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Paese mie – Poesia di Bruno Marinelli

di Bruno Marinelli [1]

Millet, Pastorella con il suo gregge
Millet, Pastorella con il suo gregge
Paese mie
Com’è nire ru ciele stamattina
ru sole sembra ca nen vo spuntà
stracca na femmena passa che la tina
nu vecchie alla fenestra sta a fumà.
Dente all’aria ‘n’addore de pulenta,
e come se m’aprisse ogne purtone:
‘Na femmena che gira lenta lenta;
n’omme ch’arrota attiente nu zappone.
‘Na mamma, ‘nfretta, attizza ru camine
pe fa scallà ru uagliunitte sie,
‘na vecchia fa la zuppa che le vine,
dopo ch’ ha ditte quattre avemarie.
E l’aria s’arrescalla e se fa doce
‘na pasturella se sceta e abbìa a cantà,
‘nu sciate de viente me porta la voce
e stu paese torna a fa ‘ncantà.
Paese mio
Com’è nero il cielo stamattina
il sole sembra non voler spuntare
stanca una donna passa con la tina
un vecchio alla finestra sta a fumare.
Nell’aria un odore di polenta
e come se mi aprisse ogni portone:
Una donna che gira lenta, lenta,
un uomo che affila la grande zappa.
Una mamma, in fretta, rinfocola il camino
perché si scaldi il bambino suo,
una vecchia fa la zuppa con il vino,
dopo che ha detto quattro avemarie.
E l’aria si riscalda e si fa dolce,
una pastorella si sveglia e comincia a cantare,
un soffio di vento mi porta la voce
e questo paese torna a incantare.

[1] Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale

Copyright Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

About Bruno Marinelli

Bruno Marinelli, molisano di Rionero Sannitico, costretto ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi al lavoro in banca, ha operato nel sindacato, senza mai abbandonare la sua passione per la poesia dialettale.

3 commenti

  1. Versi struggenti e nostalgici. Tempo fa scrissi su Almosava ” Il paese dove sei nato.”. Come vedi, leggiamo tutti allo stesso libro..

  2. PAESE MIO —-Non vorrei turbare le belle immagini descritte nella poesia e il lieve senso di nostalgia e di pace AGRO-PASTORALE che l’avvolge. Perciò faccio solo notare una cosa- come dire- letteraria: le belle quartine di endecasillabi a rima alternata sono proprio alla fine manchevoli di un verso ( forse sfuggito nella trascrizione?!)Allora pur sapendo d’infrangere la libertà del poeta, cosa che non si dovrebbe mai mettere in discussione – mi sono permessa di aggiungerlo. E logicamente chiedo scusa al poeta Marinelli di questa mia grossa licenza.SE INVECE IL VERSO è SFUGGITO SI PREGA DI RIMETTERLO AL SUO POSTO.

    Lu sciate de viente porte ‘na voce:
    abbiìa ‘na pastorelle a cantà;
    lu cante scete ‘nu recorde e “coce”…
    E stu paese torna a fa ‘ncantà

    Il soffio del vento porta una voce:
    comincia una pastorella a cantare;
    il canto sveglia un ricordo e “cuoce”
    E questo paese torna a incantare.

  3. Cara Marisa, è vero mancava in verso che l’informatizzazione ha rubato al povero autore.
    Il verso dice: E l’aria s’arrescalla e se fa doce

    per cui l’ultima quartina è la seguente:

    E l’aria s’arrescalla e se fa doce
    ‘na pasturella se sceta e abbìa a cantà,
    ‘nu sciate de viente me porta la voce
    e stu paese torna a fa ‘ncantà.

    La tua attenta lettura dei nostri lavori, ci onora.

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