Nu palazzə də pajòisə – Un palazzo di paese

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Poesia di Felice Pannunzio[1] ,
dal libro “Poeti Dialettali di Agnone” curato da Domenico Meo[2]

 Dietro i vetri

Nu palazzə də pajòisə

Arrétə allə fənèštrə ru palazzə,
cértə sérə də vìernə,
chə la cambagna tutta gghjanghəìeta
də nòivə dalla vallə alla mundagna,
ji vədéva na faccia ngialanóita
chə ddu ùocchjə stətùotə, mbauróitə:
l’uldəmə dəscəndèndə rə səgnìurə
chə trəmava də friddə, e štava sùolə
davéndrə a nu štanzéunə štunacatə,
addónda évanə armaštə
nu liéttə a bbaldaccóinə,
na tàura, na séggia e nu štóipə
chə cacché libbrə tuttə mbulvəratə.
Mó, vìecchjə e štruttə, sénza rə cafìunə
a purtà lattə, granə, éuua, gallóinə
e ógne aldra grazia chə mannava Ddójja,
aspəttava la mòrtə, zittə zittə,
gné nu cəlluccə chə ndé chi rə mbizza.

 

Un palazzo di paese

Dietro le finestre del palazzo,
certe sere d’inverno,
con la campagna tutta imbiancata
di neve dalla valle alla montagna,
io vedevo una faccia ingiallita
con due occhi spenti, impauriti:
l’ultimo discendente dei signori
che tremava di freddo, e stava solo
dentro uno stanzone stonacato
dove erano rimasti
un letto a baldacchino,
una tavola, una sedia e un armadio
con qualche libro tutto impolverato.
Ora, vecchio e distrutto, senza i contadini
a portare latte, grano, uova, galline
e ogni altra grazia che mandava Dio,
aspettava la morte, zitto zitto,
come un uccellino senza l’imbeccata.

 

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[1] Felice Pannunzio. Nasce il 10 luglio 1929 ad Agnone, dove frequenta le scuole medie inferiori e, dopo brevi esperienze lavorative in vari campi, si dedica all’attività politica, prima nelle file del Partito Comunista Italiano e in seguito nell’Alleanza dei Contadini. Corrispondente de l’Unità nella provincia di Isernia. Nel 1970 si trasferisce a San Giovanni Teatino (CH) e lavora nella segreteria di un istituto scolastico. Nel 1987 va a vivere a Chieti, città dove tuttora risiede. La sua attività poetica comincia negli anni Cinquanta e prosegue per circa un trentennio. Partecipa alle prime dieci edizioni del premio Cremonese e ottiene risultati lusinghieri, classificandosi più volte tra i primi. Continua ad ottenere soddisfazioni ai concorsi dialettali di Teramo, due volte terzo posto, e Lanciano. La sua poesia è spesso temperata da un’atmosfera crepuscolare e mitografica, nella quale si percepisce un mai sopito sentimento di nostalgia verso le cose avite e gli affetti dell’infanzia. Accanto alla produzione vernacolare non mancano le prove narrative. I racconti in lingua del Pannunzio, ironici e pieni di umorismo, trovano anch’essi la loro freschezza espressiva nei riferimenti al mondo paesano e sono pubblicati – in selezione, nei primi anni Ottanta – sull’edizione regionale abruzzese del Messaggero di Roma.
[2] Domenico Meo, Abruzzese di Castelguidone (CH), ma agnonese di fatto, lavora alla Asrem di Agnone (IS). Si occupa, in termini scientifici, di dialetto, riti, usi e tradizioni popolari. Tanti i suoi libri, su cui giganteggia il Vocabolario della lingua di Agnone. . In questo suo ultimo lavoro Domenico Meo opera per resistere contro il livellamento estremo della globalizzazione, ridando luce e voce alle tante bellissime sfumature del nostro dialetto, attraverso la scoperta o la riscoperta dei nostri Poeti Dialettali. (Il libro è disponibile telefonando allo 0865 78647)

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Musica: .Giovanni Bomoll – Tears
Editing:
Enzo C. Delli Quadri

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