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Oro rosso – Capitolo 20

Questo è il ventesimo Capitolo e ultimo della Novella Oro Rosso di Esther Delli Quadri con la quale l’autrice si prefigge di parlarci, com direbbe Ujemuort’,  di:

Uomini con mani callose e cuori generosi.
Di lavoro duro e sentimenti veri,
di vite aspre di gente schiva,
di parole parca.
Di un tempo passato,
di arti antiche.
Non perché voi  lo rimpiangiate
ma perché  cerchiate in esso,
nel legame con un dialetto,
in un sentimento di appartenenza,
in uno spirito antico,
il filo della continuità
che governa
il vostro progredire.

Qui Ue’ducc’ ed Ernestina …….

Per il capito 19 … oro-rosso-capitolo-19 

 

Capitolo 20

Ernestina.

E il giorno arrivò.

Ernestina si era alzata quando era ancora buio.

Tutto era pronto.

Sul tavolo era appoggiata  “la m’l’dina” che aveva preparato la sera prima e che conteneva le sue cose.

Aveva immaginato tante volte l’incontro con Ue’ducc’: il carro sarebbe arrivato e si sarebbe fermato davanti a lei, lui le avrebbe sorriso e le avrebbe teso la mano per aiutarla a salire. O forse il suo carro sarebbe stato già lì, sul ciglio della strada, e lui al vederla avrebbe alzato la mano in segno di saluto.

E se invece non fosse arrivato nessuno? Se lui non ci fosse stato ad aspettarla?

Il suo cuore  gelò, come le era successo più volte a quel pensiero negli ultimi due giorni dopo che lo aveva incontrato alla fiera di U.

Cercò  di non cedere alla disperazione e considerò nuovamente quello su cui aveva riflettuto più volte dopo la fiera: lei non conosceva, in realtà,  il motivo per cui lui non le aveva rivolto la parola né il perché  non l’aveva neanche salutata. La causa  poteva anche risiedere nella presenza di suor Ermelinda accanto a lei.  Forse il giovane aveva temuto di crearle dei problemi al convento.

… O forse no !….. Forse aveva riflettuto e si era reso conto che lei, Ernestina, non era la persona che lui voleva con sé.

Si guardò intorno.

La povera casetta nella quale aveva vissuto con i suoi genitori e, dopo la loro morte da sola, le sembrò all’improvviso vuota e fredda.

Immaginò la sua vita futura li, da sola, sempre continuando a lavorare nell’incertezza del futuro  per le suore per pochi miseri denari, un giorno dopo l’altro, tutti i giorni uguali come i grani di un rosario.

No, si disse. Non era quello che desiderava.

Lo aveva capito dopo che  Ue’ducc le aveva parlato dei suoi viaggi e dei luoghi in cui era stato. Solo allora  aveva intuito in un lampo che dietro le colline che lei vedeva all’orizzonte poteva esserci anche per lei un’altra vita, una vita  avventurosa e capace di soddisfare la sua curiosità, non sempre uguale e monotona come quella che stava vivendo, un mondo diverso, pieno di gente e costumi diversi.

E lei voleva conoscere quel mondo, non voleva più vivere giornate grigie tutte uguali!

Si, sarebbe andata all’appuntamento con Ue’duc’, lo avrebbe aspettato!

Ma se lui non si fosse presentato, non fosse passato a prenderla, non sarebbe tornata indietro.

Annodò più strette le cocche del suo fagotto e si preparò ad uscire di casa.

Da quel giorno, comunque, per lei sarebbe iniziata un’altra vita.

Ue’ducc’

La notte era passata in un’altalena di stati d’animo per il mio padrone: la felicità, la preoccupazione, la speranza, il dubbio…..

Ancora prima dell’alba era in piedi, pronto per andare benché il luogo dell’incontro non fosse lontano.

Ma dovemmo aspettare ancora un po’ prima di partire.

Mentre sistemava sul carro le masserizie per il viaggio verso A. ripensava agli eventi successivi alla aggressione che aveva subito dal ladro di rame.

Dopo che i soldati piemontesi erano andati via, aveva condotto il carro con a bordo il ladro fuori dal paese. Lì in un boschetto, come d’accordo con gli altri venditori, aveva aspettato il loro arrivo.

Insieme avevano dato al ladro una lezione che difficilmente avrebbe dimenticato. Lo avevano poi privato del poco  denaro che aveva addosso e degli abiti e lo avevano lasciato li, da solo, non senza prima avergli assicurato che se fosse ancora ricomparso sul cammino anche solo di uno di loro, alla prossima volta avrebbe subito un trattamento che non avrebbe più potuto raccontare.

L’uomo si era rivelato un pusillanime e c’era da giurare sul fatto che si sarebbe tenuto alla larga da Ue’ducc’ e dai suoi amici per il futuro.

Anche la mia coscia curata con i rimedi di fra’ Pancrazio prometteva di guarire bene.

Restava solo la questione Ernestina, pensò il mio padrone legando ben stretta la cassetta nella quale conservava le sue provviste alimentari.

Ma in quel momento non voleva pensare.

Voleva solo agire, partire, viaggiare.

Sarebbe andato all’appuntamento.

Non sapeva cosa avrebbe fatto se Ernestina non fosse venuta.

Non voleva pensarci.

In quel caso sfortunato avrebbe avuto fin troppo tempo per pensarci dopo, si disse.

Il carro si avvicinò sollevando come sempre una gran nuvola di polvere sulla strada deserta.

Attraverso la polvere sollevata a Ue’ducc’ sembrò di intravedere  una figura in attesa sul ciglio della strada.

….Una donna……

Il suo cuore prese a battere con una tale violenza che gli sembrava che se qualcuno  fosse stato accanto a lui  avrebbe potuto udirlo.

Strizzò gli occhi e cercò di mettere a fuoco la figura intravista.

…….Si,……era lei!…….

Ue’ducc’ ed Ernestina

….Isc….” disse tirando le briglie mentre il carro si fermava davanti a Ernestina.

” ….. Sctiv’ aspettan’ a me…..?”  Ue’ducc udì la sua stessa, impacciata  voce chiedere assurdamente. (Stavi aspettando me?)

” ….Ch’mmuò pruopria a te, ch’ tutt’ r’ chr’sctien ch’ passan’ …,” rispose pronta lei. (Perché proprio te, con tuti quelli che passano)

Ue’ducc’ rise tra sé.

“…. Gné l’ ram’ ….”. pensò (Come il rame)

Poi sorrise dolcemente e le tese la mano dicendo:

“…. Sjegli’….. Ujemuort’…..” (Sali ……Ujemuort’)

Il sole stava sorgendo.

Le pagliuzze dorate degli occhi di Ernestina scintillarono al riflesso  di uno dei suoi  raggi  che si era appoggiato sull’oro rosso dei suoi orecchini .

Col cuore in tumulto si chinò a terra e raccolse il piccolo involto ai suoi piedi.

” …Tengh’ schitta chesct’ …. “ disse a capo chino. (Ho solo questo)

“….. ‘N’n fa chubbell’…” rispose Ue’ducc’ ” ….ch’elle ‘ ch’ c’ serve l’accattam alla fierja della Madonna d’ ru Carm’n’……” (Non fa niente…. quello che servirà lo compreremo alla fiera del Carmine)

Lei gli sorrise di rimando, gli diede la mano e gli  sedette accanto.

Si guardarono brevemente, gli occhi ridenti e sereni di lui e gli occhi vispi e innocenti di lei.

Tacquero.

” ….Arri Bartolomeo, arri ….” gridò poi il mio padrone allegramente facendo schioccare la lingua.

Fine


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

3 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Cara Esther, complimenti per il bellissimo racconto. Mi sono tanto appassionata che mi spiace sia concluso. Ti invito pertanto a scriverne ancora. Un caro saluto e bravissima!

  2. Che diren la fantasia ha volato alto in questo racconto: la precisa descrizione e la ricchezza dei particolari, ha saputo esaltare il lavoro degli artigiani di un tempo…ma radendo il suolo così ben delineato, anche noi lettori ci siamo appassionati ad amare come ‘Ueducce, non solo l’oro rosso delle ramere, ma tutto il territorio fresco e verde del VERRINO e dintorni. Complimenti cara Esther DELLI QUADRI.

  3. Guillot Elisabeth

    Anche io mi sono appassionata con questa storia …dalla Francia! Ho scoperto il lavoro e l’importanza del rame nel paese nel secolo scorso ed la zona che mi fa venir voglia di andare ad Agnone e nei pressi …Sono come Antonia un po’ triste che il tuo romanzo d’estate sia già concluso ma aspettiamo il seguito ! Complimenti a te cara cugina Esther.

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