che ella lo sapesse. Quando vedi mia suocera buonanima, dille che dopo tanta assistenza, io credevo che mi avrebbe lasciato tanto. E invece mi ha lasciato una collanina leggera leggera; dopo ho saputo che alla nipote, che non si è mai vista quando serviva, ha lasciato un anello enorme!!!!….)

Terminati  i saluti, la moglie del “ caro estinto” accompagnò tutti all’uscita e ricevette ancora le ultime parole di condoglianze. Chiusa la porta, tornò indietro con passo marziale e con il viso alquanto irato. Si avvicinò al “ caro estinto” e con voce imperiosa gli disse :

Ndonì, lassalə štà tuttə sə befanəQuand’arróivə all’òldrə munnə, ndavìscia mettə a fà PARAFELLə. Fattə rə fettə tója!!!”  (Tonino, lascia stare queste befane!!! Quando arrivi all’altro mondo, evita di fare pèttegolezzi. Fatti i fatti tuoi!!!).


Editing: Enzo C. Delli Quadri
Copyright Altosannio Magazine

 

 

 

 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

Un commento

  1. Tutto vero e tutto COMUNE, cioè pari pari succedeva -Ma chissà che non succeda anche oggi??!!. in tutti i paesi.
    Ma il modo brioso, spigliato, accattivante del racconto piace e diletta. E STEMPERA l’aria funebre.
    SI POSSONO DIRE COSE GRAVI, IN TONO DI LEGGEREZZA.

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