PANTÀSEMA: Stregheria negli Abruzzi (I) – Orsolina

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1757

di Rita Cerimele [1]

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In ogni zona dell’Europa cattolica e protestante, il delirio collettivo della caccia alle streghe, contagiò prelati, nobili, popolani, donne. Sortilegi e patti con il diavolo si registrarono con o senza atti alla mano, dappertutto. Il sospetto di stregoneria non lasciò immuni i piccoli paesi d’Abruzzo.

Spulciando negli archivi storici diocesani di Chieti, L’Aquila e Napoli, ricercatori come Emiliano Giancristofaro e Franco Di Silverio hanno ricostruito fatti, trascritto testimonianze, recuperato atti processuali dando nome e cognome a streghe, maghi dell’epoca e loro persecutori.
«In Abruzzo – avvertono i due autori – non operavano tribunali inquisitoriali, ma  i vescovi, che intervenivano nei confronti di stregonerie, angherie e sortilegi, agendo spesso in modo autonomo e, solo nei casi più delicati, si appellavano alla Congregazione romana del Sant’Uffizio».

Il primo rogo multiplo fu quello di Penne, nel 1584.
In alcune lettere scritte al vescovo, dalla dispotica Margherita d’Austria, si accennava proprio ai diavoli di Penne: Cristina Malospirito, Caltelmo della Corvara, Annibale di Montegallo e altri complici forestieri incantatori che finirono tutti sul rogo e incenerati.
La storia di Orsolina Di Pasquale è, forse, la più emblematica di tutte.

1 pubblicata (1)

 Anno di grazia 1612, in quel di Miano*

«Orsolina, fama trista secondo i testimoni del processo, e meretrice, perché aveva partorito più volte, senza mai aver avuto marito. Orsolina, che conosce i segreti delle erbe, ha una figlia da mantenere, e forse si è procurata qualche aborto, in quella situazione di degrado e miseria. Orsolina, che è sempre pronta ad accudire gli altri, compresa Francesca, spiritata da un anno. Le basta sussurrarle poche parole all’orecchio e la donna si acquieta. Lo fa davanti a tutti, Orsolina. Non va forse in chiesa ogni domenica a recitare le orazioni? Ma le crisi di Francesca, qualche tempo dopo, riprendono più forti di prima.

E’ un maleficio! Orsolina si ritrova ad essere accusata di stregoneria da un giorno all’altro. Viene chiusa in carcere, processata, invano si proclama innocente. Spiega che le parole dette erano quelle pronunciate dal prete a messa Adoremus te, Criste. Non le saprebbe nemmeno tradurre, ma certo è che non possono far male. Ammonita dal vescovo ad abbandonare sotterfugi e menzogna e a confessare la verità, Orsolina non ritratta. Non ha fatto nulla di male. Viene torturata, spogliata, legata, tirata con la fune, elevata. Ma dalla sua bocca escono solo lamenti e preghiere, non i nomi di diabolici complici. Viene rimandata in carcere, e mesi dopo condannata, ma non al rogo, bensì a stare in ginocchio con un cero in mano, davanti alla porta della cattedrale di Teramo in un giorno festivo, mentre si celebra la messa, e, per un anno, esiliata da Miano e da tutta la diocesi di Teramo».

2 pubblicato canonr (1)Nel primo Medioevo si aveva a che fare con eresie interne al Cristianesimo,  legami tra Chiesa-papato e governo secolare, l’eliminazione del paganesimo da tutte le aree europee, per cui il problema delle streghe non era tanto sentito. Sant’Agostino nel suo De vera religione affermava che credere nella stregoneria, era una forma di superstizione puerile. Erano la superbia e la vana curiosità a spingere streghe e stregoni verso l’errore che non permetteva loro di comprendere la verità, e per questo erano solo poveri sciocchi da compatire in attesa del ravvedimento.

Opinione ratificata dal Canon Episcopi, che analizzava l’antica credenza della Compagnia di Diana. Le donne appartenenti a questa congrega  volavano di notte su demoni trasformati in bestie alate, per recarsi alle riunioni  dove incontravano le altre seguaci di Diana, detta anche Herodiana o Erodiade.
Il Canone le definì poverette, vittime di illusioni diaboliche. Dar loro credito significava cadere nello stesso errore, favorendone la sopravvivenza dei culti. Era compito dei sacerdoti aiutarle a pentirsi e ravvedersi.
Il famoso vescovo Burcardo di Worms scrisse che nessuno poteva essere tanto sciocco da credere all’autenticità di  quanto veniva fatto o visto dalle streghe durante le riunioni e chi ci credeva, doveva espiare le proprie colpe per aver solo pensato all’esistenza di un potere diverso da quello di Dio.

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Testi tratti da:
-“Le superstizioni degli Abruzzesi” di Emiliano Giancristofaro
-Opuscolo informativo “Streghe: dramma, emozione, turbamento in un mondo che ci appartiene“ di Franco Di Silverio.
-“Il Portale del Mistero“ – Sito web
Inoltre:
http://www.stregamorella.it/tradizione.htm
http://www.academia.edu/3847567/Storie_di_streghe_in_Abruzzo

 

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*Pantàsema: antica figura femminile legata ai riti agricoli della cultura pagana del centro Italia, particolarmente presente nei territori laziale e abruzzese
**Miano: villlaggio ubicato nei pressi di Teramo, oggi inglobato nella città

 

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[1]Rita Cerimele: molisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

Musica: Dance of the wild faeries
Editing: Flora Delli Quadri

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