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Oro rosso – Capitolo 11

Questo è l’undicesimo Capitolo della Novella Oro Rosso di Esther Delli Quadri con la quale l’autrice si prefigge di parlarci, com direbbe Ujemuort’,  di:

Uomini con mani callose e cuori generosi.
Di lavoro duro e sentimenti veri,
di vite aspre di gente schiva,
di parole parca.
Di un tempo passato,
di arti antiche.
Non perché voi  lo rimpiangiate
ma perché  cerchiate in esso,
nel legame con un dialetto,
in un sentimento di appartenenza,
in uno spirito antico,
il filo della continuità
che governa
il vostro progredire.

Qui Ue’ducc’ torna a rivedere Ernestina, interessato a scoprire i ladri di rame e, soprattutto, a conoscere meglio lei.

Per il Capitolo 10 – oro-rosso-capitolo-10 

 

Oro rosso – Capitolo 11

Al mattino successivo ci mettemmo in cammino verso il luogo dell’appuntamento.

Ci fermammo tra un gruppo di alberi con accanto un corso d’acqua allontanandoci un po’ dalla via principale

Non era certo il fiume che scorreva a ” la ramera”, con “cutini” in cui fare il bagno, perciò il mio padrone si accontentò di lavarsi a pezzi poi si distese all’ombra aspettando che arrivasse l’ora concordata.

Ripensò al lavoro che aveva fatto durante l’inverno nella bottega di T. per contrassegnare il rame così da riconoscerlo se fosse stato rubato e poi ritrovato.

Lì dove le decorazioni erano meno visibili o in assenza di decorazioni sotto i manici o sotto gli anelli per appendere gli oggetti ai ganci, aveva battuto con un martello   tre cerchietti lucidi che formavano un triangolo e che potevano sembrare un errore di battitura fatto al momento in cui il rame era stato lavorato.

Quei cerchietti gli avrebbero consentito di riconoscere i pezzi rubati se si fosse  imbattuto in uno di essi!

Bisognava però essere accompagnati da una buona dose di fortuna. Infatti l’ eventualità di incorrere in uno degli oggetti rubati non era facile a realizzarsi dal momento che i pezzi, una volta acquistati, sarebbero rimasti chiusi nelle case. Inoltre bisognava  che chi aveva comprato i pezzi fosse in grado di descrivere la persona che glieli aveva venduti.

Una serie di combinazioni che complicavano l’impresa, ma non lo scoraggiavano.

Era caparbio e confidava molto nella sua rete di conoscenze.

Poco prima dell’ora convenuta mentre mi aggiravo intorno annusando sentii il  fischio con cui mi chiamava. Arrivai di corsa e saltai sul carro. Così ci avviammo.

Ora che percorrevamo la strada in senso inverso Ue’ducc’ si accorse che poco distante dal luogo dove la sua ruota si era rotta, proprio alla periferia del paese di M,  c’era una grande costruzione che aveva tutta l’aria di un convento. Dal luogo dove ci eravamo fermati la volta prima, però,  non si poteva vederla perché era coperta da una piccola collinetta, la stessa dalla cui sommità la ragazza e le oche erano arrivate.

Ci fermammo esattamente nel posto dove la ruota si era rotta. Il mio padrone condusse  il carro all’ombra di un leccio e aspettammo.

Non passò molto che sentendomi ringhiare prima e poi abbaiare si volse verso la collina e vide scendere dapprima le oche seguite, poi, dalla ragazza.

La sua chioma ramata si stagliava netta sul verde della collinetta.

Ue’ducc’ scese dal carro e mi zittì mentre  guardava la snella figuretta avanzare verso di lui.

Si salutarono.

” N ‘ m’ l’ cr’daiva ca m”niv’ verament’ ….” [1] esordì scherzosamente.

” …..ch’mmuò?….” chiese lei “ …. sci ditt’ ca eva na cosa seria!!!….” .…. continuò  di rimando. Poi aggiunse agguerrita ” ….n’ n’eva l’ ver’?!” [2]

Lui rise.

” …eva l’ ver’…. eva l’ver’ ….” si affrettò ad aggiungere. [3]

Poi chiese di vedere la pentola di rame.

La ragazza tirò fuori da una ” sacchetta” un grande tegame  di rame e glielo porse.

Ue’ducc’ lo rigirò tra le mani esaminandolo accuratamente. E finalmente, proprio vicino al punto in cui era fissato uno dei due manici vide gli inconfondibili tre piccoli cerchietti lucidi che lui vi aveva martellato.

“…. Ecch’r’vì!….” esclamò esultante. [4]

La ragazza sorpresa guardò il tegame, poi chiese:

” ….ecch’r’vì?!? …. Ch’ sci truat’?….” [5]

Il mio padrone la mise allora al corrente dei furti di rame subiti da una famiglia di ramai per cui lavorava, dell’incarico affidatogli, del suo stratagemma per individuare i ladri.

Le disse che per lui era stata una vera fortuna rintracciare uno dei pezzi rubati e che se ciò era successo era solo grazie a lei che aveva accettato di mostrargli la ” tjella “.

Lei lo ascoltò con interesse misto a rispetto.

Era dunque,  pensava, un ragazzo “a posto”, come le era sembrato, se c’erano persone rispettabili che si fidavano di lui!

Poi Ue’ducc’ le chiese prendendola in giro:

” ….Ma ch’mmuò vijè accattan’ tjell p’ l’ munachell? Ch’dè ……….scie miesa munachella pure tjue?..” [6]

” Ji’,……no! ….. So l’ munachell arru cunvjent… ji’ l’accumbagn gna faceva patr’m…” [7]

“…… N’n’tjè chiù potr? “ chiese lui. [8]

” Non’….. Iss’ fat’jeva p’ l’ munachell e mò c’ fatije ji’….” [9]

” E ch’ fatije fiè?” fece lui incuriosito. [10]

Tutt’ cos’….. L’accumbagn ch’ ru carritt’ ca chell’ manch’ l’as’n’ sjen’ cumannà” disse lei con aria furba per cui Ue’ducc’ la guardò divertito [11]

“… po dopp’ j’ pasc l’ papar’ , fatije’ all’uort, lav’ l’ robb’, vaglie p’ cepp,….. e pur davendr facc’ tanta causarell’ …senza me gn’aviss’ra fa ….” concluse fingendo di  darsi importanza. [12]

“….. Sci l’archtrave d’ ru cunvjent,  inzomma!!!” disse lui tra il serio e il faceto [13]

” l’ po dic’ fort ” rispose lei nello stesso tono ” … Mo ” continuò poi ” t’nem’ pur’ la superiora nova…pov’r’ munachell gna  l’ha mess’ sott e l’ fa truttà…. [14]

” …..ch’mmuò? …. Ch’ena fa?….” chiese lui non tanto incuriosito quanto  perché gli piaceva  sentirla ancora raccontare in quel suo modo scanzonato. [15]

” Ihhhhh!!! …. Puv’rell’….” continuò lei “…. l’ pov’r’ munachell’ e’na f’liè sopra nu’ tagl’ d’ curtiell’ … Sacc’ da do’ vè ? ….. Parla tutta scdreusa!!!! E n’ t’è d’ f’r’l’scie n’cap’!!!! …..T’ navam nu purchitt ch’ magnieva senza i g’renn’ ha vulut’ l’ l’ papar’  ch’ ena pasc …..<  Ernestina> m’ dic’…..” [16]

“…….T’ chiem’ Ernestina tju?…” la interruppe lui. [17]

” ….scióine…” rispose lei e chiese a sua volta ” .…..e tjue? Gna t’ chiem’ ?….” [18]

“….. Ue’ducc….” rispose lui. [19]

Lei ripeté tra sé il suo nome, quasi volesse provarne il suono, poi ad un suo cenno proseguì:

” ……Ernestina, si tratta solo di pascolarle un po’ fuori nei prati. Non sarà difficile perché loro ti seguiranno..” … Sci, ma l’ja uardà, j’ vuless’ dic’ ji’ …. [20]

<Ernestina, fai attenzione nell’orto. Le lumache stanno mangiando tutta l’insalata. Cerca un rimedio…>….e ji’ ch’j’avessa fà? C’ mancarria pure ca facess’ la uardia all’ ciammariuch….” [21]

Ue’ducc rideva a crepapelle. Quella ragazza aveva uno spirito e un modo di raccontare le cose divertentissimo!

Ernestina lo guardava ridere e rideva a sua volta contenta che i suoi racconti gli piacessero tanto.

” ... Nu jurn’ m’ha ditt  <Ernestina, hai mai pensato di prendere i voti? La tua vita sarebbe veramente completa, piena, se tu lo facessi. Io credo che saresti una suorina perfetta.> … E ch’ess’ c” manch’ess’, so p’nzat ji’…..La vita maja è già chjiena ascuì, la vulisc ‘n’z’ppà n’antran’zegna gna fjè ch’ l’ munachell…. S’ putess’ fa la superiora c’ p’n’zess’ … ma asciuì, da munachella, avessa pasc l’ papar’ e scummatt’ ch’ l’ ciammariuch’ la v’ letta n’cap, m’ cred’ ji’… e podopp’ ch’tutt ‘r’cunvjent’ ch’ ‘nzerran’ foss’ scoima!!!!!…….” [22]

Ue’ducc’ rise di gusto.

La ragazza era molto perspicace. Certo la superiora si voleva assicurare la sua presenza al convento trovandola piuttosto utile. Ma Ernestina aveva intuito.

Chiacchierarono così a lungo.

Ue’ducc’ seppe che Ernestina era orfana di entrambi i genitori e abitava in una piccola casetta di proprietà del convento dove era vissuta con la sua famiglia prima di restare da sola. Suo padre infatti era stato il tutto fare del convento. Era morto da un paio di anni e così lei aveva preso il suo posto. Per fortuna aveva imparato a  fare un po’ di tutto e così  era riuscita a continuare il  lavoro di suo padre.

Adesso però sentiva che la sua sorte era sempre più incerta: con l’arrivo di questa nuova superiora a  volte temeva che lei potesse volerla rimpiazzare e per questo motivo evitava di dirle chiaramente  che non era sua intenzione prendere i voti. C’era poi anche il fatto che molti conventi stavano sparendo…..

Se fosse successo, però, disse lei con sicurezza, era certa che avrebbe trovato un’altra sistemazione. Braccia ne aveva disse, e sapeva anche fare tante cose.

“…. quand’enn’  tjè?…” chiese lui. [23]

” … vint ‘ ….” mentì lei. [24]

” ……ehmmmm! “ Ue’ducc’ la guardò dubbioso “….. cchjiù d’ 15 n’n’ tjè…sci na citra , m’ cred’ ji’……” [25]

” …na citra!? … A vind’enn’ na citra?!? …..” lei si mostrò offesa. [26]

Ma non lo convinse.

Al momento di lasciarsi lui le disse che per ringraziarla del favore che le aveva fatto le avrebbe regalato del filo di rame per proteggere le piante dell’orto del convento. Così la superiora non si sarebbe più lamentata. Le spiegò come usarlo e le disse che l’indomani glielo avrebbe fatto trovare. Lo avrebbe ritagliato dalle lamine di rame che aveva con sé.

La guardò sparire dalla cima della collinetta insieme alle oche e pensò che non le aveva chiesto se ricordava qualche particolare dell’uomo che le aveva venduto ” la tjella “. Poco male glielo avrebbe chiesto l’indomani.

Sorrise tra sé.

Quella ragazza aveva il potere di confonderlo.

Segue su   oro-rosso-capitolo-12 


[1] non credevo saresti venuto
[2] …perché ….avevi detto che era una cosa seria …..non è vero?
[3] era vero…era vero…
[4] Eccoli
[5] Eccoli? Cosa hai trovato?
[6] Ma perché vai comprando pentole per le monache..? …. sei mezza monaca anche tu?
[7] Io, non…..sono le monache al convento…. io le accompagno come faceva mio padre
[8] Non hai padre?
[9] No, lui lavorava per le monache, ora ci lavoro io
[10] E che lavoro fai?
[11] Faccio tutto…..le accompagno con il carretto perché le monache non sanno gestire neanche un asino
[12] poi pascolo le oche, lavoro all’orto, lavo gli indumenti, raccolgo arbusti per il fuoco, …e anche dentro il convento faccio tante piccole cose. … senza di me non saprebbero cosa fare…
[13] sei l’architrave del convento, insomma
14] Lo puoi dire forte… Ora abbiamo anche la superiora nuova… povere monache…sapessi come le ha messe sotto … a lavorare…
15] Perché cosa hanno da fare?
16] Ahi povere monache….devo filare sopra una taglio di coltello …. Non ho idea da dove venga….. Parla in modo strano…e non ha di strane idee in testa. ….. Avevamo un maiale che mangiava senza dover andare in giro….. ha voluto le oche che han bisogno di pascolare….. Ernestina, mi dice…
[17] Ti chiami Ernestina tu?
[18] Si… e tu come ti chiami?
[19] Guiduccio
[20] ” ……Ernestina, si tratta solo di pascolarle un po’ fuori nei prati. Non sarà difficile perché loro ti seguiranno..” … Si , ma guarda .. le vorrei dire…
[21] <Ernestina, fai attenzione nell’orto. Le lumache stanno mangiando tutta l’insalata. Cerca un rimedio…>.... e io che dovrei fare? Ci manca solo che devo fare la guardia alle lumache
[22] Un giorno mi ha detto <Ernestina, hai mai pensato di prendere i voti? La tua vita sarebbe veramente completa, piena, se tu lo facessi. Io credo che saresti una suorina perfetta.> ..Ci mancherebbe solo questo, ho pensato….. la mia vita è già piena così … vorresti ancora riempirla come fai con le monache? Se potessi fare la superiora, ci penserei…ma così… da manaca  dovrei pascolare le oche e combattere con le lumache con la veletta in testa. . e, poi, con tutti i conventi chiusi… sarei una scema.
[23] Quanti anni hai?
[24] Venti
[25] Non credo che tu abbia più di 15 anni. sei una bambina
[26] Io, a vent’anni, una bambina!?!


Copyright: Altosannio Magazine
Editing: Enzo C. Delli Quadri 

 

 

 

About Esther Delli Quadri

Esther Delli Quadri, molisana di Agnone, ex-insegnante, ha conservato intatto l'amore per il suo paese d'origine. Si occupa, amabilmente, di cultura e al suo territorio nativo dedica molte delle sue espressioni emotive.

2 commenti

  1. Antonia Anna Pinna

    Sempre più appassionante. Ma quante cose sai sul rame!

  2. Esther Delli Quadri

    Grazie!
    Mia madre proveniva da una famiglia di ramai!

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