PANTÀSEMA: stregheria negli abruzzi (XI) – I Culti Pagani

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di Rita Cerimele[1]

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Maleficio!
In male facere, fare cosa mala o indecente, fare del male. Questo il termine usato per accusare streghe, stregoni e maghi rendendoli colpevoli di reato; termine volto a giustificare violenze e soprusi contro coloro i quali erano dediti a  perpetuare culti e riti antichi, usando una connessione profonda con la natura, il cui unico reato era quello di ascoltare il sussurro del vento e la voce di Madre Terra. All’epoca non si conosceva l’Epilessia, o malattie simili, il solo fatto che una persona producesse schiuma dalla bocca o si muovesse a scatti, destava preoccupazioni, ed era attribuibile sicuramente a un sortilegio di qualche tipo.

Su “Guida alle streghe in Italia“di A.Romanazzi, leggiamo:

«I Sinodi di Lanciano e di Sulmona del 1612, accusarono di eresia chi possedeva libri di magia, e imposero l’obbligo di chiudere i cimiteri per evitare che vi entrassero le streghe, in cerca di ingredienti per i loro malefici. Molteplici erano i luoghi dedicati agli antichi culti pagani.
Secondo varie leggende, stregoni di ogni sorta si davano appuntamento nella notte della vigilia di San Giovanni sulla Maiella o sul monte Morrone per raccogliere la Mandragora.
Tra Sulmona e Pettorano, esisteva la contrada Noce delle Sabelle, termine che deriverebbe da Sabba.
Nei pressi di Scanno, sulle pendici del Carpale, vi era invece la località Nucefechetta; mentre una noce della zingara si trovava vicino Madonna del Campo. 
Numerose sono poi le località il cui nome rievoca il diavolo in persona, come il muro chiamato molino del diavolo nei pressi di San Vittorino, o la grotta del diavolo presso il monte Girifalco, a Corcumello.
A Gioia dei Marsi c’è invece una vasca di pietra detta cùnnola del diavolo, mentre in contrada Pietra Demone, dove oggi sorge la chiesa di Nostra Donna, aveva preso il suo eremitaggio san Domenico Abate.
L’arcaico borgo di Pietracupa, la cui etimologia è pietra scavata, conserva tra le sue mura un corpus di leggende e tradizioni magiche davvero notevole. Conobbe le pene dell’Inquisizione, e testimonianza di questo, sono le Grotte della Morgia, utilizzate come tribunale e luogo di esecuzione capitale, si trovano sotto la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Ancora oggi sulle pareti sono visibili i fori delle travi per le impiccagioni e l’incatenamento dei prigionieri.
Magia evocava qualcosa di diverso da quello che realmente era, si trattava di patrimoni culturali tramandati da sempre.»

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Culti pagani delle donne
Le donne all’epoca si recavano nei boschi per raccogliere erbe che fiorivano solo di notte per preparare i loro medicamenti; propiziavano un buon raccolto per la comunità danzando a piedi nudi colpendo la terra; cercavano di guarire un animale sofferente indossando maschere per entrare in sintonia con esso; guarivano i malati sussurrando litanie incomprensibili, ebbene, queste donne erano streghe che praticavano i loro culti pagani. Facile quindi associarli ai malefici.

Esisteva davvero una religione delle streghe?
«Nell’Ottocento lo storico Jules Michelet fu tra i primi a ipotizzare che le streghe avessero praticato una religione pagana in contrasto con la chiesa cattolica. La teoria fu ripresa negli anni venti e trenta del Novecento dall’antropologa ed egittologa inglese Margaret Murray, che attribuiva alle streghe la pratica di un culto precristiano incentrato sulla fertilità, che per secoli era sopravvissuto ai margini dell’Europa occidentale. Secondo la Murray, la religione delle streghe prevedeva l’adorazione di un dio pagano cornuto, che le autorità cristiane avrebbero poi confuso con il Diavolo, nonché la pratica di quattro Sabba ogni anno.
La teoria di una religione pagana praticata dalle streghe trovò nel corso del tempo i sostenitori più disparati.
L’opera di Margaret Murray ispirò anche l’occultista inglese Gerald Gardner, che negli anni Cinquanta dichiarò di avere aderito fin dal 1939 a un gruppo di seguaci della religione delle streghe miracolosamente sopravvissuto alle persecuzioni. La dichiarazione di Gardner fu all’origine della moderna religione neopagana della Wicca.» (Tratto da: Query N.16 di Andrea Ferrero)

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Maleficio secondo i cattolici:
E’ una particolare forma di magia nera, che si esplica attraverso riti e cerimoniali allo scopo di nuocere alle persone. Si chiama anche Fattura perché si agisce con particolari oggetti opportunamente preparati-fatturati.

Sindrome da maleficio:
«Le persone che ritengono di essere vittime di un Maleficio accusano una variegata serie di disturbi e disagi come ad es. la transitoria o permanente impotenza sessuale, ipostenia, senso di oppressione, angoscia, malinconia, mutamento di carattere, esaurimenti nervosi, cefalea, gastralgia, insonnia; istinti suicidi; disaccordi familiari; fratture affettive; rovesci economici; incidenti stradali; morte improvvisa e/o misteriosa di un congiunto.»
(Padre Moreno Fiori O.P., “Spiritismo Satanismo Demonologia”, Aleph Edizioni, Firenze 2009, pag. 153 e 154).

Don Pasqualino Fusco al riguardo si esprime così:
«La guarigione provvisoria è chiamata anche effetto sospensione. Cioè il mago non toglie il male di cui la persona soffre, ma lo sospende per un certo periodo. È il demonio che se ne è andato. Dopo un certo tempo ritornano i disturbi e i dolori»
(Don Pasqualino Fusco, “Preghiere di liberazione dal Maligno”, Ventesima Edizione – stampato in proprio- Firenze 2009, pag. 315).

Mentre l’esorcista don Raul Salvucci scrive:
«Per un po’ di tempo in genere per qualche mese, i maghi sospendono completamente, d’accordo con le forze del male, tutti gli effetti negativi del maleficio. Così si rendono credibili e dispongono i clienti a pagare»
(Don Raul Salvucci, “Cosa fare con questi diavoli”, Ed. Ancora, Milano 1999, pag. 84).

Nietzsche afferma che:
«Sono pagani tutti coloro che dicono sì alla vita, coloro per i quali Dio è il termine che esprime il grande Sì a tutte le cose.» (Friedrich Nietzsche)

 

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[1] Rita Cerimelemolisana di Agnone (IS), ama scrivere racconti memory, fantasy e favole. Compone poesie in tutte le sue forme, da quelle tradizionali – Endecasillabi e Sonetti, anche in lingua antica- a quelle più innovative: Haiku, Sedoka, Haiga e Keiryu.

[divider] Editing: Flora Delli Quadri
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